Il Teatro Comunale di Bologna diventa un film

Un lavoro del regista Paolo Angelini che parte dal Rigoletto verdiano, filmandone la preparazione fino alla magia della messa in scena

mercoledì 11 gennaio 2017

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Raccontare un teatro cittadino affrontando temi universali che riguardano il contemporaneo, la politica, l’attualità e partendo dall’allestimento del Rigoletto, l’opera lirica verdiana scritta a metà dell’Ottocento. È l’idea del regista Paolo Angelini, che circa 2 mesi fa ha iniziato le riprese di un film dedicato al Teatro Comunale di Bologna, incrociando luoghi, pensieri e voci di personaggi illustri.

Un film in quattro atti (progetto di ABC Arte Bologna Cultura), che metterà in mostra il palcoscenico e la gente che ci lavora.

L’idea di un film sul Teatro Comunale di Bologna nasce da lontano – dice Paolo Angelini, che ne colloca la genesi una decina di anni fa – e farlo significa avere a disposizione un materiale storico ricchissimo. Crocevia centrale del mondo della lirica italiana, primo Teatro dell’opera ad essere edificato con denaro pubblico, primo in Italia a rappresentare l’opera di Wagner, ha accolto nel corso della sua esistenza artisti di fama mondiale: Verdi e Toscanini, Herbert Von Karajan e Claudio Abbado, Tito Schipa e Mirella Freni, Robert Wilson, Liliana Cavani e Werner Herzog. Un luogo che è impossibile raccontare senza affrontare tutta la sua complessità.
Ecco perché è necessario il superamento di uno sguardo meramente documentaristico, ponendo al centro non tanto e non solo la storia di un luogo, quanto un viaggio alla scoperta della natura stessa del teatro. La vocazione più intima, l’istanza ultima del teatro è la rappresentazione. La messa in scena di un’opera inevitabilmente si confronta con la rappresentazione del presente: attraverso il filtro dello sguardo drammaturgico, dell’interpretazione musicale, vocale, ma anche attraverso la fisicità di chi al teatro offre il proprio corpo e tempo, nessuno escluso: interpreti, musicisti, scenografi, macchinisti, figuranti, artisti, tecnici, amministrativi, maestranze, uscieri, che nel ventre della macchina-teatro si muovono, anch’essi agiti da un vissuto personale, intimamente legato al loro essere qui ed ora”.

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