I migliori eventi del 2017

Milano, Roma, Bologna, Torino, Firenze, Napoli e festival italiani: al grido di 'Divertirsi è giusto' anche quest'anno ci siamo giocati la nostra dose abbondante di sonno, neuroni e fegato

Written by La Redazione il 22 December 2017
Aggiornato il 9 January 2018

20 anni di Zero a Macao © Daniele Fragale

Foto di Daniele Fragale

TORINO

Officine Grandi Riparazioni
Officine Grandi Riparazioni

 

Le Officine Grandi Riparazioni, l’ottava meraviglia, il luogo fortunato dove sono stati riversati più denari per centimetro quadro che in ogni altra parte d’Italia, è la grande novità di Torino: dopo un inizio in pompa magna tra musica, clubbing e cultura, resta da capire che cosa succederà nel 2018 e oltre. Ma Torino non era la capitale del cibo, con Slow Food, Eataly e il Salone del Gusto? Non per le O.G.R., ma sicuramente per EDIT, il nuovo polo dedicato alla gastronomia aperto lo scorso novembre, oltre che il grande numero di cocktail e vermut bar che continuano ad aprire. Senza dimenticare l’annunciata Piazza del Vino, che se va tutto bene nascerà tra due anni nell’ex Borsa Valori: quattro piani dedicati alla “narrazione del territorio piemontese attraverso il vino”.
Per il resto nel 2017 segnaliamo le grandi conferme di Club To Club, Artissima, Salone del Libro (PRRRRR Milano, questa non ce la freghi!) e i bellissimi festival musicali (vedi sezione a parte).

MUSICA


Volendo essere anche un po’ ottimisti, la verità è che Torino si difende. Lo fa a piccole dosi tutto l’anno, con Spazio211, Blah Blah e Astoria in prima linea, con la programmazione “laterale” di Magazzino sul Po, ma soprattutto con i festival. Tra i migliori in Italia, per tutte le stagioni. È così che gli effetti benefici di un festival di ricerca come Varvara si propagano per tutto l’anno, che nascono appuntamenti mutanti come Jazz Is Dead! e appuntamenti più underground che mantengono vivo il sottobosco della città. Ne abbiamo scelti cinque fra questi: non si vive di soli Depeche Mode e Marilyn Manson.

All’alba del 2017 Pall Jenkins e Tobias Nathaniel rimettono mano al romanzo crepuscolare intitolato Black Heart Procession, impolverato quanto basta per far sì che in pochi si aspettassero dei nuovi capitoli ma in tanti accorressero per rievocarne le pagine più accorate. I due vampiri californiani si presentano sul palco con il solito atteggiamento dimesso e allo stesso tempo solenne, decidendo di riprendere la lettura addirittura dall’incipit di quella “Spoon River” di diseredati e alienati che è stata la loro carriera, ovvero dal disco d’esordio I. Ci mettono un po’ a carburare, come quando si deve rompere il ghiaccio a una rimpatriata tra vecchi amici. Le loro ballad strazianti e stralunate, poi, prendono il sopravvento, sorrette da chitarra e piano (ma non manca ovviamente la “fedele” sega elettrica o l’ancor più bizzarro waterphone). E alla fine, accodandosi alla processione, ci si sente tutti a casa, di nuovo. (Lorenzo Giannetti)

Nel basement di San Salvario irrompono due giovanissime “bad girl” dalla lingua di fuoco. La milanese Priestless è entrata nella crew di Tanta Roba, con una proposta musicale accattivante e ammiccante quanto basta ed una poetica in bilico tra trap e vaporwave, ghetto e discoteca. Suona come una versione più street di Myss Keta, con la quale sembra condividere la capacità di scrivere hit istantanee. Tommy Genesis invece potrebbe essere la musa di un film pulp diretto da Xavier Dolan, nel suo riuscire a incarnare il melting pot canadese degli Anni Dieci con il giusto mix di intraprendenza e irriverenza. Si presenta come una Lolita dal futuro (un po’ Grimes, un po’ Princess Nokia) e quello che lei definisce “fetish rap” riesce a sedurre al primo ascolto: le si perdona dunque una performance un po’ acerba nella sua esuberanza, ma anche dannatamente comunicativa e tutt’altro che insipida. (Lorenzo Giannetti)

L’abbiamo ascoltata e vista dal vivo tra le fila di Shellac, Anthrax, Jarboe, ma mai da sola. È esile e slanciata al pari del suo violoncello, che rappresenta la sua anima a pieno – sia quando lo porta all’estremo delle distorsioni sia quando lo accarezza. In poco più di 40 minuti ci prende a bordo per traghettarci verso atmosfere epiche a metà tra hardcore e sospensioni, in uno stato temporale di trance. (Fabio Battistetti)

Al di fuori degli American Music Club Mark non fa altro che amplificare la sua essenza intimista, almeno nei dischi. Dal vivo è tutta un’altra storia, si presenta sul palco sorridente e alticcio e allarga spesso le braccia come a scusarsi, ma mettendoci comunque tanto cuore. Lo accompagna un terzetto capace di colorare le sue disillusioni, sconfitte di un’affascinante mood che odora di spezie e whisky. (Fabio Battistetti)

Al loro secondo giro in Italia gli Algiers fanno un’unica data. All’Astoria. Ma son matti! Ci vuole un po’ di sana follia per stipare uno dei migliori gruppi (su disco ma soprattutto da vivo) degli ultimi anni dentro un club che al massimo può contenere circa 200 persone. Si vociferava di uno spostamento in un locale più ampio, ma anche di una specifica richiesta della band di suonare in un posto piccolo e “intimo”. Serata ovviamente sold out e concerto memorabile per intensità e coinvolgimento. Molto punk dal punto di vista dei suoni, ma sembrava veramente di essere in un basement di New York o in un club segreto dove mettono solo dischi di Northern Soul. È un tiepido lunedì di metà novembre, non fa ancora freddissimo per star fuori, ma dentro la temperatura raggiunge livelli da sauna. (Endi Sassano)

NOTTE


Una notte piccola, quella di Torino, troppo piccolina, che però funziona e le poche cose che offre sono interessanti. Peccato che l’unica location notturna sia sempre e solo il Bunker. Qui gravitano molti di quelli che di notte organizzano qualcosa (e che sono in contatto con noi): We Play The Music We Love, Genau, TDC Palazzi, Gang of Ducks, il nuovo progetto MUSICAUTOMATICA e i ragazzi di Bounce FM, tutti con una linea musicale mai banale, contemporanea e con diverse chicche da sfoderare. Su un altro standard invece sono i ragazzi di Savana Potente e Shout! che lavorano su nomi più altisonanti e per le masse, e che spesso ci tocca rincorrere per avere aggiornamenti circa le programmazioni.

La padronanza di Omar S nel manovrare house, techno e acid ormai è spaventosa. La tecnica è grezza ma nonostante ciò non ti schioda dal dancefloor neanche per un secondo perché sai che ogni disco è un’emozione diversa.

Il grande festone delle O. G. R., perché l’apertura con Moroder ed Elisa insomma anche no, dai. I capi indiscussi della notte hanno pestato come treni, mentre Atomic Bomb! hanno ricordato a tutti che “It Began in Afrika”.

La techno profonda, mentale e introspettiva di uno dei dj italiani più apprezzati all’estero trova in Genau la sua casa ideale e Torino risponde sempre bene.

La serata disco-funk-house di Torino quando ospita il Volcov da il meglio di sè. Intesa tra i dj di Bounce e una pista caldissima dall’inizio alla fine.

La terra si scalda sotto un nuovo sole che sta nascendo, il cielo si schiarisce e la musica dilaga. L’alba brulica di magia. Appuntamento imprescindibile per chi è appassionato di sentimento, chimica e fantasia. Un’oasi metafisica nell’estate torinese. (Gian Marco Cei)

CULTURA


Dal punto di vista della potenza questo è stato l’anno delle OGR, però è fondamentale tenere a mente due cose: 1) il Salone del Libro ha tenuto fieramente botta all’attacco dell’AIE, e non si è spento a causa del malriuscito Tempo di libri milanese, anzi. 2) Artissima comanda sempre.
A parte questo, ecco i tre eventi clou:

Dedicata a Brian de Palma, questa edizione del TFF conferma la fama di festival serio, per appassionati non solo delle star.

La sala nera con la sfinge e la sala di Rachel Whiteread erano veramente eccezionali

Era ora che si facesse la mostra di Zorio, tra i poveristi il più fico

Hanno collaborato:
Andrea Sassano, Fabio Battistetti, Lorenzo Giannetti

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