mer 03.10 2018 – ven 25.01 2019

Irene Fenara - Blinds and other cloudings

Dove

UNA - Galleria d'arte contemporanea
Via Sant'Antonino 33, Piacenza

Quando

mercoledì 03 ottobre 2018 – venerdì 25 gennaio 2019

Quanto

free

Irene Fenara, Blinds and other Cloudings Spazio Leonardo, Milano. UNA Galleria Foto, Cosimo Filippini 2018

Foto di Cosimo Filippini

A fine mese chiude il terzo elaborato progetto curato da UNA galleria all’interno di Spazio Leonardo, in uno dei nuovi edifici di Porta Nuova a Milano, sede pop up della galleria piacentina di Marta Barbieri e Paola Bonino. Dopo il grande opening con Thomas Berra, la seconda puntata con i cieli inquinati, ma ahimè esteticamente bellissimi, di Simone Monsi, questa è la volta dell’azione di Irene Fenara (Bologna, 1990).

Fenara è stata tra le giovani leve della prima mostra all’Osservatorio Prada e unica donna italiana – Antonio Rovaldi era l’altro connazionale – Give me yesterday. Il suo ruolo è affascinante e originale, perché restituisce uno sguardo sulla realtà personale e che fa pensare. La pratica di Irene funziona attraverso uno scambio, una ruberia temporanea, di sguardi: l’artista si immette – solitamente inserendo dei codici di sicurezza generici, mai cambiati dalle realtà private o pubbliche – all’interno di circuiti di sorveglianza, ne prende in prestito lo sguardo mostrandolo al pubblico. L’azione è duplicemente attiva: Fenara mostra immagini in teoria private, ma che private non risultano più e svela una sicurezza fittizia, per nulla rassicurante. In questo modo risveglia le nostre coscienze allertandoci del fatto che siamo sempre spiati, che il “nemico pubblico” davvero esiste. Perché nemico? Perché non protegge o difende, il più delle volte. Ma spia. Trattasi infatti di immagini sfuocate, male sincronizzate, poco visibili. Oltre che evidentemente alla portata di tutti.

In Blinds and Other Cloudings Irene ha scelto di sviluppare una tematica in particolare, quella dell’errore. L’errore della macchina criticato e trattato attraverso una serie di immagini fotografiche, alcune esteticamente perfette, molto d’impatto e altre dall’aurea misteriosa, poco chiara e quasi astratta e una grande installazione, realizzata site specific per Spazio Leonardo, visibile su una grande finestra. Seppur non ritoccate, ma prese appunto direttamente dalla selezione di visioni estrapolate dalla realtà. Questa realtà però fittizia, perché distorta e manipolata. Le fotografie dell’artista sembrano infatti elaborate, quasi dipinte: hanno una patina alla Wes Anderson, come cita nel testo della mostra Francesco Zanot, sono piacevoli e non riportano sempre a strade o luoghi immediatamente riconoscibili. «Irene Fenara si introduce nelle falle/ferite di circuiti soltanto teoricamente chiusi e le sfrutta per tuffarsi in un autentico diluvio di immagini. È una festa. Fuochi d’artificio: i colori li richiamano. Dall’invisibilità si passa alla ipervisibilità. Dal privato al pubblico», scrive Francesco Zanot, «Irene Fenara. Fuochi d’artificio». Attraverso gli archivi di Irene il ribaltamento di Baudrillard è avvenuto, quel “delitto perfetto”, quello spaesamento dell’utente che non sa più dove guardare e in cosa credere.

Scritto da Rossella Farinotti

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