gio 04.04 2019 – dom 07.04 2019

I nuovi luoghi e il programma completo di Live Arts Week 2019

Dove

Bologna
Bologna

Quando

giovedì 04 aprile 2019 – domenica 07 aprile 2019

Quanto

ingressi vari

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Organizzatore

Xing

Foto di Mehrdad Motejalli

Abbandonata l’ex GAM, Live Arts Week allarga le sue maglie su Bologna cambiando un po’ la formula compatta delle scorse edizioni per espandersi su ben due settimane in una “costellazione” di avvenimenti dispersi in diversi spazi della città. Se c’è una cosa che caratterizza Xing, oltre alla costante ricerca nel campo delle “live arts”, è proprio la rodata capacità di attivare e riattivare luoghi noti e sconosciuti producendo opere dal vivo che incarnano anche l’essenza del contesto in cui si manifestano. E quest’anno i luoghi sono tanti: c’è la chiesa metodista di via Venezian, l’apparentemente anonimo Palazzo Volpe di piazza Roosevelt, un vecchio edificio di via Santo Stefano, Palazzo Pezzoli, e un ex negozio di materiale elettrico in via Castiglione (info point dell’evento), oltre ai già noti Cinema Modernissimo, le gallerie P420 e Gelateria Sogni di Ghiaccio, il Parco della Montagnola, l’Accademia di Belle Arti e la Pinacoteca.

Al centro di tutto sempre Gianni Peng, il nome che accompagna il festival nella sua crescita “biologica”: non vi chiedete chi sia, nessuno lo sa.

Si parte con un lungo prologo da giovedi 4 a domenica 7 aprile durante il quale sarà già possibile visitare uno degli ambienti più attesi di quest’edizione: la “dream house” di Catherine Christer Hennix in una stanza di Palazzo Volpe, Soliton(e) Star / Zero-Timeche prende spunto da quella di La Monte Young e Marian Zazeela a New York già passata da queste parti qualche AngelicA fa. La stanza delle Hennix, artista, matematica, compositrice e filosofa svedese da poco riscoperta come grande pioniera della musica minimalista – tradizionalmente popolata di uomini -, sarà aperta 24 ore su 24 nei due weekend del festival a partire dalle h 22 di venerdì 5 aprile.
Altra occasione per perdersi nelle tessiture armoniche e nella sovrapposizione di intervalli e accordi è il concerto per organo e computer di Ellen Arkbro, giovane compositrice svedese che, rispetto alla Hennix, rappresenta la nuova generazione della just-intonation e che si è fatta notare per il suo For organ and brass uscito su Subtext. Il lavoro che porta a Bologna, Chords (5 e 6 aprile nella Chiesa Evangelica Metodista), si avvale dei suoni digitali di Marcus Pal, guardacaso assistente della stessa Hennix.
L’ospite sul quale si concentra la prima settimana è il coreografo italiano di base ad Amsterdam, Michele Rizzo, i cui ultimi lavori si ispirano alla club culture (nel suo Higher c’erano – per dire – le musiche di Lorenzo Senni). Negli spazi vuoti della P420 porta la prima nazionale di Spacewalk, performance che trasfigura l’estetica del club immergendo i corpi in un ambiente che è la ricostruzione immaginifica di uno spazio architettonico virtuale, e una coreografia per 10 performers, Prospect < E V A >, prodotta per Live Arts Week e guidata dalla musica del compositore e performer belga Billy Bultheel – ovvero colui che aveva realizzato il suono per il padiglione dell’artista tedesca Anne Imhof che ha vinto il Leone d’Oro alla Biennale del 2017.
La galleria Gelateria Sogni di Ghiaccio viene, invece, abitata, fino al 13 aprile, dall’installazione vivente C’è un inganno nel crepuscolo 2, nata dalla collaborazione di un gruppo di artisti e curatori attivi tra Bologna e Milano: Filippo Marzocchi, Mattia Pajè, Giovanni Rendina, Andrea Magnani e Daniele Guerrini; e la Fontana del Parco della Montagnola si trasforma in una Fontana di Fuoco, con la performance che unisce suono e fuochi d’artificio dei Doro Bengala, ovvero Simone Trabucchi, Francesco Cavaliere ed Enrico Malatesta (giovedì 4 aprile, h 22).

Giorno e notte si intrecciano anche nell’epilogo del festival a partire dal nuovo lavoro del regista e coreografo Simon VincenziFrom The Dead Air Orgy: The Song of Silenus, nelle stanze buie di Palazzo Pezzoli da giovedi 11 a sabato 13 aprile. Un’opera che attraversa cosmologia e perversità, luce ed ombra e si compone di tre parti: un’installazione vivente e in evoluzione, una performance notturna e un canale streaming. Ma la star di questa seconda parte è certamente l’artista iraniano/iraniana Sorour Darabi che con la prima italiana del suo Farci.e affronta il rapporto tra linguaggio e sistemi normativi in un mondo dove tutto deve essere per forza maschile o femminile, partendo dal confronto con la sua madrelingua Farsi dove esiste solo il neutro (12 aprile, Aula Magna dell’Accademia).
In Pinacoteca potremo poi finalmente vedere GHOST, il lavoro sul footwork di Barokthegreat (11 + 12 aprile), la formazione composta dalla coreografa e danzatrice Sonia Brunelli e dalla musicista Leila Gharib (conosciuta anche come Sequoyah Tiger), e ascoltare la Fake Synthetic Music di Stine Janvin, uscita da poco su PAN (13 aprile).
La performance The Invention of Evilness del coreografo, ricercatore e performer brasiliano Marcelo Evelin, con la sua compagnia Demolition Incorporada, interrogandosi sulla malvagità e sul Brasile di oggi, ci porta infine nel sotterraneo Cinema Modernissimo, un altro di quei luoghi densi di storia e sospesi tra passato e futuro.

QUI IL PROGAMMA COMPLETO

Scritto da Joe Teufel