gio 24.10 2019 – ven 25.10 2019

Palazzo Grassi e la storia delle sue mostre #2

Dove

Teatrino di Palazzo Grassi
Campo San Samuele (San Marco) 3260, 30124 Venezia

Quando

giovedì 24 ottobre 2019 – venerdì 25 ottobre 2019
H 18:00

Quanto

free

Per due giorni Palazzo Grassi racconta Palazzo Grassi: incontri, dibattiti e approfondimenti alla scoperta di una storia affascinante, tra ricerca e sperimentazione. “Una linea eccentrica dell’arte italiana”, a cura di Stefano Collicelli Cagol, è il secondo episodio di un’indagine sulla storia espositiva di Palazzo Grassi tra gli anni sessanta e primi anni ottanta, una storia davvero affascinante che passa attraverso le intuizioni di Paolo Marinotti, fondatore nel 1951 del Ciac (Centro internazionale delle arti e del costume) e artefice di esposizioni come “Campo Vitale” del 1967, gli interventi artistici di Michelangelo Pistoletto, di De Pisis e il ruolo delle performance negli anni ’70.

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Questo il programma (in sintesi)
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Giovedì 24 ottobre, 18:00 – 20.00 | La moda, Venezia e Palazzo Grassi
Intervengono: Elisabetta Da Lio, Comune di Venezia; Maria Luisa Frisa, Università IUAV, Venezia; Luca Scarlini, scrittore, critico, storyteller e performer.
Venerdì 25 ottobre, 10:00 – 18.00 | Arte a Palazzo Grassi e dintorni tra anni ’60 e ’80
Intervengono: Stefano Chiodi, Università Roma Tre; Stefano Collicelli Cagol, La Quadriennale di Roma; Lara Conte, Università Roma Tre; Vittoria Martini, Storica dell’arte indipendente; Paola Nicolin, Università Bocconi, Milano; Elisa Prete, Università Ca’ Foscari, Venezia; Francesco Ventrella, University of Sussex, Brighton.

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Programma (con sinossi degli interventi)
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Giovedì 25 ottobre, 18.00 – 20.00
La Moda, Venezia e Palazzo Grassi

Una storia tutta veneziana – Moda e fotografia in Laguna dal 1920 al 1968
Elisabetta da Lio, Comune di Venezia
Fotografie e filmati vintage, preziosi scatti di eventi mondani sulla spiaggia del Lido e dei più importanti servizi di moda, un vero e proprio racconto per immagini della Venezia all’epoca in cui la città era il centro mondiale della cultura, della moda e della mondanità.
Elisabetta da Lio è attualmente responsabile del Centro Candiani e Circuito Cinema del Settore Cultura del Comune di Venezia, si è laureata in Lingue e letterature straniere all’Università Cà Foscari con una tesi che indagava gli aspetti drammatici e teatrali de Life and Opinion of Tristram Shandy, Gentleman di Laurence Sterne. Ha lavorato nel campo delle edizioni musicali, per Thetis di Venezia e collaborato con la Fondazione Querini Stampalia. Per il Comune di Venezia si occupa, dal 2001, di organizzazione e curatela di mostre e concorsi fotografici, attività cinematografiche -tra le quali un festival internazionale del cortometraggio e la programmazione decentrata della mostra del Cinema Venezia- rassegne musicali, incontri e conferenze.

La moda a Palazzo Grassi, una promessa tradita
Maria Luisa Frisa, Università IUAV, Venezia
«Palazzo Grassi sarà il centro di raccolta di tutto il materiale documentario e bibliografico indispensabile a un’organizzazione internazionale a carattere scientifico-artistico per lo studio del costume. Ciò non è mai esistito fino ad oggi, né in Europa, né in America, anche per il fatto che tutti gli interessati a questa materia sono disorientati dalla difficoltà della ricerca: salvo due o tre casi in tutto i musei non hanno cataloghi, le raccolte private non ne possiedono oppure sono difficilmente identificabili, le fonti bibliografiche sconosciute». Con queste parole, Paolo Marinotti nel 1951 presenta la mission del CIAC Centro internazionale delle arti e del costume a Venezia: dagli anni cinquanta fino agli anni settanta mostre, convegni, pubblicazioni, spettacoli hanno dimostrato la precisa volontà di rivendicare la dimensione culturale e pienamente contemporanea della moda, nelle sue relazioni con il più ampio sistema delle arti. Riconsiderare oggi questa esperienza permette di interrogarci sulle promesse tradite di questo progetto, e più in generale sulla mancanza a livello nazionale, ancora oggi, di politiche culturali dedicate alla moda.
Maria Luisa Frisa è professore ordinario in Fashion design, direttore del Corso di laurea in Design della moda e Arti multimediali, Università Iuav di Venezia.

Lo spettacolo della Moda: Palazzo Grassi e la costruzione dello spettacolo fashion negli anni ’60
Luca Scarlini, scrittore, critico, storyteller e performer
Negli anni ’60 Palazzo Grassi, ogni settembre, ospitava un evento che metteva in scena la moda, sotto la guida di Paolo Marinotti e con la partecipazione di artisti e personalità del teatro, dell’arte, del cinema e della musica. Luca Scarlini narra in un racconto storico con l’ausilio di rare immagini, un momento lontano e finora mai ricostruito nel dettaglio del fashion italiano, che si è giocato a Palazzo Grassi.
Luca Scarlini, scrittore, drammaturgo per teatri e musica, performance artist, storyteller. Insegna tecniche narrative presso la Scuola Holden di Torino e ha collaborato con numerose istituzioni teatrali italiane e europee, tra cui il National Theatre di Londra, la compagnia Lod a Ghent, il Festival Opera XXI a Anversa, La Batie e il theatre amstramgram a Ginevra. Scrive per la musica e per la danza: dal 2004 al 2008 è consulente artistico del festival MilanOltre al Teatro dell’Elfo di Milano. Nel 2006 è stato direttore artistico di TTv a Bologna, nel 2005 ha coordinato le attivà della Capitale Mondiale del Libro a Torino presso lo spazio Atrium. Ha all’attivo una vasta attività come storyteller in solo e a fianco di musicisti, danzatori e attori, in teatri, musei e luoghi storici, con racconti per musei e esposizioni, lavorando tra l’altro con Martin Bauer, Monica Benvenuti, Davide Botto, Sylvano Bussotti, Nora Chipaumire, Luisa Cortesi, Massimiliano Damerini, Francesca Della Monica, Francesco Dillon, Ane Lan, Alberto Mesirca, NicoNote, Elisabetta Pozzi, Scipione Sangiovanni, Peppe Servillo, Anna Toccafondi, Emanuele Torquati, Luca Veggetti, comparendo in festival in Italia (compare da molti anni nel programma di Festivaletteratura, Mantova). Voce di Radio Tre, ha condotto il programma Museo Nazionale, ha curato mostre sulla relazione tra arte, musica, teatro e moda. Tra i suoi libri recenti sono da segnalare “Lustrini per il regno dei cieli” (Bollati Boringhieri), “Sacre sfilate” (Guanda), dedicato alla moda in Vaticano, “Un paese in ginocchio” (Guanda), “La sindrome di Michael Jackson” (Bompiani), “Andy Warhol superstar” (Johan and Levi), “Siviero contro Hitler” (Skira), “Memorie di un’opera d’arte” (Skira), “Conosci Milano” (Clichy) “Ziggy Stardust” (add), “Bianco Tenebra” (Sellerio), “Teatri d’amore” (Nottetempo), “L’ultima regina di Firenze” (Bompiani).
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Venerdì 25 ottobre, 10.00 – 18.00
Arte a Palazzo Grassi e dintorni tra anni ’60 e ‘80

Dalla voce alla presenza. I poeti nell’epoca dello spettacolo.
Stefano Chiodi, Università Roma Tre
Tra anni Sessanta e Settanta, la scrittura poetica e l’immagine stessa dei poeti subiscono una radicale metamorfosi. Il corpo del poeta diventa per la prima volta pienamente visibile grazie ai nuovi media (fotografia, cinema, televisione) e alla loro diffusione di massa, e l’esperienza poetica in quanto tale fuoriesce dal cerchio della letteratura per aprirsi alle altre arti, alla ricerca di un nuovo pubblico. La trasformazione del poeta in performer è parte di un generale impulso a dissolvere i confini tra linguaggi e ambiti espressivi diversi. La poesia – come le arti visive il teatro, la musica, la danza – si espande allora nelle riviste d’arte, nei luoghi pubblici, ma anche su schermi cinematografici e televisivi, spazi dai quali muove alla conquista di una possibilità di espressione integrale. Il mio intervento interroga questa trasformazione in una serie di casi esemplari in cui il corpo del poeta diventa oggetto dell’attenzione e dell’esplorazione di altri artisti: Giuseppe Ungaretti e Pier Paolo Pasolini, Mario Schifano e Sandro Penna, Pasolini, ancora in una performance di Fabio Mauri e nelle fotografie di Dino Pedriali. Ultime tappe: il festival dei poeti al Beat 72 a Roma, nel 1977, e il festival di Castelporziano nel 1979, in cui i poeti celebrano il proprio trionfo e sono al tempo stesso azzittiti dal clamore di una folla anonima che reclama il diritto a prendere direttamente la parola.
Stefano Chiodi è professore associato di Storia dell’arte contemporanea all’Università Roma Tre. Ha pubblicato numerosi saggi sull’arte e la cultura visiva tra primo e secondo Novecento; tra i suoi libri, “Le discordanze. Arte e politica in Italia, 1968-2011”, di prossima pubblicazione, “La bellezza difficile” (2008), “Una sensibile differenza” (2006), “Prototipi” (con B. Pietromarchi, 2004); è uno degli autori di Espresso (2000). Ha curato edizioni di testi e cataloghi, tra cui “Marina Ballo Charmet”, “Con la coda dell’occhio. Scritti sulla fotografia” (2017; ed. ingl. 2019); “Alberto Boatto, Ghenos Eros Thanatos e altri scritti sull’arte 1968-2015” (2016); “Ai Weiwei, Il Blog” (2012); “Spazio” (con D. Dardi, 2010); “Marcel Duchamp. Critica, biografia, mito” (2009); “Achille Bonito Oliva, Il territorio magico” (2009); “Franco Cordelli, Il poeta postumo” (2008); “annisettanta” (con M. Belpoliti e G. Canova, 2007); “Odilon Redon, A se stesso” (2000). Tra le mostre curate: “Marina Ballo Charmet. Fuori campo” (Madrid, 2019); “Luca Maria Patella. Ambienti proiettivi animati” (con B. Carpi De Resmini), Macro, Roma 2015; “Marina Ballo Charmet. Sguardo terrestre e Foto di gruppo”, Macro, Roma 2013; “Mircea Cantor, Sic transit gloria Mundi”; “Marcello Maloberti, Blitz”; “Vettor Pisani” (con B. Pietromarchi), Macro, Roma 2012; “Monica Haller, The Veterans Book Project”, Nomas Foundation, Roma 2011; “ZimmerFrei”, MAMbo, Bologna 2011; Giulia Piscitelli, Fondazione Giuliani, Roma 2011; “Olaf Nicolai”, Galleria Comunale, Ferrara 2008; “vedovamazzei”, Madre, Napoli 2006. Ha organizzato convegni (“Lo spazio delle immagini. Arte e cultura visiva in Italia, 1960-1973”, Roma-Paris 2019; “Spazio elastico. Critica, esposizione, museo”, Roma 2017; “Harald Szeemann in context”, Venezia 2011; “Le funzioni del museo”, Roma 2009) e condotto programmi culturali per Radio3 RAI. È membro del comitato scientifico della rivista “Studiolo” e del comitato di redazione della rivista “Piano B”. Scrive su “il manifesto”, “il verri” e altre testate. Ha tradotto, tra gli altri, testi di Georges Didi-Huberman, Pierre Bourdieu, Jean-Christophe Bailly. Ha fondato e codirige www.doppiozero.com.

Tra critica e poesia. Palazzo Grassi negli anni Settanta
Stefano Collicelli Cagol, La Quadriennale di Roma
La poesia e la sua traduzione uniscono le personalità del segretario generale Paolo Marinotti e di Roberto Sanesi, direttore artistico di Palazzo Grassi dal 1970 al 1975. Il loro incontro genera un percorso eccentrico nell’arte italiana degli anni Settanta, dove la ricerca degli artisti viene riletta attraverso il linguaggio e i riferimenti poetici. L’intervento si snoda attraverso la lettura dei testi redatti da Marinotti e Sanesi in alcuni dei cataloghi prodotti dal Centro Internazionale delle Arti e del Costume per le mostre di Enrico Baj, Emilio Scanavino, Rodolfo Aricò, Concetto Pozzati, Carlo Battaglia e Mario Rossello.
Stefano Collicelli Cagol (PhD) è curatore de La Quadriennale di Roma e Visiting Professor in ‘Exhibition and Display’ del Master di II Livello in Design for Arts del Politecnico di Torino. Dal 2015 al 2017 è stato Curator at Large del Trondheim kunstmuseum, Norvegia. Nel 2014 ha ottenuto il suo PhD presso il dipartimento di Curating Contemporary Art del Royal College of Art di Londra. Ha curato esposizioni e progetti in diverse istituzioni tra cui: Castello di Rivoli – Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino; LUX Artists’ Moving Image, Londra; steirischer herbst festival, Graz; Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino; Fondazione Querini Stampalia, Venezia. Ha pubblicato saggi in cataloghi e scritto per riviste come Stedelijk Studies, Domus, Flash Art e Mousse.

Campo Vitale: una mostra nel panorama espositivo italiano del 1967
Lara Conte, Università Roma Tre
Campo Vitale completa il ciclo della vitalità, serie di esposizioni internazionali cui Paolo Marinotti aveva dato avvio nel 1959 con la mostra Vitalità nell’arte. Partendo dall’analisi del concetto di “vitalità” come “categoria operativa”, sarà messo a fuoco il peculiare taglio della mostra in relazione a una contemporaneità non schiacciata esclusivamente sull’attualità e su un’unica tendenza, e allo stesso modo si contestualizzerà l’evento nello scenario espositivo italiano del 1967, in relazione alle emergenti teorie sul “campo”, nel momento di passaggio dall’oggetto all’environment e all’azione.
Lara Conte insegna storia dell’arte contemporanea al DAMS dell’Università Roma Tre. Le sue ricerche sono incentrate sullo studio dell’arte e della critica del secondo dopoguerra, con particolare attenzione alle pratiche processuali, alla riflessione sul linguaggio della scultura, agli scambi transatlantici e alla storia delle esposizioni. Tra le sue pubblicazioni: “Materia, corpo, azione. Ricerche artistiche processuali tra Europa e Stati Uniti. 1966-1970” (Electa, Milano 2010); “Carla Lonzi: la duplice radicalità. Dalla critica militante al femminismo di Rivolta” (con Vinzia Fiorino e Vanessa Martini, ETS, Pisa 2011); “Arte italiana postbellica” (con Michele Dantini; ETS, Pisa 2016); “Paolo Icaro. Faredisfarerifarevedere” (Mousse Publishing, Milano 2016); “Gian Carozzi” (Skira, Milano 2019).

Immagine, spazio e teatralità. Michelangelo Pistoletto e Germano Celant, 1967-1976: una proposta di lettura contestuale
Vittoria Martini, storica dell’arte indipendente
Nel 1976 inaugura a Palazzo Grassi la prima grande mostra personale in un’istituzione italiana di Michelangelo Pistoletto. La mostra è allestita direttamente dall’artista che chiama Germano Celant a curarne la pubblicazione. È a partire dai nessi tra il percorso di ricerca artistico di Pistoletto con quello metodologico di Celant, che risultano evidenti le influenze e le analogie. Nel 1967 Pistoletto inizia a mettere in scena gli Oggetti in meno nel suo studio, mentre Germano Celant lo stesso anno inizia a sviluppare la sua teoria di spazio che porta l’immagine “dal significare lo spazio a essere lo spazio”. Nel 1976 Michelangelo Pistoletto concepisce la sua mostra a Palazzo Grassi come una messa in scena delle sue opere nello spazio. Lo stesso anno Germano Celant realizza Ambiente/Arte, proponendo un modello espositivo in cui il lavoro curatoriale tra spazio, tempo, architettura e teatralità, genera una mostra sia site che time-specific in cui la coerenza è data dalla relazione tra il medium espositivo e le opere esposte. L’intervento è una prima proposta nel quadro di ricerche più ampie sulla metodologia curatoriale di Germano Celant.
Vittoria Martini è una storica dell’arte specializzata in storia delle esposizioni. Dottore di ricerca in Teoria e Storia delle Arti, dal 2013 insegna Storia delle mostre e delle pratiche curatoriali a Campo il corso per curatori della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino.
Ha curato la ricerca storia e di archivio per il progetto di Antoni Muntadas On Translation: I Giardini (Spanish Pavillion, 51. Biennale di Venezia). È stata invitata da Thomas Hirschhorn come Ambassador per il Bijlmer Spinoza-Festival (Straat van Sculpturen Amsterdam, 2009). E’ stata responsabile per le pubblicazioni per Pirelli Hangar Bicocca. Per Artissima ha curato la mostra Deposito d’arte presente (2017), Artissima Telephone (2019) e la guida Art Mapping Piemonte. Una mappatura delle più̀ significative opere di arte contemporanea presenti sul territorio piemontese (2019). Attualmente sta lavorando alla pubblicazione Thomas Hirschhorn The Bijlmer Spinoza-Festival. The Ambassador’s diary (2009-2019), Nero.

The art of performance, Palazzo Grassi 1979
Paola Nicolin, Università Bocconi, Milano
L’intervento desidera portare attenzione su una ricerca in corso dedicata alla mostra The Art of Performance realizzata a Palazzo Grassi nel 1979 e in modo particolare alla presenza in questa mostra dell’artista italiano Vincenzo Agnetti. Nell’estate del 1979 la New York University con l’International Center for Advanced Studies in Art (ICASA) della università realizzarono a Palazzo Grassi una esposizione e un convegno destinato a investigare “the emerging idiom of Performance Art”. Dal 8 al 12 agosto infatti nelle sale della istituzione veneziana andò in scena The Art of Performance, titolo di una cinque giorni di performance e colloqui con artisti curata Gregory Battcock che vide la presenza di più di 20 artisti invitati a produrre azioni specifiche e interventi sul tema. Vincenzo Agnetti fu uno degli artisti invitati dalla iniziativa organizzata in collaborazione con il Centro de Arte y Comunication di Buenos Aires diretta da Jorge Glusberg. In questa occasione, l’artista italiano presenta La Lettera Perduta, una performance di circa 5 minuti dove la questione dell’arte della performance si lega alla natura discorsiva della sua pratica artistica e alla forma della conferenza come potente medium di analisi del potere e delle sue strutture.
PhD, è storica dell’arte e dell’architettura ed affianca attività di ricerca alla pratica editoriale e curatoriale. Dopo gli studi conseguiti tra la Francia e gli Stati Uniti e un Master tra l’Accademia di San Luca a Roma, è stata ricercatrice presso l’Archivio del Moderno – Università della Svizzera Italiana, Art editor della rivista Abitare, responsabile del programma espositivo del Comune di Milano, Editor at Large di DOMUS. Ha realizzato esposizioni personali e collettive accanto alla direzione di programmi di ricerca e sviluppo per istituzioni italiane e straniere, ha scritto regolarmente per Artforum, Mousse, Kaleidoscope, La Repubblica, Flash Art, GQ, Zero e pubblicato libri e testi dedicati alla storia delle esposizioni e dei sistemi museali, all’Arte Italiana dalla seconda metà del Novecento accanto a monografie di artisti contemporanei italiani e stranieri.Dal 2009 è docente di Arte Contemporanea all’Università Bocconi, dove si occupa di arte e educazione, storia dei musei e delle esposizioni; è dal 2016 direttrice del centro di arte e educazione the classroom e membro del Comitato Scientifico della Fondazione Carriero di Milano. Vive e lavora a Milano con la sua famiglia.

Cronache di un altro mondo: artisti e mostre nella Venezia degli anni Sessanta
Elisa Prete, Università Ca’ Foscari, Venezia
L’intervento traccia una sintetica cronistoria di alcuni fra i principali avvenimenti che hanno contrassegnato il contesto storico-artistico veneziano tra la fine degli anni Cinquanta e gli anni Sessanta. Attorno alle mostre del Centro Internazionale delle Arti e del Costume di Palazzo Grassi, che dal ’59 orienta la sua attività alla scena dell’arte più attuale, si sviluppa infatti un clima estremamente vivace: la compresenza di istituzioni operanti nell’ambito del contemporaneo (dalla Biennale alla Fondazione Bevilacqua La Masa), cui si affianca l’instancabile azione delle gallerie private, permette l’instaurarsi di un dialogo continuo tra la città e le esperienze d’avanguardia condotte in Italia e all’estero. La ricchezza delle iniziative presentate, sul piano pubblico e privato, costituisce per molti protagonisti del tempo (artisti e collezionisti, critici e galleristi) l’occasione di un proficuo confronto: il decennio del “boom” investe Venezia e la sua peculiarità insulare stimolandone una risposta aggiornata e flessibile nei confronti di nuove correnti artistiche e dinamiche di mercato.
Elisa Prete è laureata in Storia delle Arti presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove ha conseguito il titolo di Dottore di Ricerca in Storia dell’Arte Contemporanea e svolto attività scientifica in qualità di assegnista. Ha condotto ricerche in Italia, Francia e Stati Uniti sulle correnti di neoavanguardia in relazione al rinnovamento delle strategie espositive e all’azione di una nuova generazione di galleristi. Ha pubblicato in riviste e volumi contributi specifici sulle maggiori esperienze artistiche del XX secolo. È co-curatrice del Catalogo ragionato del pittore veneziano Giuseppe Santomaso (a cura di Nico Stringa, Umberto Allemandi, 2017) e autrice della monografia Cosimo Privato 1899-1971 (Edizioni Stilus, 2017). Ha recentemente pubblicato il volume Incontenibili. Gallerie d’arte e nuove avanguardie tra Italia e Francia (Canova Edizioni, 2018).

Incontrare Filippo De Pisis nel 1983: una mappa queer della storia dell’arte moderna
Francesco Ventrella, University of Sussex, Brighton
Per capire che cosa possa significare incontrare Filippo De Pisis a Palazzo Grassi nel 1983 bisogna uscire dal museo come luogo deputato della storia dell’arte e passeggiare negli spazi urbani dove si incrociano il suicidio di Mario Mieli, la diffusione dell’epidemia dell’AIDS, e la pubblicazione della prima guida gay italiana Babilonia. De Pisis amava passeggiare. Lo dimostrano non solo i dipinti di soggetto metropolitano in cui, attraverso la sua ‘stenografia pittorica’, come l’ha definita Cesare Brandi, ci perdiamo nelle strade di Roma, Parigi e Londra, ma anche le tante foto in cui l’artista dandy posa per la macchina fotografica accompagnato dal suo prezioso bastone. In questa relazione vorrei esaminare la performance del cruising come metodo di ricerca queer. Partendo dall’invito di Roland Barthes a considerare ‘l’erotismo della città come un insegnamento da trarre sulla natura infinitamente metaforica del discorso urbano’, mi propongo di fare cruising con una selezione di opere di De Pisis per disegnare una mappa queer della storia dell’arte moderna. Sarà la materialità delle opere di De Pisis, e non il discorso identitario sulla sua omosessualità, a farci da orientamento in un percorso storiografico sui temi come la costruzione del ‘closet’, il desiderio omoerotico e la formazione di un lessico visivo queer della modernità.
Francesco Ventrella è Coordinatore dei programmi di Dottorato e Master in Storia dell’Arte alla University of Sussex, dove insegna Storia dell’Arte Moderna e Contemporanea ed è anche affiliato al Centre for the Study of Sexual Dissidence. Dopo la Laurea Specialistica in Storia dell’Arte a La Sapienza, Università di Roma, ha conseguito un PhD con la storica dell’arte femminista Griselda Pollock presso la University of Leeds. Francesco si occupa di storiografia, estetica e storia della sessualità. Nel 2012 ha co-curato con Meaghan Clarke un numero speciale di Visual Resources sul ruolo delle scrittrici d’arte di fine ottocento e il suo volume di saggi Art and Feminism in Postwar Italy: the Legacy of Carla Lonzi, edito con Giovanna Zapperi, è di prossima pubblicazione. Francesco è stato redattore della rivista Parallax e dal 2018 fa parte del comitato scientifico di Art History.

Scritto da L.R.