mer 16.12 2015

The Untouchables - Gli intoccabili

Dove

Armani Silos
Via Bergognone 40, 20144 Milano

Quando

mercoledì 16 dicembre 2015
H 19:45

Quanto

gratis su prenotazione

Contatti

prenotazioni: 02.91630010

Che cosa accomuna The Untouchables – Gli intoccabili di Brian De Palma e American Gigolo di Paul Schrader, le due proiezioni con cui Armani Silos sta inaugurando una cine-rassegna invernale per palati super fini? No, non la qualità.
Diciamocelo chiaro, oh accaniti cinefili, qui non si scherza: il film con Richard Gere appeso a testa in giù è un capolavoro di eleganza eterna, apparente superficialità e sopraffina amorevolezza. Brian De Palma confeziona una pellicola che è l’opposto. Poco elegante? No, no, calma: splendente, tutta luccicchii e ammicchi cinefili, grandi manovre di cinepresa e attoroni nella parte di una vita – Kevin Costner che qui inizia a prendere appunti per Balla coi lupi, Robert De Niro che nei panni di Al Capone surclassa candidati alla parte come William Hurt, Mel Gibson e Harrison Ford. Sean Connery che fa l’irlandese «disperatamente onesto» e vince ogni premio possibile per un non protagonista, dall’Oscar in giù. In una parte marginale, salta fuori pure tale Andy Garcia destinato da qui in poi a diventare… Andy Garcia – eppure… Eppure c’è tutto tranne il film.
Sia chiaro, ad avercene di non film così…

Su soggetto proprio, David Mamet scrive una sceneggiatura basata sulle memorie – vere – del tizio che inchiodò Capone, Eliot Ness (da cui fu tratta anche la serie televisiva sempre intitolata Gli intoccabili e diretta da Robert Stack); per la prima scena, una discesa a volo d’uccello su De Niro dal barbiere, si usano ammennicoli appartenuti davvero al gangster e si imposta subito la partita di De Niro, solito camaleonte che manco i peggiori nemici di Batman. La prima sequenza di Costner presenta magistralmente un personaggio in effetti sì, «chiacchiere e distintivo», ma anche fatti. Molti. Quasi il manifesto dell’american citizen com’è nei sogni. E poi la sequenza dell’intrusione nella casa di Sean Connery, la sparatoria in tribunale, quella al cardio-Palma (ops) alla stazione. Tutto bello, bellissimo. Pure troppo. C’è anche l’excursus western, fingendo che tutto il film, in fondo, non sia che un western metropolitano. Ma, appunto, la questione è lì: c’è tutto, tutto bello, troppo bello. Tanto da sembrare a tratti vuoto, spesso finto.
Fatta eccezione per un paio di cose, proprio quelle in comune con American Gigolò.

Brian-De-Palma-Ennio-Morricone_Armani

La prima è la stupenda colonna sonora italiana. Là griffata da Giorgio Moroder e qui dal maestro supremo della musica da film – di tutte le musiche da film – Ennio Morricone. È un distillato di gangster movie, con incalzante attacco di pianoforte – quelle soluzioni che hanno fatto la gioia di Micalizzi e, oggi, dei Calibro 35 – tipico crescendo armonico con griffe e tappeti d’archi capaci, da soli, di concedere un respiro al monumentale accumulo di tensione.

L’altra cosa sono gli abiti firmati Giorgio Armani, che se nella produzione di Schrader veste solo il protagonista, degli “Intoccabili” cura l’intero guardaroba. A esclusione di quello di De Niro, per cui De Palma impone si copi pedissequamente l’abbigliamento originale del boss di Chicago. Una precisazione non da poco, visto che il resto – l’immagine firmata Armani insomma – costituisce per lo stilista una sfida interessante: non replicare stile e capi anni Venti, ma adattarne le caratteristiche salienti ai personaggi del film. Il risultato sono abiti che parlano, dal tweed ruvido e dai colori caldi di Connery ai tagli rigorosissimi – come la legge – di Costner. Quasi un film nel film.

Anzi, un film nel non film. Che merita di essere rivisto anche solo per questo.

The Untouchables 2

Scritto da Ugo Brera