mer 13.01 2016

Nirvana

Dove

Armani Silos
Via Bergognone 40, 20144 Milano

Quando

mercoledì 13 gennaio 2016
H 19:45

Quanto

gratis su prenotazione

Contatti

prenotazioni: 02.91630010

Devo ammetterlo, ho visto Nirvana poco tempo fa un po’ per capire quale fosse l’impatto nel 2015 di un film cyberpunk uscito nel 1997, gli anni che guardavano a internet e all’universo fantascientifico intero come a un buco nero, che ci avrebbe assorbiti e resi schiavi dominati dagli haker. Un po’ invece per capire come Abatantuono, Lambert, Bisio, Rubini e in primis Salvatores potessero convivere pacificamente nella stessa realtà (per fortuna virtuale).

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Nirvana è l’ultimo videogioco che sta per essere commercializzato, prodotto dal programmatore Jimi alias Christopher Lambert, alquanto depresso per essere stato appena mollato. Quando si accorge che un virus attacca la ludica creazione, il protagonista Diego Abatantuono prende improvvisamente coscienza di sé, non risponde ai comandi e inizia con il sermone della libertà e dell’autodeterminazione, implorando Jimi di cancellarlo. Quest’ultimo, insieme con una banda di hacker formata da un Sergio Rubini dagli occhi bionici (prodigioso nella pellicola) e da Stefania Rocca in versione lesbo punk coi capelli blu e porta usb nel sopracciglio, inizia un viaggio per penetrare nella rete della Okosama e cancellare Nirvana.
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Le tematiche di genere ci sono tutte e non mancano neppure i chiari omaggi a Blade Runner – le inquadrature dei cartelloni pubblicitari animati, il diner un po’ losco aperto h 24, il cielo perennemente buio. La metropoli brulicante di personaggi svuotati di qualsiasi umanità, la riflessione sull’intelligenza artificiale, la classica voce fuoricampo – che invero Ridley Scott inserì nel suo capolavoro solo su pressioni della produzione – passando per le droghe più psichedeliche che mai, sono il risultato prodotto da Salvatores dopo essersi confrontato con il cinema di genere. Ci riesce, ci riesce meno? Il mio parere lascerebbe il tempo che trova, ma una cosa è certa: Salvatores ci mette del suo e non si dimentica di essere un autore prima di tutto italiano. Così, accanto all’algido e forse un po’ inespressivo Christopher, ti affianca Sergio Rubini che parla barese, affida a un Bisio tatuato in faccia lo scomodo ruolo di spacciatore di marjjuana liquida e tassista dei bassi fondi e come personaggio virtuale sceglie Abatantuono, alle goffe prese con la Yakuza. Ah, c’è pure una irriconoscibile Luisa Corna nei panni della dea Kalì.
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Il regista all’epoca ancora fresco di Oscar crea attimi di smarrimento in cui inserisce stilemi e stereotipi classici da B-movie tricolore: parolacce, dialetti e facce da Zelig. Per non dire di un paio di trovate di stile, anche quello tipicamente made in Italy: la colonna sonora con Raiz, gli abiti di Giorgio Armani su Lambert, Abatantuono ed Emmanuelle Seigner. Ergo, forse, dovrei dire il contrario: Nirvana rimane profondamente un film italiano in tutto e per tutto, con l’escamotage della trama fantascientifica.

Scritto da Martina Di Iorio