mar 16.02 2016

Rafael Anton Irisarri + Nicola Di Croce

Dove

Masada
Viale Espinasse 41, 20156 Milano

Quando

martedì 16 febbraio 2016
H 21:30

Quanto

sottoscrizione con tessera

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Organizzatore

Plunge

In un periodo storico in cui le manifestazioni tradizionali dell’espressività musicale (almeno quelle che hanno segnato il secolo scorso) mostrano la corda, vengono alla ribalta nuove forme. E in un periodo storico in cui attenzione, concentrazione e memoria sono ridotte ai minimi termini dall’overdose comunicativa e contenutistica che minaccia ogni giorno di travolgere le nostre intenzioni e i nostri interessi, è emblematico come queste forme richiedano una dedizione prolungata per essere apprezzate, quasi una meditazione. Ambient e drone diventano una necessità per mettere a tacere l’incessante rumore di fondo, e non sto parlando del traffico. Anche il crescente interesse verso pratiche come lo yoga conferma questa tendenza. Rafael Anton Irisarri è tra i migliori e più recenti esponenti della nuova scuola ambient/drone, e le brume evocate dalla lentezza e dalla densità della sua musica sono ideali per placare smanie da selfie, like e meme. Ricordate di spegnere il telefono però.

Andrea Cazzani

Per arrivare preparati al concerto di Rafael Anton Irisarri a Masada, abbiamo chiesto al compositore statunitense di preparare per Zero una selezione di dieci brani ambient/drone che hanno contribuito a modellare il suo stile. Mettete a tacere l’incessante “rumore di fondo” con questa bellissima playlist.

The Durutti Column – Never Known, da LC (Factory, 1981)
Vini Reilly è stato una grande ispirazione per me. Questa canzone è una delle mie preferite dei Durutti Column, amo il lavoro della chitarra e i campionamenti minimali della batteria. La musica pop nella sua più intima perfezione.

Cocteau Twins – Millimillenary, da The Pink Opaque (Relativity/4AD, 1985)
Una delle mie più grandi influenze: Mr. Robin Effin Guthrie. Genio, visionario e un maestro della chitarra. È stato estremamente difficile scegliere un’unica canzone dei Cocteau Twins, avendo tutti i loro album. Questa è reperibile solo su una compilation che include anche Pearly-Dewdrops’ Drop e The Spangle Maker (altre due canzoni fantastiche!). Ho avuto la fortuna di incontrare Robin un paio di volte, è estremamente gentile e con un carattere mite. Una volta abbiamo condiviso il palco al Decibel Festival a Seattle e, mentre stavo facendo il soundcheck, è venuto da me e mi ha detto: «Trovo interessante il suono della tua chitarra». Pensavo fosse una frecciata – Robin è un tipo acuto – quindi risposi «Per forza ti piace, l’ho rubato a te!». Fece un sorrisetto di approvazione. Poi dopo il concerto andammo insieme a mangiare messicano, è stato molto bello uscire con un’adorabile leggenda della musica.

Akira Rabelais – Comme Un Ange Enivré D’un Soleil Radieux da Caduceus (Samadhisound, 2010)
Akira Rabelais è un fantastico sound designer, compositore, autore e guru dei software. Questo album è stato colpevolmente sottovalutato quando è uscito nel 2010, ho incluso questo brano perché lo ritengo un perfetto punto di rottura rispetto al resto della playlist.

Seefeel – More like Space, da More Like Space (Too Pure, 1993)
Un’altra tra le mie formazioni preferite da sempre, la cui influenza è stata enorme sulla mia musica. Questo è un brano che mescola due cose che adoro: il dub e la chitarra basata su tappeti sonori.

Max Richter – On The Nature Of Daylight da The Blue Notebooks (130701, 2004)
Amo totalmente questo brano di Max Richter. Questo album credo sia il suo migliore. Il ricco contenuto armonico e la splendida melodia sono assolutamente inconfondibili.

Einstürzende Neubauten – Stella Maris, da Ende Neu (Mute, 1996)
Mi sono sempre chiesto come mai la sensibilità pop di Blixa Bargeld non sia elogiata più spesso. È un songwriter pazzesco. Questa canzone è bellissima e, da come mi dicono alcuni amici tedeschi, ha anche un testo molto perspicace – purtroppo non parlando tedesco non posso apprezzarla pienamente. Facendo un miscuglio di traduzione e suggerimenti dagli amici posso comunque capire ciò che intendesse dire e trovarla decisamente di ispirazione.

Bohren & Der Club of Gore – Constant Fear, da Black Earth (Ipecac Recordings, 2002)
Questa band è incredibilmente ottima. L’ho ascoltata per anni e finalmente li ho visti dal vivo, due volte nel 2014. Mi piace che alcuni giornalisti definiscano il suo genere come “funeral jazz”. Se non fossero tedeschi, avrei pensato che la loro provenienza fosse dalla zona Nord Ovest del Pacifico (dove ho vissuto); la loro musica è la perfetta colonna sonora per un’escursione al Tiger Mountain, vicino Seattle, in una giornata nuvolosa.

Deaf Center – The Day I Would Never Have, da Owl Splinters (Type, 2011)
Erik K. Skodvin è un ottimo amico, sono stato assieme a lui a Berlino poco tempo fa durante questo tour. È lui che ha pubblicato il mio primissimo album su Miasmah. È un produttore eccezionale con un orecchio oculatissimo, con cui riesce a far convivere dinamicamente tensioni e momenti rilassati in un medesimo pezzo. Ho visto qualche volta i Deaf Center dal vivo e mi hanno sempre impressionato. La migliore di queste performance risale al periodo di quest’album, suonarono in Polonia e mi sono sentito letteralmente spazzato via, grazie anche alla parte video curata dall’artista milanese Claudio Sinatti (RIP), una delle sue ultime volte prima di andarsene. Davvero un concerto incredibile. Emozioni crude eppure controllatissime – un’interazione magnifica. Il fatto che vivano tutti in posti molto lontani tra di loro (Erik a Berlino, Otto in Norvegia) rende le loro improvvisazioni ancora più stupefacenti, come se vi fosse alla base una ricerca quotidiana e l’uno fosse in grado di completare i pensieri dell’altro. Qualcosa di davvero magico.

Slowdive – Shine, da Holding Our Breath (Creation, 1991)
Ascolto gli Slowdive da quando ero un adolescente. Sono stati la colonna sonora di quei miei anni in solitudine. Curioso come abbia poi avuto l’occasione di suonare più volte con Simon Scott, il loro batterista sia in quegli anni che oggi dopo la loro reunion. La vita ti riserva davvero delle sorprese incredibili quando meno te le aspetti! Quando ho conosciuto Simon sette anni fa, mi ha spedito un box pieno di vecchie e rare stampe dei loro primi album in regalo, copie che gli erano rimasteo in archivio. Questa canzone proviene dall’EP Holding Out Breath, pubblicato poco prima di Just For A Day. Una canzone bellissima che è stato ancor più bello poter ascoltare dal vivo quando hanno suonato a New York nel 2014. Uno dei concerti migliori della mia vita, di quelli che ti fanno piangere di gioia.

My Bloody Valentine – Only Shallow, da Loveless (Creation, 1991)
La prima volta che ho ascoltato qualcosa dei MBV fu uno di quei momenti-spartiacque della vita di una persona. Non solo da allora il mio modo di suonare la chitarra è cambiato radicalmente, ma fu proprio il mio sguardo sulla musica che venne ri-contestualizzato. Ricordo che mentre ascoltavo questa canzone pensavo qualcosa come: «Non so da dove venga questo suono da elefante, ma voglio provare a suonarlo anche io!». Ed è fantastico che un sacco di musicisti elettronici che conosco citino sempre i MBV come influenza. Ci sarebbe da riciclare le parole di Brian Eno sui Velvet Underground: «chiunque ha comprato una copia di un album dei MBV si è poi messo a fare musica». E questo è più di qualcosa!

Scritto da La Redazione