lun 25.04 2016 – ven 29.04 2016

Kinder (Lenz Fondazione)

Dove

Lenz Teatro (Parma)
Via Pasubio 3, 43122 Parma

Quando

lunedì 25 aprile 2016 – venerdì 29 aprile 2016
H 21:00

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Lenz celebra il 71º anniversario della lotta di Liberazione presentando (in prima proprio il 25 aprile) un testo originale di Francesco Pititto basato sulla tragedia dei bambini ebrei di Parma vittime dello sterminio nazista. Furono settantaquattro gli ebrei deportati, tra i quali sei bambini che non tornarono mai più.

Li ritroviamo in scena, dietro un velo trasparente: basta un foglio di polietilene a sfocare la scena e tutta la drammaturgia sembra un ricordo. Nove bambini in carne e ossa, non attori ma bambini, sdraiati in cassette di plastica che sembrano vagoni o forse ricordano quei contenitori da mettere sui nastri del controllo bagagli all’aeroporto: fin dalle prima parole c’è un’idea del viaggio e del dramma e si accenna a un treno. Non è un viaggio di piacere: è la prima tappa verso Monticelli Terme, campo di internamento temporaneo dove Giorgina Padova in Fano scrive brevi lettere al signor Questore della Provincia di Parma. Chiede che i suoi figli, Luciano, Liliana e Roberto di dodici, dieci e un anno, seppur internati, possano studiare.

È lo studio, al solito, la chiave di ogni cosa. La conoscenza come mezzo di riscatto dalle tenebre della storia.

La prima lettera è del 18 dicembre 1943, erano partiti il 7 dicembre ma i capelli sono già rapati a zero e i letti a castello (a prima vista sembra un sistema costruttivo di Bruno Munari) sono attraversati da proiezioni che li rendono sinistri, inospitali, seriali, oggetto simbolico che ci portano direttamente al lager.

“Da domani sarò contento, a che serve essere tristi?”. Sono belli questi bambini in camicia bianca, pantaloni neri e calze bordeaux. Giocano e si rincorrono. Senza volerlo, si ritrovano in un posto lontano. C’è Salomon Papo da Sarajevo, catturato a Pavullo. La sorella Rena, internata a Sissa e poi Luciano, Liliana e Roberto Fano, Cesare e Donato Della Pergola e Roberto Bachi da Torrechiara, un bimbo volitivo che oggi avrebbe l’età di mia madre. Cantano in coro, tutti assieme, un lied di Mozart: “Piegati dal vento noi siamo andati / siamo andati per inchinarci in conche e cavità”. Ricordano quel che sono nella vita di ogni giorno: un coro di voci bianche. Sembra un momento spensierato ma in realtà è tutto come prima, anzi molto peggio. I letti sono ora ammassati in fondo alla parete, i materassi gettati per terra e riuniti in un grande ceppo pronto ad essere bruciato. Tereszka cerca qualcosa: “Disegna sempre con quello che trova. Cosa trova? Pezzetti di carbone”.

Carbone nero e gessetti bianchi: Tereszka cerca di disegnare una casa bianca, segue le sue fantasie in mezzo a proiezioni che la disturbano. La sua casa è un sogno, sappiamo già che non sarà costruita.

Bella, drammatica e coraggiosa, al solito con un approccio non accademico alla recitazione, questa nuova produzione di Lenz è uno spettacolo da non perdere. Sarebbe bello se potesse apparire in qualche festival estivo, oltre questo piccolo teatro alla periferia di Parma (in realtà, un opificio recuperato alla vita) dove è bello tornare ogni anno.

Scritto da Corrado Beldì