Urban Center - Triennale

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Urban Center - Triennale Viale Alemagna , 5
Milano

Scritto da Arrigo Razzini il 27 maggio 2015
Aggiornato il 7 marzo 2019

Un forum, un tavolo e una scala. Sono tre gli elementi fondamentali del progetto del nuovo Urban Center di Matteo Ghidoni (Salottobuono) e di Enrico Dusi. Lo spazio che li ospita è sui due piani a sinistra dell’ingresso del Palazzo dell’arte. Su entrambi i piani il progetto lavora sulla topografia dei primi 80 cm dal pavimento, che sarebbe la quota dei davanzali delle finestre. Al piano terra si solleva il perimetro articolandosi in due gradoni di 40 cm di altezza e di profondità variabile tra i 60 e i 120 cm, che si estendono lungo tre lati della sala per una lunghezza totale di oltre 16 metri. Al piano superiore è invece la fascia centrale a sollevarsi diventando un tavolo dalle dimensioni quasi eccessive di 2 m per 9 metri e 30. Sono uno il negativo dell’altro, come in un’opera di Bruce Nauman, e la scala che li collega, incastrandosi nel volume del tavolo, è a sua volta definita come un periscopio se vista dal basso, e come una sonda se vista dall’alto. L’ambivalenza di questi tre volumi scultorei è stata pensata per rispondere all’esigenza di ribaltare la tradizionale divisione degli Urban Center in spazi attivi riservati al lavoro e spazi destinati alla ricezione passiva da parte del pubblico. L’idea che presiede al progetto di Dusi e Ghidoni è un Urban Center meno fondato sulla pura comunicazione dall’alto alla cittadinanza dei piani di trasformazione urbana e strutturato invece sul coinvolgimento diretto di studenti, professionisti, associazioni, attori economici micro e macro nell’elaborazione e nella discussione sui futuri possibili della città. Più che di partecipazione dal basso qui si intende ricerca allargata, captazione degli stimoli qualitativamente alti proveniente da quelli che si possono definire come stakeholders o citymakers. E a questo scopo gli spazi sono pensati come complementari, flessibili: i gradoni possono ospitare un incontro, un forum appunto, ma anche una mostra di oggetti, modelli, immagini. E il tavolo serve da appoggio per chi ci lavora, ma può a sua volta ospitare un grosso plastico urbano o una tavola rotonda.
La forza plastica, monumentale, di questi tre elementi combinati, e l’ipotesi di nuovi riti che possono scaturire dalla loro presenza e dalla relazione reciproca che instaurano, rappresentano l’esito naturale dell’opera e del pensiero dei due studi, Salottobuono ed Enrico Dusi Architecture, che hanno peraltro collaborato recentemente per A ROOM, il padiglione realizzato a Città del Messico per Arquine, un vuoto recintato da cemento rosa per isolarsi, trovare una sospensione temporanea dalla pressione urbana. In qualche modo, l’antitesi dell’osmotico Urban Center triennalesco.