Miart 2017 in & out

La guida giorno per giorno per orientarsi tra le decine di mostre di altissima qualità a Milano

Scritto da Lucia Tozzi il 25 marzo 2017
Aggiornato il 3 aprile 2017

Già l’anno scorso miart aveva mostrato di non essersi semplicemente avvicinata al Salone, ma di averne carpito l’essenza, espandendosi nella città e manifestandosi in luoghi straordinari come il Diurno di Porta Venezia. Anzi, con una certa nonchalance ha iniziato al tempo stesso a contaminarsi di design, in fiera con la sezione Object curata da Domitilla Dardi e fuori dalla fiera producendo eventi misti, al confine tra arte, artigianato e design. Soprattutto, quello che è emerso è che mentre il Fuorisalone viene mangiato dall’urban marketing e dai brand commerciali, assumendo sempre più la forma di una maratona tra le baracconate, il miart e il Fuorimiart concentrano eventi di qualità sempre più alta. Questo è il primo anno di Alessandro Rabottini, ex vicedirettore sotto Vincenzo De Bellis e ora direttore artistico della fiera.

In primis segnaliamo l’impressionante sequenza di italiani che hanno inaugurato tra fine febbraio e metà marzo. Il ritorno di Rä di Martino con The Day He Swims thru Marrakech da Monica De Cardenas, Monica Bonvicini dalla Raffaella Cortese e Andrea Sala da Federica Schiavo, aperte tra il 22 e 23 marzo e Untitled views, la personale delle Goldschmied&Chiari da Renata Fabbri, curata da Gaspare Luigi Marcone (che gestisce the Open Box). E poi, prima ancora, ha aperto l’Hangar Bicocca che ha in mostra Miroslaw Balka con Crossover/s. La Fondazione Carriero ha dedicato una mostra a Pino Pascali, Pascali Sciamano; Le Case d’Arte di Pasquale Leccese che ha in mostra la super artista neozelandese Alicia Frankovich con Frutta e gambe, fino al 24 aprile; Viasaterna ha inaugurato con Takashi Homma, La città narcisista. Milano e altre storie, curato da Fantom; Lorenza Pignatti ha curato la prima personale in Italia da Rita Urso di Mika Taanila, straordinario artista e filmaker finnico, e infine c’è Giuseppe Buffoli presso Dimora Artica con Il prezzo delle noci, fino al 2 aprile.

Sabato 25 marzo

Per iniziare bene la settimana, già nel week end, c’è l’opening di una mostra da Fantaspazio attesa, forse, più di altre: Alessio, Gloria e Alberto hanno invitato a interagire con lo spazio da loro curato Alessandro Agudio, che, dopo il progetto da Fluxia con Lupo Borgonovo nel 2013, e Sleek like a Slum, la personale presso Gasconade nel 2012, espone a Milano.

Lunedì 27 marzo

Opening di Rossella Biscotti per il Premio Acacia al Museo del ‘900, con l’opera Dalla stazione marittima al Ministero del Lavoro e Politiche sociali, come sempre densa di una tensione rivoluzionaria; Adrian Paci nei chiostri della Basilica di Sant’Eustorgio con The Guardians; la domenica successiva, il 2 marzo, l’ingresso sarà gratuito dalle 13.30.
Un evento interessante, che inaugura sempre in questa giornata, è quello sviluppato dal binomio Piero Golia e Diego Perrone, che ha da poco ri-esordito da Massimo De Carlo esponendo le notevoli sculture in Herbivorous Carnivorous. Piero Golia and Diego Perrone on Chris Burden è il progetto del 2017 di The Classroom a cura di Paola Nicolin, una serie di “lezioni” aperte al pubblico e tenute da artisti ogni volta diversi – ha esordito Adelita Husni Bey lo scorso anno, attraverso una riflessione sull’arte e la pedagogia, seguita da Hilario Isola (a Marrakesch) e i Masbedo a Firenze e, successivamente, alla Venaria Reale. Il luogo è un appartamento in via Cesare Correnti. AL Futurdome invece apre Outer Space, la mostra degli spazi indipendenti a cura di Ginevra Bria, questa volta ospitati nel cortile e nelle gallerie a piano terra.

Martedì 28 marzo

Tutti al PAC, da veri milanesi – e non solo – per l’apertura della mostra di Santiago Serra, a cura dell’instancabile Diego Sileo con Lutz Henke. Il progetto, dal titolo Mea Culpa, si apre con una “nuovissima e controversa” performance, spiega Sileo, dalle 19.00 alle 20.00. Dunque da segnare in agenda. Domenica 2 aprile la mostra sarà ad ingresso ridotto e con due visite guidate gratuite alle 16.30 alle 18.00. Liliana Moro apre da Francesco Pantaleone e contemporaneamente inaugura la quarta puntata di Case Chiuse a cura di Paola Clerico in Casa Vautrin/Vudafieri, con una mostra di Gabriele De Santis. Se avete la pazienza di arrivarci, è anche il giorno di Armada con Eugenio Barbieri.

Mercoledì 29 marzo

GIORNATA CALDISSIMA: il FAI ha deciso di aprire l’Albergo Diurno Venezia – tornato in auge artisticamente grazie a Fondazione Trussardi lo scorso anno, con una mostra di Sarah Lucas – un’ora prima, alle 17.00, così si può iniziare da qui, da piazza Oberdan, con una mostra di Flavio Favelli dal titolo Senso 80.
Dalle 18.00 alle 21.00 inaugurano: la Fondazione Arnaldo Pomodoro; Palazzo Borromeo; Massimo De Carlo, contemporaneamente nelle due sedi – in Ventura Jim Shaw / Jamian Juliano Villani e a Palazzo Belgioioso con Liu Xiaodong -, Spazio 22 con Words are wind, personale di Raul Cordero da Federico Luger, e Galleria Pack con Matteo Basilè; Gio’ Marconi con Markus Schinwald; il Colorificio con la mostra Phantasm di Deniz Eroglu; Kaufmann Repetto con Adrian Paci; Marsèlleria che ha invitato Giorgio Verzotti a curare la personale di Daniele Innamorato; MEGA con Gianni Pettena; Raucci/Santamaria con Cheyney Thompson; ZERO… con Massimo Grimaldi e Otto Zoo con l’americano Jacin Giordano. Nel bellissimo Circolo Combattenti e reduci di Porta Volta, con i glicini in fiore, entrano in scena le gallerie di design Luisa delle Piane e Dimore Gallery: è un’occasione per vedere Andrea Anastasio con ARCA/CONFINI.

La maggior parte delle gallerie faranno apertura straordinaria il 31 marzo.

Un evento speciale è sicuramente quello sviluppato da Cloe Piccoli con la Rinascente che ha visto a Natale 2015 un glitterato John Armleder intervenire all’interno delle vetrine dello storico grande magazzino, mentre quest’anno, sempre visibile dall’esterno, festeggiamo il temporaneo rientro milanese di Paola Pivi con I’m tired of eating fish.

Un progetto diverso, che vede il ritorno a Milano di un duo artistico che aveva sviluppato una mostra al PAC nel 2009, è quello di Le notti di Tino di Bagdad, di ConiglioViola, questa volta presso lo Studio Museo Francesco Messina, a cura di Kaninchen-Haus. In questa giornata, alle 18.00 ci sarà un talk su Arte pubblica, nuovi format. Un buon pretesto per farsi un giro alle 5 vie, arrivando fino a Sant’Eustorgio per godersi Adrian Paci.

Giovedì 30 marzo

C’è l’inaugurazione della fiera, ovvero il momento peggiore per guardare con cura gli stand. In compenso in città è il giorno de Il cacciatore bianco, la nuova mostra di Scotini a FM Centro per l’arte contemporanea, e contemporaneamente di Luca Maria Patella nell’attigua galleria Laura Bulian. Infine c’è un incontro al Cinema Beltrade del ciclo di Rosetta, organizzato da CheFare e Casa della Cultura su migrazioni e immaginari, con Umberto Curi, Ezio Manzini, ancora Adrian Paci e Suranga Deshapriya Katugampala, di cui verrà proiettato un film.

Venerdì 31 marzo, sabato 1 e domenica 2 aprile

La grande novità è nel ruolo più importante: quello di direttore che è passato ad Alessandro Rabottini, già vice di De Bellis dall’edizione scorsa. In conferenza stampa Rabottini ha raccontato per punti chiari e ordinati lo sviluppo della fiera, le novità e peculiarità, sottolineando il rapporto sempre più coordinato con la città di Milano e le realtà sia istituzionali che, come abbiamo visto, private. In conferenza stampa il neo direttore ha sottolineato la crescita della fiera, sia da un punto di vista numerico – 20 gallerie in più rispetto al 2016 -, sia qualitativo, che è ciò che poi più conta. La sezione Established rimane importante, suddivisa in Masters – curata da Alberto Salvadori -, Contemporary e First step – categoria importante che segna il passaggio di quelle gallerie che l’anno passato erano all’interno di Emergent e ora passano nella fase “adulta”. La sezione che poneva in dialogo due artisti di generazioni diverse permane, ma ha cambiato nome, da THENow a Generations, ed è a cura dello scrittore Douglas Fogle e da Nicola Lees. E poi la “cool” Emergent, la sezione dedicata alle giovani gallerie che non superano i 5 anni di attività espositiva e che vede in campo venti gallerie di cui quindici straniere, e come new entries Clima di Milano – che da poco ha chiuso la mostra di Valerio Nicolai – e, dal Brasile, Boatos Fine Art. Questa sezione ha un comitato curatoriale composto da: Marco Altavilla, Galleria T293; David Hoyland, Seventeen; Emanuel Layr, Galerie Emanuel Layr e Paolo Zani, Zero…; e poi Decades, sempre a cura di Salvadori, divisa in decadi, appunto, e arriva fino agli 80 e 90 del Novecento, dove ciascuna galleria presenta un percorso monografico di un momento lavorativo specifico dell’artista, attraverso anche una documentazione fotografica. È interessante perché vede la ri-comparsa di maestri tornati in auge come Gio’ Pomodoro; una new entry di cui siamo fan è Oda Albera, ex direttrice di galleria di Massimo De Carlo, quest’anno è la curatrice della sezione On demand, mirata al dialogo tra l’opera e il contesto in cui questa viene attivata – installazioni site specific, performance, eccetera. E poi Object, sempre a cura di Domitilla Dardi, dedicata al design, quest’anno con delle novità tra cui un dialogo maggiore con l’arte contemporanea e altre realtà, come nel caso del progetto sviluppato da Vincenzo Ignaccolo dello studio vi+m, che ha realizzato appositamente per la fiera un pezzo unico di ispirazione surrealista con la fotografa Lady Tarin. Ogni sezione della fiera è accuratamente sostenuta da un Premio, di cui ogni comitato scientifico è composto da tre persone – direttori e curatori di musei internazionali. I premi sono: Fondo di Acquisizione Fondazione Fiera Milano “Giampiero Cantoni”; Premio Herno; Premio Fidenza Village per Generations; Premio On Demand; il nuovo Premio BeArt/emergent, sostenuto dalla piattaforma di crowfunding BeArt; per Object il Premio CEDIT e il Premio Rotary Club Milano Brera per l’Arte.

Un altro aspetto a cui ZERO ha sempre tenuto è quello degli incontri, i Miartalks, a cura di Ben Borthwick e Diana Campbell Betancourt e con la collaborazione, come in passato, di In Between Art Film di Beatrice Bulgari. Quest’anno a chiacchierare d’arte ci saranno, tra gli altri ospiti, Elmgreen & Dragset, Daniel Baumann, Angela Rui, Lorenzo Fusi, Kathryn Weir, Mark Wigley e Kasper König.

Per quanto riguarda le gallerie il discorso è complesso e va suddiviso in giornate, magari un paio per vedersi la parte dedicata alle “classiche” nella sezione Established, da gallerie come Albert Baronian di Bruxelles fino a Alberto Torri di Bratislava e Milano; da Sadie Coles HQ di Londra – per il secondo anno a Miart – al più giovane Thomas Brambilla di Bergamo o Federica Schiavo, da un anno a Milano, oltre che Roma; dalle nostre storiche Raffaella Cortese, De Cardenas, De Carlo, Gio’ Marconi, i Minini, Lia Rumma, alla Fuori Campo di Siena, che l’anno scorso aveva un progetto speciale con Serena Vestrucci; e poi ancora la Gladstone, per la prima volta in fiera a Milano, Steve Turner di Los Angeles, Zero… di Milano, T293 di Roma, Otto Zoo di Milano, P420 di Bologna, Pack di Milano – che ha da poco inaugurato una mega mostra a Spoleto -, e poi Anthony Reynolds di Londra, Progetto Elm di Milano, con un focus su Gio’ Pomodoro, Plutschow Gallery di Zurigo, la König Galerie, o Gregor Podnar di Berlino, Lelong di Parigi, e poi le “nuove arrivate” a Miart come 47 Canal di New York, A Gentil Carioca di Rio, Art:Concept o Antoine Levi di Parigi, Zeno X di Anversa.

Nel frattempo nel Fuorimiart succedono tre cose: le danze del Salone si aprono con l’apertura del Triennale Design Museum, quest’anno dedicato all’infanzia e a Munari, con un team curatoriale serissimo – Pietro Corraini, Francesca Picchi, Paola Maino, Luca Fois, Fulvio Irace, Francesca Balena Arista, Alberto Munari, Enrico Ercole, Franca Zuccoli e Monica Guerra. La Fonderia Battaglia esibisce gli open studio. Fabio Quaranta inaugura un nuovo spazio (vicino a via Quaranta, of course), MotelSalieri.
Concludiamo con un annuncio ricchissimo: il 1° aprile parte alla Fondazione Prada un mese di cinema sperimentale: la rassegna The New American Cinema Torino 1967 curata da Celant che ricostruisce una rassegna organizzata a Torino dal mitico Jonas Mekas esattamente 50 anni fa, e che portò nella città che in quegli anni ballava al Piper e al Barbarella il meglio della cultura underground statunitense.