Lorenzo de’ Grassi

In occasione di Live Wine 2018 abbiamo fatto due chiacchiere con uno degli organizzatori

Scritto da Martina Di Iorio il 26 febbraio 2018
Aggiornato il 14 febbraio 2019

Lorenzo de’ Grassi è uno degli organizzatori di Live Wine, quest’anno alla sua quarta edizione. L’avevamo già intervistato qui, quasi agli esordi di questa manifestazione dedicata al vino artigianale, e in questa occasione ci spiega come si è evoluta negli anni e quali sono le percezioni sul mondo vitivinicolo biologico, biodinamico e naturale. Per tutto il resto bisogna andare a Live Wine, dal 3 al 5 marzo a Palazzo Del Ghiaccio.

A quattro anni dal primo Live Wine: come è cambiato questo evento?
L’edizione 2018 avrà una forte impronta internazionale che permetterà ai visitatori di scoprire territori spesso inesplorati, soprattutto in un paese come il nostro che tende a bere principalmente vini italiani. Tra i paesi che andremo a esplorare spiccano su tutti Austria e Spagna, che stanno emergendo a livello internazionale e sono sempre più presenti nelle carte di vini in tutto il mondo.

Quali sono le novità di quest’anno?
Tra produttori esteri e italiani, ci sono una sessantina di cantine che vengono a Live Wine per la prima volta e questo è un dato molto positivo. Ci saranno delle degustazioni guidate molto interessanti che trattano temi atipici come lo Champagne alla prova dell’invecchiamento, il calabrese Cirò rosso, e i vini austriaci e spagnoli appunto.

Perché Austria e Spagna?
L’Austria perché negli ultimi anni ha dimostrato al mondo intero di essere un “paese del vino” a pieno titolo producendo sia bianchi che rossi di enorme pregio. La Spagna perché, anche se nel mondo del vino artigianale in un certo senso è emersa dopo la Francia e l’Italia, almeno a livello internazionale, adesso è in una fase che nessuno può ignorare.

L’Italia come si pone nel mercato internazionale?
Be’, l’Italia insieme alla Francia sono i paesi che influenzano di più il mercato internazionale e di questo dobbiamo esserne orgogliosi.

Una regione italiana che si sta distinguendo per questa produzione artigianale?
Penso la Sicilia che vanta un numero di produttori notevole che spesso con pochi mezzi ottengono risultati ammirevoli.

Qual è la percentuale di vino prodotto in questa maniera rispetto all’industria tradizionale?
Credo che si possa parlare di circa il 2%, anche se la sensazione è che sia un fenomeno di moda perché se ne parla molto.

E la percezione del pubblico sul vino naturale, biologico e biodinamico?
C’è molta confusione e nella comunicazione non è facile semplificare perché gli aspetti sono molteplici.

A oggi c’è ancora strada da fare per veicolare i messaggi sul vino di Live Wine?
Da un lato sì, dall’altro vorrei che la gente venisse a Live Wine solo per assaggiare i vini di produttori che sono molto diversi tra loro e che possa scegliere cosa preferisce solo in base ai gusti personali senza troppe chiacchiere.

Un vino artigianale cos’è?
Un vino che viene fatto da vignaioli consapevoli che evitano l’artificio per trasmettere nel loro vino il gusto del loro territorio e la loro personalità.