Guido Savini

DA SEMPRE SI È OCCUPATO DI PROMOZIONE MUSICALE E HA VISSUTO IL FESTIVAL SIA IN PISTA CHE SUL PALCO: GUIDO È LA NUOVA LEVA CHE LAVORA ALLA DIREZIONE ARTISTICA DI CLUB TO CLUB.

Scritto da Emanuele Zagor Treppiedi il 21 ottobre 2016
Aggiornato il 20 febbraio 2017

Guido è un’altra di quelle persone che stimiamo perché è riuscito a trasformare la passione per la musica in un lavoro. Passa le giornate ascoltando musica, facendo ricerca, prenotando voli per andare a vedere showcase o concerti e poi si confronta con Sergio Ricciardone per pensare alla line up di Club To Club. Da sempre con la testa nella musica: suonava e metteva i dischi (e ogni tanto lo fa ancora oggi), è tra gli ideatori dell’Astoria in via Berthollet e l’unica cosa che riesce a tenerlo lontano dalla musica è il calcio o un buon ristorante. Con lui abbiamo parlato del suo lavoro, di musica e di Torino, e se a Club To Club vedete un ragazzo alto col capello mosso ecco lui è Guido Savini e merita una stretta di mano, perché se vi divertite al festival è anche merito suo.

Presentati: chi sei? Dove e quando sei nato? Di dove sei? Cos’hai fatto ieri sera? Perché sei qui?
Guido Savini, 16 Ottobre 85 – Torino. Ieri sera ho fatto la mia prima Boiler Room e oggi sto andando a Roma.

Cosa fai nella vita?
Lavoro per Club To Club Festival.

Guido @ #ABSOLUTNIGHTS Roma
Guido @ #ABSOLUTNIGHTS Roma
In cosa consiste quello che fai oggi per Club To Club? Raccontaci la tua giornata tipo.
Lasciamo perdere noiosi e acrobatici giri di parole: il mio lavoro consiste nel mandare mail, pratica nella quale sono diventato piuttosto bravo. Non esiste una giornata tipo, questo è il bello e il brutto di quello che faccio. Cioè io mi sveglio e mando le mail, nel letto, appena uscito dalla doccia, in ufficio, sul treno, prima che l’aereo decolli, appena atterra, in albergo, nella venue, mentre metto i dischi, mando sempre mail. Ci sono anche delle telefonate e degli appuntamenti, ma spesso alcuni appuntamenti sarebbe meglio fossero telefonate e molte telefonate funzionerebbero meglio se fossero mail.
Durante questa intervista ho mandato 10 mail e non ti dico quante ne ho ricevute.

Ti capisco benissimo! E pensa che io a tutti quelli che per lavoro mi contattano su facebook gli dico di mandarmi una mail, un inferno! Ma chi sono i destinatari di tutte queste mail?
Soprattutto agenti inglesi ma in generale tutto il mondo là fuori.

Come sei diventato il “braccio destro” di Sergio Ricciardone?
Non credo di essere il braccio destro di nessuno. Esattamente come io lavoro assieme a Sergio sulla direzione artistica altri in ufficio lavorano con lui su altre cose: comunicazione, amministrazione, rapporti con gli sponsor, produzione…. E io ho smesso di reputare la direzione artistica una disciplina superiore da molto tempo ormai. Inoltre Sergio ha due braccia e una testa ben attaccate al resto del corpo e, credimi, anche io!

Anche se sei alto il doppio di me non avevo dubbi sulla tua conformazione fisica, ma dimmi un po’ della direzione artistica: c’è chi la reputa una disciplina superiore? Io penso semplicemente che sia un lavoro difficilissimo. Trovare l’headliner che non sia inflazionato e altri nomi che ti possano garantire seguito e poi successo non è un lavoro da poco…
Be’ la gente quando pensa a un festival pensa subito al cartellone artistico anche se c’è molto, molto altro. Non è un lavoro da poco, non è una passeggiata…. Ma se fai questo mestiere dopo un po’ diventa tutto così automatico: se vedo una line up io ci leggo direttamente fee e biglietti che vale ogni singolo act, ormai è quasi naturale come processo mentale. Poi ovvio, serve avere degli ottimi gusti musicali ma quello non si impara da nessuna parte purtroppo (o per fortuna).

Ma quindi la forza di Club To Club, e in generale di un festival, è tutta nella line up? Quali sono i festival che meritano di essere seguiti oggi e perché?
Ecco, è proprio questo il punto. La line up è importante ma per me fa il 50%, non di più. Voglio dire, la gente magari va a un festival per uno o due determinati nomi ma poi perché dovrebbe tornarci l’anno dopo?
Ci torna perché si innamora del contesto. Io vado al Sónar e al Primavera perché Barcellona a Giugno è semplicemente incredibile, come le persone che tornano sempre a Club To Club: perché è il miglior festival che c’è in Italia e Torino durante la settimana dell’arte contemporanea ha un energia soprannaturale.

Poi, non fraintendermi, la line up è fondamentale, sì! Ma più che per i singoli nomi è importante per la storia che racconta: deve essere fortemente identificativa senza esser monotematica. Il nostro primo annuncio quest’anno è stato Swans, Autechre, Amnesia Scanner… i fan di Club To Club si sono messi a piangere di gioia mentre i fan dei singoli artisti probabilmente non hanno capito, ma capiranno una volta al festival.

Com’è Sergio come “capo”? Due pregi e due difetti di Sergio?
Non saprei perché prima di essere il mio capo è un amico con cui ho la fortuna di condividere gli stessi gusti musicali. Sergio lo definirei ipermeticoloso e direi che la cosa rappresenta sia il suo più grande pregio che suo più grosso difetto.

Sergio e Guido a Venezia - foto di Guido Canali
Sergio e Guido a Venezia – foto di Guido Canali
Come vivevi Club To Club prima di entrare nel team di lavoro? Quanto il festival o xplosiva sono stati fondamentali per te?
Il bello qui è che hai la sensazione costante di lavorare per un’eccellenza, è un aspetto molto importante per me, non lo do mai per scontato. Se non fosse stato per Club To Club oggi non vivrei a Torino. Anche prima di entrare a far parte del team le nostre strade, mie e del festival, si sono sempre incrociate, per esempio ho suonato a Club To Club per anni.

Cosa facevi prima di Club To Club?
Ho sempre fatto il promoter nella vita, letteralmente da sempre. Dalle primissime serate nei bar, ai primi concerti, alle club night. Poi sei anni fa ho fondato insieme a quattro amici l’Astoria, che trattate spesso sulle vostre pagine, di cui sono tutt’ora socio. Mi occupavo della programmazione del Basement: la sala da concerti e da clubbing, maestosamente claustrofobica, del locale.
Il fatto di aver passato anni a lottare per tagliare anche solo 50€ dalla cost list dei concerti all’Astoria credo mi sia servito da training per quello che faccio adesso, è stato come fare l’università per promoter.

E ora riesci a portare avanti i tuoi progetti musicali? Penso a DYD…
Fortunatamente i progetti artistici non hanno la data di scadenza, con DYD andiamo in studio tutte le settimane.
Vivere da insider l’industria musicale mi apre gli occhi ogni giorno su molte cose che mi aiutano anche nel lavoro sulla band. Ad esempio: uno dei problemi principali della musica oggi è la velocità con cui un artista è continuamente costretto a proporre nuovo materiale per mantenere alta l’attenzione su di sè, il risultato è che almeno il 50% di quello che esce oggi non è in realtà un prodotto finito.
Con DYD ci siamo imposti di fare l’opposto: ovvero prenderci tutto il tempo necessario, ci volessero anche 10 anni.
Come potrai immaginare il fatto che il mio lavoro consista nel giudicare la musica degli altri non sta aiutando ad accelerare il processo (ride, n.d.r.).

 
L’anno migliore del festival per Guido Savini come spettatore? E come lavoratore del festival
L’anno scorso. In realtà sia da spettatore che da lavoratore il miglior Club To Club è sempre stato l’ultimo che vivevo. Credo dipenda dal fatto che il festival cresca esponenzialmente di edizione in edizione. L’anno scorso ti confesso che ho pensato “niente, abbiamo fatto qualcosa di irripetibile, siamo fottuti”, invece poi abbiamo fatto una line up ancora migliore.

Cosa non dobbiamo assolutamente perderci quest’anno?
Per me è impossibile sbilanciarmi sugli artisti, hanno tutti lo stesso valore, valgono tutti tantissimo.
Dietro ognuno di quei nomi scritti sul cartellone ci sono trattative iniziate, in alcuni casi, anni fa, inseguimenti infiniti, aerei presi con due ore di sonno addosso per andare a vedere gli show…. Ci mettiamo tantissimo amore in ogni singola scelta. Il mio consiglio è, per quanto possibile, di non perdersi nulla e se proprio dovete perdervi qualcosa non perdetevi Arca.

Molti mi scrivono per ringraziarmi perché grazie alla nostra line up hanno scoperto Gqom Oh!, Janus, Chino Amobi, Arca… per dirne alcuni, per me non è scontato. È quasi come se il lavoro di ricerca che svolgiamo noi durante l’anno, dopo gli annunci venga passato di testimone al pubblico, che si mette a sua volta a fare ricerca.

Vorrei girare la tua domanda: sono sempre più convinto che siano gli artisti di Club To Club a non doversi perdere il pubblico di Club To Club, non il contrario. Abbiamo probabilmente il miglior pubblico del mondo.

Dopo il Gran Finale: after, baracchino, casa, spogliarelliste?
Il festival di solito si conclude la domenica con io che metto l’ultimo disco proprio nel Basement dell’Astoria e con la gente mi supplica implorante di andare avanti. Di solito arranco fino da Horas Kebab dove mangio una gustosa 4 Formaggi dopo la quale non riesco più ad alzarmi dal tavolo.

Four Tet, Floating Points, Guido Savini e Michi Superexpresso regista di video musicali. Saluti da C2C15
Four Tet, Floating Points, Guido Savini e Michi Superexpresso regista di video musicali. Saluti da C2C15
Dove vivi a Torino?
San Salvario da quando sono nato

Qual è la tua zona preferita della città?
Non è più San Salvario. Ultimamente sono innamorato del quadrilatero, in particolare Piazzetta 4 Marzo. Detto questo credo non mi sposterò mai: casa, ufficio sono a San Salvario, troppo comodo.

Ristoranti in città e piatti preferiti? E cocktail e cocktail bar?
Finalmente una domanda in cui posso parlare di Gino. Gino il Panino è senza dubbio l’attrazione principale della città di Torino. Non si tratta di un ristorante, è in realtà un baracchino, ma mi piace definirlo tale, in modo che possiate comprendere appieno che tipo di esperienza si tratti. Il suo cavallo di battaglia è “la bestia”: salsiccia, porchetta, scamorza. Da qualche tempo molti artisti hanno iniziato inserire “la bestia” nei loro rider, a dimostrazione che se la provi una volta non torni indietro.
Il sabato a pranzo quando sono a Torino mi piace andare con Caracas (il cane di Andrea Xanax Party n.d.r.) a Porta Palazzo. Sotto la tettoia dell’orologio c’è un banco che fa dei panini con il lampredotto e delle panelle incredibili. Purtroppo non so come si chiami… dovete entrare e chiedere del “banco che fa i panini con il lampredotto e le panelle incredibili“. Attenti però che è aperto solo il sabato! Devo ringraziare il nostro Bob (Spallacci) per la dritta. Va be’ poi Scannabue, il Banco, Samambaia, la Cuite, il Rospetto… sono tutti posti sacri per cui vale la pena di vivere questa città.
Per i cocktail l’Astoria.

Quando stai a casa e non devi pensare al lavoro cosa fai? Hai altre passioni?
Spendo il 90 % dei miei soldi in ristoranti, credo di averti già risposto sopra. I week end in cui sono a Torino resto a casa ad ascoltare musica e vado all’Astoria che poi di nuovo è come essere a casa.

Foto di Guido a casa
Foto di Guido a casa
Collezioni qualcosa?
Emozioni.

Magnifica risposta, potrei quasi chiudere qui l’intervista, ma sono troppo curioso e quindi… se non ti occupassi di musica cosa ti piacerebbe fare nella vita?
Mi occuperei di calcio.

Guido con l'amico Carlo Pastore alla conferenza stampa del derby Juventus - Torino
Guido con l’amico Carlo Pastore alla conferenza stampa del derby Juventus – Torino
Come ti immagini tra 20 anni?
Approfitto della domanda per dirti una cosa che ho capito principalmente da Sergio: se fai il lavoro del promoter sei costantemente schiacciato dalla pianificazione. Vivi date future lontane nel tempo come se fossero oggi e hai sempre il tuo storico stampato davanti agli occhi. In pratica non hai un senso del tempo che ha un normale cristiano, il presente non esiste. Cos’è il presente? L’annuncio di una data che si terrà tra 6 mesi? Una trattativa su agosto 2017? Un dato di paganti di 3 anni prima?

Io comunque non so con chi esco a bere domani sera quindi alla fine ti rispondo senza rispondere: non ho la più pallida idea di che succederà tra 20 anni.

Come immagini C2C tra 20 anni?
Probabilmente avremo come headliner la tanto attesa ed acclamata re-union di Amnesia Scanner.

C’è qualcuno che stimi particolarmente nel tuo ambiente?”
Dan DeNorch

Perché?
Dan è il promoter di Janus, un piccolo party itinerante in EU ma che succede principalmente una volta ogni 4 mesi al Berghain. Lui sostiene: “When programming an evening, my primary aim is usually intensity and drama; genre is secondary”. È fonte di grande ispirazione per me, perché oltre al programma del festival devo inventarmi praticamente una line up a settimana per tutti i side events che facciamo con C2C.

Credo che questo suo credo dipenda anche dal fatto che Dan, così come i suoi resident Lotic e M.E.S.H., sono americani che vivono a Berlino. L’attitudine dei party US è radicalmente diversa da quella che abbiamo noi europei. Una volta Jaar a NY mi ha detto “Questo è l’unico posto al mondo dove Drake, il punk-hardcore e la techno fanno parte dello stesso identico immaginario: l’underground. La più autentica e spontanea forma di underground”. Wow!
Le ultime tre ore in Sala Gialla quest’anno sono affidate interamente a Janus, si tratta storicamente uno degli slot più epici e intensi di Club To Club. Sarà bellissimo, ci vediamo li.