Se sei fan del rap, è impossibile pensare al balaclava senza pensare alla trap. Eppure da qualche tempo a questa parte c’è un trio di ragazzi che oltre a non centrare molto con gli USA, ha fatto proprio del balaclava uno dei loro simboli principali, un balaclava con i tre colori della bandiera irlandese, nonostante loro arrivino da Belfast, che ad oggi è Irlanda del Nord – chissà se ancora per molto.
Questo trio si chiama Kneecap e sono uno dei progetti più interessanti fuoriusciti dalla musica mainstream degli ultimi tempi. E non tanto per essersi inventati chissà cosa a livello musicale – considerando che le loro strumentali per maggioranza sembrano arrivare dagli anni 90′ in una chiave più fresca – ma per aver reso la loro musica un vero e proprio mezzo di resistenza. Per chi non lo sapesse infatti, i Kneecap rappano in un misto tra inglese e irlandese (“Gaelico è uno sport” – Gaelic football, NdR), una lingua a rischio di estinzione – per approfondire chekka il mio uomo Andrew Callaghan di seguito.
Dalla loro emersione nel panorama mondiale, partendo dalle periferie di Belfast fino ad arrivare al palco del Coachella, la diffusione dell’Irlandese è aumentata in maniera più che significativa, nonché la consapevolezza attorno a tutta una serie di questioni legate alla storia dell’Irlanda e al colonialismo britannico – tra l’altro in un periodo in cui Israele è all’apice di 70 e passa anni di appropriazione territoriale: same old story.
Ma la cosa che li ha resi delle vere e proprie rockstar del popolo, è il modo in cui l’hanno fatto: con l’attitudine più punk possibile. Che potesse essere mandando affanculo il primo ministro britannico Starmer o decantando di momenti sotto gli effetti delle sostanze nella maniera più ironica e cazzona possibile, la loro genuinità senza remore è qualcosa che sicuramente deve aver giocato un ruolo importante nel ritagliare uno spazio nel cuore dei loro supporter.
Ma la cosa che più mi fa sorridere del loro progetto, è come 2 zarri di provincia che parlando nella loro lingua madre di droga e spaccio abbracciando in questa maniera controversa le proprie radici territoriali – possibilmente senza una vera e propria cognizione di causa -, siano riusciti ad esprimere valori estremamente politici senza innovare una nota del mondo musicale conosciuto, facendolo da dio.
Tutto questo mentre nel mondo underground della nicchia avant-garde si possono trovare le retoriche più disparate attaccate ai suoni più ricercati per giustificare progetti che non riescono né in un vero intento di diffusione di un messaggio politico – perché parlano a troppe poche persone – né in uno di vera innovazione sonora – perché è onestamente da pochi se non pochissimi riuscire ad innovare.
È proprio vero che se non ti stai divertendo lo stai facendo male.
Geschrieben von tommont