GREAT Life: il progetto bolognese che vuole cambiare le abitudini di consumo di cibo

Geschrieben von Salvatore Papa il 10 September 2020

L’obiettivo è ambizioso: sperimentare nuove colture resilienti per ridurre l’impatto del cambiamento climatico sulle attività agricole della Valle del Po e dell’Italia nel suo complesso, contribuendo a sostenere il reddito dei coltivatori, a ridurre il consumo di risorse idriche e a produrre cibi di qualità per il mercato finale. Il progetto europeo per realizzarlo si chiama GREAT e tra i partner c’è anche Kilowatt, la cooperativa che gestisce le Serre dei Giardini Margherita e che in questi giorni è impegnata nel festival Resilienze, che con GREAT ha in comune l’interesse per il futuro del pianeta e dei territori in chiave ambientale.
Proprio all’interno del festival il 13 settembre è stato organizzato un pic-nic pubblico per assaggiare le ricette con sorgo e miglio GREAT elaborate dai migliori chef di Bologna. Per partecipare bisogna iscriversi qui: https://forms.gle/CiVFZak7QxiUS93L6

Ci siamo fatti spiegare tutto meglio da Giulia Candeloro.

Raccontaci un po’ di GREAT, quand’è nato, come e perché.

GREAT LIFE è un progetto europeo nato nel 2018. Dietro c’è una grande consapevolezza: per agire un cambiamento positivo e contribuire alla diffusione di un’agricoltura più sostenibile è necessario non solo sostenere l’offerta di nuove colture ma anche – e soprattutto – una domanda.
Per questo GREAT Life abbraccia un’ottica di filiera, coinvolgendo vari partner: i cereali coltivati grazie al contributo del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell’Università di Bologna vengono trasformati in prodotti da Alce Nero e distribuiti nelle mense del Comune di Cento. Tutto ciò anche grazie a una community, la GREAT community, che riunisce tutti coloro che credono nell’importanza di compiere scelte di consumo sostenibile.

Chi fa parte della community di GREAT?

La GREAT Community è una community che aggrega tutti coloro che desiderano o già diffondono un cibo buono, salutare e genuino, nel rispetto di ambiente, lavoro e consumatore e che intendono la sostenibilità come pratica sociale, in grado di generare equilibrio tra uomo, collettività e ambiente.
Tradotto nella quotidianità, questo significa che ognuno di noi, anche in qualità di consumatore, ha il potere di generare un cambiamento positivo verso la sostenibilità, a partire dalle proprie scelte di consumo. Ovviamente questo non vuol dire non essere consapevoli dell’importanza di apportare cambiamenti sistemici; la GREAT Community nasce proprio per articolare un discorso sull’opposizione tra la rivendicazione di strumenti adeguati di policy-making e l’importanza di compiere scelte individuali che non si risolva a favore di uno o dell’altro ma resti aperto alla possibilità della loro mutua coesistenza.
Citando un recente articolo del Post, non è vero che i comportamenti individuali non hanno nessuna conseguenza ai fini di una riduzione delle emissioni di gas serra su scala globale, per quanto singolarmente irrilevanti: secondo gli esperti producono imitazione e abitudini collettive, che possono influire significativamente sugli sforzi per costruire società ed economie più sostenibili e soprattutto favoriscono l’introduzione di leggi nazionali e internazionali.
Il punto di riferimento della community è un gruppo fb, eccolo qui.

Spesso si pensa che un cibo buono sia un cibo per pochi. Come ribaltare questo pregiudizio?

In un anno e mezzo di vita della GREAT community abbiamo avuto più volte modo di entrare in contatto con questa percezione, abbastanza diffusa ma spesso viziata dal peso di uno stile di vita che, nonostante i buoni propositi emersi durante il lockdown, è sempre più frenetico.
Per ribaltare questo pregiudizio abbiamo lanciato una campagna, dal nome GREAT it easy, con l’obiettivo di rendere accessibili le scelte di consumo sostenibile, articolata in quattro tappe.

La prima è stata un test – un po’ particolare, si può fare qui – per capire quale fosse il vissuto legato al cibo che meglio rappresenta ognuno. Pensiamo che il primo passo per rendere più semplici le scelte di consumo sia comprendere meglio chi siamo quando scegliamo quello che mangiamo, perché ciò che può essere semplice per qualcuno non è detto che lo sia per tutti e soprattutto non sempre le nostre scelte sono razionali.

La seconda tappa è stata una mappa collaborativa che raccoglie tutti i luoghi GREAT della città di Bologna segnalati dalla GREAT Community. Questa mappa vuole essere un aiuto per chi si trova a dover compiere delle scelte in mancanza di tempo. Una sorta di passaparola differito nel tempo!

Con la terza tappa abbiamo voluto diffondere il sorgo e il miglio in città, in modo da far conoscere meglio questi cereali e aiutare le persone a consumarli. A questo proposito abbiamo coinvolto dodici chef e trasformatori della città di Bologna, che ci hanno regalato delle ricette a base di queste colture. Siamo felici che abbiano aderito alla campagna eccellenze bolognesi come il Forno Brisa, la Trattoria Scaccomatto, Pane e Panelle, il Ristorante Marconi, Botanica Lab, Il Forno di Calzolari, Massimiliano Poggi, Pina Siotto, L’Agriturismo Casa Vallona, il Podere San Giuliano, Malerba e, ovviamente, Vetro.
Parleremo di questa sperimentazione e del ruolo della ristorazione nel generare un cambiamento positivo il 13 settembre, all’interno di Resilienze Festival, in un talk dal titolo: GREAT it easy | La rivoluzione è servita.

Infine la quarta tappa consisterà in un pic nic ai Giardini Margherita, che si terrà domenica 13 settembre, dalle ore 12. Questa volta saranno i cittadini e le cittadine a provare a cucinare il sorgo e il miglio.

Ricetta di Aurora Mazzucchelli, chef del Ristorante Marconi

D’altra parte è anche vero che parlare di sostenibilità in agricoltura implica dei costi e spesso maggiore impegno. Come convincere invece i produttori a un diverso tipo di approccio?

GREAT Life è un progetto che abbraccia un’ottica di filiera. Per noi un “GREAT Food” non può prescindere dal rispetto dell’ambiente e dal sostegno al reddito degli agricoltori. Purtroppo oggi molti produttori sono ancora schiacciati dalle logiche di un’agricoltura intensiva, che scarica su di loro i costi non sostenibili della grande distribuzione. Quello che ci proponiamo di fare – anche attraverso momenti ludici come il pic nic – è creare e sostenere una domanda sempre più importante di questi prodotti, in modo da riuscire a incrementare anche il numero dei produttori disposti ad abbracciare un modello di produzione più sostenibile.

Uno dei vostri incontri consisteva nell’auto-osservare le abitudini di consumo. Cosa ne è venuto fuori?

Circa un anno fa, a maggio del 2019, abbiamo lanciato un esercizio di auto-osservazione delle abitudini di consumo che abbiamo chiamato “Immaginazione documentata”. Per tre settimane i partecipanti e le partecipanti, in coppia, hanno compilato un proprio diario di osservazione. Ne è emersa la volontà di creare momenti di incontro e di condivisione legati al cibo, concretizzati nell’idea del pic nic, ma anche l’importanza di offrire una guida alle scelte di consumo, capace di andare incontro alle mille incombenze quotidiane.

Cosa dovrebbe contenere una guida alle scelte di consumo?

Per costruire una guida alle scelte di consume occorre anzitutto partire da un presupposto: queste scelte non sono mai razionali. Quando scegliamo cosa mangiare quasi sempre siamo mossi da quello che gli economisti comportamentali chiamano sistema cognitivo impulsivo, che è rapido, incontrollato, spontaneo, associativo, inconsapevole. Una tale organizzazione del pensiero può essere fonte di errori sistematici (bias), perché l’intuizione spesso si lascia suggestionare da stereotipi o da scorciatoie decisionali viziate.
In più, ognuno di noi ha un proprio vissuto legato al cibo – dei driver di consumo differenti. Alla luce di ciò, pensare di creare un qualcosa di universalmente valido sarebbe impossibile, oltre che poco efficace. Una guida alle scelte di consumo dovrebbe quindi partire dalla diffusione di questa consapevolezza, aiutare le persone a conoscere il proprio processo di scelta e a riconoscere le proprie abitudini in quelle altrui. Abbiamo parlato di questo in un webinar che si è tenuto ad aprile.

Cosa succederà durante il picnic all’interno di Resilienze Festival e cosa avete chiesto agli chef?

Il pic nic, che si terrà all’interno dei Giardini Margherita domenica 13 settembre, a partire dalle 12,00, sarà un’occasione per condividere ricette con il sorgo e il miglio, ovviamente nel rispetto della normativa COVID vigente.
La motivazione alla base di tutto ciò è che il sorgo e il miglio, nonostante siano degli alimenti dalle alte proprietà nutritive e che rispettano i principi di un’agricoltura più resiliente, non sono ancora molto presenti nella nostra dieta quotidiana, perché poco conosciuti. Vogliamo quindi creare una consapevolezza su questi cereali come simbolo del collegamento che c’è tra l’alimentazione e il cambiamento climatico e per farlo crediamo sia importante partire proprio dal cibo, dalla sua componente materica. Questa volontà si è rafforzata ancora di più durante il lockdown, periodo in cui il consumo di cibo ha assunto una dimensione esclusivamente privata. Con il pic nic abbiamo voluto recuperare quella ritualità legata alla condivisione di cibo e al consumo collettivo che era stata congelata.
Anche per questo abbiamo coinvolto gli chef e i trasformatori della città di Bologna, chiedendo loro di sperimentare delle ricette. Quello della ristorazione è stato uno dei settori più colpiti dal periodo di sospensione eppure, proprio grazie a quella ritualità legata alla condivisione di cibo, la ristorazione può essere una leva di cambiamento positivo sulle scelte di consumo e quindi sull’ambiente.
Parleremo proprio di questo al termine del pic nic, in un talk in cui saranno presente tutti gli chef e i trasformatori che abbiamo coinvolto.

Foto di Margherita Caprilli

Perché avete scelto proprio il miglio e il sorgo per costruire le vostre ricette?

Il miglio e il sorgo sono le colture che abbiamo scelto da progetto GREAT Life come simbolo di un cibo salutare, genuino ma anche innovativo, espressione di consapevolezza e di attenzione all’ambiente e in grado di valorizzare il lavoro dell’agricoltore nel rispetto del consumatore.
Il miglio e il sorgo non sono solo delle colture che richiedono pochissima acqua, capaci di crescere anche su terreni a bassa fertilità e di adattarsi ai fenomeni atmosferici intensi che caratterizzano il cambiamento del clima che stiamo vivendo, sono anche degli alimenti caratterizzati da elevate proprietà nutrizionali.
Ancora, la scelta di queste colture è fortemente territoriale. La coltivazione del miglio nel Nord Italia, per esempio, è testimoniata proprio dalla topografia vestigiale; basti pensare che in Emilia Romagna diverse piccole città presentano una denominazione derivata dalla parola “miglio”- come “Migliarino” in provincia di Ferrara – o dalla parola “panicum” – come “Borgo Panigale” in provincia di Bologna.

Prossimi passi?

L’obiettivo del progetto GREAT Life è di creare un immaginario positivo diffuso, capace di diventare, perché no, egemonico. Le prossime attività saranno dunque volte a coinvolgere tutte quelle persone che magari non hanno ancora raggiunto una profonda consapevolezza sul ruolo che possono avere, anche come singoli cittadini, nel generare dei cambiamenti positivi per la società e per l’ambiente.