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Il docufilm sul Kinki che racconta la genesi della club culture italiana

Geschrieben von Salvatore Papa il 25 Februar 2026

Il 5 marzo arriva su Amazon Prime Video e, in anteprima alle h 20, al Cinema Space di Bologna, KINKI – The Secrets of the Dancefloor, il docufilm dedicato al Kinki Club di Bologna: uno dei primi club LGBTQIA+ in Italia e, soprattutto, il luogo dove negli anni ’80 è nata la club culture italiana.

Diretto da Lorenzo Miglioli, prodotto da Fabrizio Zanni per Rco Europe Srl e distribuito da Minerva Pictures, il film è un viaggio immersivo tra musica, identità, moda e trasformazione sociale. Un racconto corale che parte dagli anni ’80 ma arriva fino a oggi, intrecciando testimonianze e materiali d’archivio.

A raccontarlo in prima persona è Micaela Zanni, storica titolare del Kinki, che nel documentario ripercorre la trasformazione del locale: nato nel 1975 come primo club dichiaratamente gay in Italia, negli anni 80 diventa un crocevia trasversale, capace di attrarre studenti del DAMS, creativi, performer, musicisti, stilisti e outsider.

«Quando fui contattata un paio d’anni fa per questo progetto, rifiutai per un po’ – racconta Zanni. Pensavo fosse impossibile condensare quarant’anni di storia in un documentario. Era difficilissimo scegliere cosa raccontare e come farlo».

La svolta narrativa arriva concentrandosi su un momento preciso: la metà degli anni ’80, quando il Kinki smette di essere „solo“ un club gay e diventa l’epicentro di un cambiamento culturale più ampio. In quegli anni Bologna è una città all’avanguardia, attraversata da street culture, rap, negozi e club che portano in città oggetti introvabili altrove. E dentro il Kinki accade qualcosa di irripetibile.

Grazie a figure come Phil Lech – australiano, surfista, con una cultura musicale distante da quella italiana – e ai resident DJ dell’epoca, tra cui Luca Trevisi (LTJ Xperience) e Flavio Vecchi, il club inizia a proporre suoni che nessun altro passava.

«Io ho iniziato ad andarci nell’85 – racconta Zanni. Mi sono innamorata di quel posto perché la musica che sentivi lì non la sentivi da nessun’altra parte. Nell’86 suonavamo house music in contemporanea con gli Stati Uniti. Eravamo avanti, veramente».

Il Kinki diventa così uno dei primi luoghi in Italia dove l’house attecchisce in modo organico, contribuendo alla nascita di una club culture con una propria identità. Se Firenze era più orientata verso sonorità new age e Milano avrebbe consolidato la scena negli anni successivi, negli anni ’80 – secondo Zanni – «Bologna è stata incredibile».

Il documentario è costruito come un mosaico intergenerazionale. Zanni ha coinvolto molti protagonisti di quella stagione: Orea Malià, Igort, Oderso Rubini, Stefano Bonaga, Andrea Renzini, A.N.G.E.L.O. e molti altri artisti, dj, creativi, imprenditori della moda e della musica che hanno vissuto sulla propria pelle la trasformazione del club e della città.

Il film non si limita alla nostalgia: affronta anche passaggi cruciali come l’arrivo dell’AIDS negli anni ’80, che ha segnato profondamente la comunità LGBTQIA+ e il mondo della notte.

«Il film non è solo memoria – sottolinea Zanni. È una celebrazione della comunità che ha reso il Kinki una leggenda. Un’eredità fatta di coraggio, creatività e inclusione».

Elemento centrale del progetto è la colonna sonora originale firmata da Luca Trevisi, distribuita in digitale da IRMA Records e disponibile anche su Spotify. Un ritorno alle radici house e deep che hanno definito il sound del club e che oggi vengono restituiti in chiave cinematografica.

L’uscita del docufilm sarà accompagnata da anteprime, proiezioni speciali e un party set venerdì 6 marzo al Matis con Luca Trevisi e Flavio Vecchi.