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Il pasticcio con l’arabo dei manifesti di Card Cultura

Geschrieben von Salvatore Papa il 16 Januar 2026

Il periodo natalizio non porta molto bene a Bologna Welcome e Card Cultura. Lo scorso anno fu la password per l’attivazione della stessa Card inviata come bonus ai dipendenti comunali: «27UP1d0c0c091ion3» era, infatti, il codice „regalato“ ai lavoratori e alle lavoratrici con tanto di lettera di accompagnamento firmata dal sindaco Matteo Lepore. L’insulto criptato aveva fatto infuriare i sindacati costringendo la Fondazione alle scuse e ad avviare un’indagine interna.

Se quella però era stata una svista evidentemente veniale, differente è il pasticcio linguistico che ha caratterizzato la campagna della stessa Card Cultura durante le feste appena trascorse. 

La vicenda, denunciata dal musicista Reda Zine, riguarda i manifesti affissi in tutta la città per promuovere l’abbonamento annuale alla card che offre ingressi gratuiti e riduzioni speciali per musei, mostre, teatri, festival, cinema, concerti e corsi.

Lo slogan „Regala la cultura“ era stato inizialmente declinato in diverse lingue, compreso l’arabo che però conteneva un errore, uno spazio di troppo in una lingua dove il significato delle parole dipende proprio dal collegamento delle lettere.

«Una sera prima di Natale passeggiando nei dintorni del Paladozza – racconta Reda Zine – ho visto i manifesti. All’inizio ho pensato che fosse una bella cosa diffondere un messaggio come quello, ma poi sono arrivato all’arabo. Il testo così com’era era illeggibile, poiché nella lingua araba se le lettere non vengono collegate bene, la parola perde totalmente senso. In una città che insegna la lingua araba dal 1500, abitata da migliaia di arabofoni, un errore del genere mi è sembrato grave, soprattutto perché era una comunicazione istituzionale. E succede di continuo, nelle scuole, negli ospedali e in altri ambienti pubblici. Quindi ho scritto a Bologna Welcome per invitarli a ristampare una versione corretta. Mi è stato risposto, molto cortesemente devo dire, che la posizione della frase rispondeva a un’esigenza grafica e dipendeva dal font ufficiale di Card Cultura che non consentirebbe la corretta separazione delle lettere. Ma nella ristampa hanno preferito tagliare la testa al toro ed eliminare l’arabo.»

I manifesti ancora presenti in tutta la città oggi contengono effettivamente la scritta in italiano, inglese, francese, tedesco e cinese, ma senza la dicitura araba.

La prima versione con la scritta in arabo errata. La versione attuale è quella in copertina

«Il manifesto di Card Cultura, realizzato in occasione delle festività, – afferma Bologna Welcome – era stato ideato con l’obiettivo di esprimere un messaggio di carattere universale, in linea con i valori e lo spirito del progetto.
Quanto alla realizzazione, anche grazie alla segnalazione ricevuta dal sig. Zine, ci eravamo resi conto di come la messa in pagina presentasse criticità sia linguistiche che di allineamento grafico. Tale problema è dipeso dal fatto che il font ufficiale del progetto, in lingua araba, non consente una corretta separazione delle lettere, rendendo inadeguata la resa in pagina.
Quanto al copy, invece, si conferma che la versione di lingua araba era stata affidata ad un’agenzia specializzata, e redatta da un professionista madrelingua. La collocazione della frase rispondeva esclusivamente a un’esigenza grafica e alla scelta del font adottato.
Perché l’elisione allora? Facendo tesoro della segnalazione ricevuta e non potendo, nell’immediato, sostituire per intero immagine coordinata e font di progetto, per non risultare irrispettosi nei confronti della lingua araba e di chi la pratica, si è ritenuto più responsabile elidere il copy.
D’altra parte, anche a partire dalla segnalazione, si sta valutando la possibilità di rivedere il font ufficiale del progetto, affinché in futuro sia pienamente coerente con i valori di inclusività e rispetto linguistico che intendiamo rappresentare.»

«Da parte mia – continua Reda Zine – trovo gravi entrambe le cose: che nel primo caso qualcuno abbia comunque deciso di procedere alla stampa nonostante il font avesse stravolto la traduzione, e che nel secondo, piuttosto che trovare una soluzione, si sia preferito escludere gli arabofoni. In una città che si fregia di essere inclusiva, non possiamo permettere questi sbagli. Ci sono migliaia di arabofoni che vivono e contribuiscono alla cultura di questa città, così come molti altri che vengono a visitarla. Escluderli significa fare il gioco di chi soffia sulle discriminazioni.»