La nuova call for artist di CHEAP dedicata al futuro

Geschrieben von La Redazione il 19 Januar 2021

Foto di Margherita Caprilli

Un “movimento immaginifico verso il futuro”: è l’invito della nuova call for artist di CHEAP. Il concept scelto per il nuovo anno è POST, suggestione a partire dalla quale sono stati realizzati alcuni poster apparsi negli ultimi giorni nelle strade di Bologna: caratteri bianchi su sfondo nero della parola DOMANI che si reiterano e poi si frammentano, lasciando esplodere la parola; la stessa fine che fa la parola SEMPRE nella frase “niente dura per sempre”.

Il testo della call è disponibile sul sito www.cheapfestival.it e per partecipare c’è tempo fino all’1 giugno 2021.

“Nel testo della call chiediamo di immaginare un futuro che non sia sganciato dal nostro presente e passato: quello che vorremmo indagare è un futuro situato, per questo facciamo più o meno riferimento ad un ipertesto molto ampio che va da Mark Fisher a Donna Haraway, intersecando anche la science fiction caraibica, il manifesto xenofemminista, lo sguardo dei Motus rivolto ai futuri fantastici a Santarcangelo, l’installazione sul tetto del Berghaim a Berlino “Morgen ist die Frage” (Domani è la domanda).”

Il riferimento alla pandemia è esplicito, lo scenario post-pandemico è inevitabile. “L’eccezionalità del tempo che stiamo vivendo ha sicuramente modificato la percezione di quello che ci aspetta dopo, anche se non lo ha assolutamente uniformato: le incertezze e le inquietudini di questa pestilenza aprono a scenari diversi e opposti. Ma si tratta di tempi eccezionali anche per altri motivi: il cambio di paradigma che stanno affrontando le nostre società è evidente. Quotidianamente, vengono messi in discussione quelli che sono stati i cardini dell’ordine sociale, politico e economico: viene messa in discussione la bianchezza, il maschile tossico, il capitalismo, i resti dei (ne)fasti coloniali. Noi siamo interessate a indagare che cosa comporterà questo cambiamento per lo spazio pubblico: una volta che avremo finito il sacrosanto esercizio di abbattere statue di suprematisti bianchi, dovremo anche erigerne di nuove. Va anche in questo senso la ricerca che vogliamo stimolare: verso i nuovi simboli, le nuove estetiche e i nuovi patti che vorremo celebrare nello spazio pubblico delle città.”