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L’amore ai tempi del post-femminismo secondo Sofia Torre

Geschrieben von Salvatore Papa il 12 Februar 2026

«Nella nostra società l’amore è ancora un concetto connesso all’utile: tutto deve avere un senso, persino l’incapacità di amare felicemente.» Attorno a questa e molte altre riflessioni si sviluppa L’amore no. Discorsi sul pessimismo post-amoroso (minimum fax, 2026) di Sofia Torre, un libro che mette in discussione l’idea che anche i sentimenti debbano produrre valore. Torre, ricercatrice bolognese in Scienze Sociali presso l’Università Federico II di Napoli, si occupa da molti anni di Porn Studies, cinema e questioni di genere, e porta questo sguardo analitico dentro una materia molto più scivolosa: quella delle relazioni amorose.

Utilizzando come lente una lunga lista di riferimenti letterari e cinematografici, analizza le proprie frustrazioni e le proprie presunte imperfezioni in un racconto intimo e coraggioso che indaga la definizione di „amore“. Il punto di partenza è personale, ma il discorso si allarga presto a una diagnosi culturale più ampia, in cui desiderio, autonomia e aspettative sociali entrano continuamente in conflitto.

La necessità di allontanarsi dalle norme tradizionali, osserva, si è tradotta in altri tipi di normatività, dove tutto – a partire dalle proprie scelte erotiche e sessuali – deve essere riconoscibile e avere un nome. «Nei collettivi femministi e nei gruppi di discussione sulle „non monogamie etiche“, la volontà di costruire altro rispetto a un rapporto eteronormato tradizionale viene classificata come una questione di militanza: decostruire la mascolinità tossica, distruggere il patriarcato, sconfiggere l’eteronorma». Ma in questo spazio così codificato essere infelici equivale a essere passivi, ed essere passivi non è socialmente accettato.

Torre reclama così il diritto all’infelicità, sottraendola alla logica della prestazione e della crescita. Da qui la critica al post-femminismo, un orizzonte contraddittorio «contraddistinto dall’ideale dell’empowerment, dal sé come progetto, dalla centralità del concetto di scelta e dalla responsabilità individuale», ma anche da una costante richiesta di perfettibilità.

L’amore no osserva, quindi, l’amore mentre cambia forma e si adatta, diventando progetto e performance. E ricorda le parole del teorico queer Guy Hocquenghem: «i ruoli non si possono sovvertire se la recita è la stessa».