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Tra cinema e teatro: Fabrizio Gifuni attraversa i corpi di Moro e Pasolini

Geschrieben von Valentina Scocca il 7 April 2026

Attraversando quei corpi: Moro e Pasolini, i fantasmi della nostra Storia è il progetto speciale ideato e curato dall’attore e regista Fabrizio Gifuni, realizzato da Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale e Fondazione Cineteca di Bologna – Cinema Modernissimo in collaborazione con Sala Truffaut di Modena, che attraversa Bologna e Modena, ed intreccia teatro, cinema e incontri pubblici in una esplorazione politica e poetica sugli anni che vanno dalla Strage di Piazza Fontana al crollo del Muro.
Tra il 1969 e il 1989, infatti nella storia italiana si apre una frattura profonda che riguarda due figure apicali del Novecento: Aldo Moro e Pier Paolo Pasolini.

Attore tra i più intensi della scena italiana, che alterna cinema e teatro, vincitore di numerosi riconoscimenti, Fabrizio Gifuni da anni è impegnato in un lavoro di indagine teatrale sulla memoria politica del Paese, dedicando una parte significativa della propria ricerca artistica proprio al rapporto tra scena e storia civile. Negli ultimi anni ha costruito lavori teatrali che indagano documenti, archivi e testi politici, trasformandoli in materia scenica; in questo progetto l’artista esplora il confine tra memoria politica e rappresentazione artistica, mettendo in campo un corpo a corpo con due figure che hanno segnato in modo indelebile l’immaginario civile italiano: Pasolini e Moro.

Attraversando quei corpi: Moro e Pasolini, i fantasmi della nostra Storia si sviluppa in due spettacoli teatrali, otto incontri e dodici film – 4 documentari e 8 opere di finzione – di autrici e autori italiani proiettati al Cinema Modernissimo di Bologna e alla Sala Truffaut di Modena, che costruiscono un percorso di visione e riflessione sugli anni Settanta e Ottanta, prima e dopo Moro e Pasolini.
Il progetto fa dialogare il linguaggio teatrale e quello cinematografico: i due spettacoli a cui l’artista ha riservato negli anni una parte centrale del proprio lavoro Il male dei ricci. Ragazzi di vita e altre visioni, dedicato al corpo poetico e politico di Pier Paolo Pasolini, e Con il vostro irridente silenzioStudio sulle lettere dalla prigionia e sul memoriale di Aldo Moro, costruito a partire dai documenti della prigionia del leader democristiano, saranno infatti accompagnati da un’articolata rassegna cinematografica e da un ciclo di incontri che vede coinvolti registi, storici e scrittori, testimoni dell’epoca.

Il male dei ricci. Foto di Filippo Manzini

Scrive Gifuni: «I corpi insepolti di Pier Paolo Pasolini e Aldo Moro occupano da circa mezzo secolo il palcoscenico della nostra storia di ombre. Corpi fantasmatici, politici, poetici, simbolici, capaci di irradiare campi magnetici potentissimi che a distanza di 50 anni continuano ancora a scuoterci, a interrogarci. C’è un prima e c’è un dopo Moro e Pasolini […] Il teatro e il cinema, piazze aperte sulla polis, con il loro potere immaginifico, possono costituire ancora un argine e un antidoto a questo danno di sistema, capaci come sono di riportare in vita, nel buio della sala, ombre e fantasmi della nostra Storia. Giocando seriamente con il nostro passato, il nostro presente e persino con il futuro. È per questo che il Potere ha paura del cinema e diffida del teatro. Perché ha sempre il timore che lo spettacolo si trasformi in quella trappola per topi ideata da Amleto per smascherare i crimini del Re assassino. È per questo che ogni regime tenta, dalla notte dei tempi, di controllare il teatro e di imbrigliare il cinema o, in caso contrario, di rendergli la vita difficile togliendogli l’aria».

La dimensione teatrale del progetto prende forma dal 15 al 19 aprile al Teatro Storchi di Modena e dal 6 al 10 maggio al Teatro Arena del Sole di Bologna, dove sono presentati i due spettacoli di Gifuni: Il male dei ricci. Ragazzi di vita e altre visioni  (dal 15 al 17 aprile a Modena e dal 6 all’8 maggio a Bologna) e Con il vostro irridente silenzio. Studio sulle lettere dalla prigionia e sul memoriale di Aldo Moro (il 18 e 19 aprile a Modena e il 9 e 10 maggio a Bologna).

A più di vent’anni dal debutto di ‘Na specie de cadavere lunghissimo (2004) – spettacolo culto, ideato e interpretato dall’attore con la regia di Giuseppe Bertolucci – Gifuni ritorna alle pagine di Pasolini con una nuova drammaturgia originale: Il male dei ricci. Ragazzi di vita e altre visioni.
La rilettura di Ragazzi di vita – romanzo d’esordio dello scrittore – arricchita e storicizzata con altri scritti pasoliniani (poesie, lettere, editoriali, interviste), dà vita a un racconto personale, inedito, sorprendente e necessario. Il corpo/voce di Gifuni ci costringe al contempo a misurarci con un fantasma poetico, una voce inquieta che continua a reclamare un ascolto – ancora oggi in direzione ostinata e contraria.

Con il vostro irridente silenzio evoca il corpo di Aldo Moro, restituendone gli ultimi giorni di vita.
Il titolo dello spettacolo è tratto dalle ultime lettere dello statista democristiano e racchiude la sua amarezza verso lo Stato e il suo stesso partito, che avevano scelto la linea della fermezza, ignorando i suoi appelli e trattandolo come un uomo non più in sé. Gifuni mette in scena il dramma di un uomo lasciato solo dalle istituzioni, tradito politicamente ed umanamente, che risponde al silenzio della politica moltiplicando le proprie parole su carta: durante la sua prigionia Moro scrive lettere – rivolte ai familiari, agli amici, ai colleghi di partito, ai rappresentanti delle istituzioni e compone un lungo testo politico, storico, personale, il Memoriale. Le lettere e il Memoriale sono le ultime parole di Moro e raccontano i 55 giorni della sua prigionia. Fabrizio Gifuni continua la sua lacerante antibiografia della nazione, attraverso un doloroso e ostinato lavoro di drammaturgia che si confronta con lo scritto più scabro e nudo della storia d’Italia.

Afferma Gifuni: «Pier Paolo Pasolini e Aldo Moro sono figure apparentemente distanti, ma in realtà hanno avuto tante cose in comune. Per esempio, entrambi vivevano con angoscia perché non riuscivano più parla.re con i loro compagni di partito o di passioni, e il loro isolamento si accompagnava anche a un senso di inquietudine e di pericolo».