Una cosa che ci manca: la Cineteca

Geschrieben von Salvatore Papa il 26 März 2020
Aggiornato il 30 März 2020

Dal 1895 è la prima volta che l’umanità non può godere dell’invenzione dei fratelli Lumière, del piacere di stare assieme, in una sala cinematografica, davanti a uno schermo. Non era mai accaduto, nemmeno negli anni tragici della guerra. Se il cinema è anche una sorta di esperienza amorosa, oggi dobbiamo esprimere il nostro amore verso gli altri standone a distanza“.
Sono le parole del direttore della Cineteca, Gian Luca Farinelli. Mentre le leggiamo ci pare di sentirle pronunciare dalla sua voce che risuona come prima dei film in Piazza Maggiore, sospesi in questo tempo nel quale non sembrano più reali la ressa per accaparrarsi un posto, gli applausi, quella collezione di cartoline che continuiamo a portarci dietro ad ogni trasloco.

„Tutto cambierà talmente tanto – diceva qualcuno in tv – che tutto quello che c’è stato anche poco prima ci sembrerà lontano secoli“. Come dargli torto. Tutte le volte che abbiamo smadonnato per i sold out, che abbiamo litigato con quelli che stanno al cellulare, che abbiamo fatto la fila pazienti per un restauro di un vecchio film coreano pensando di non trovarci nessuno; tutte le volte che abbiamo testato la resistenza del nostro collo in prima fila o rinunciato alle coperte calde della domenica mattina per l’unica prevendita della proiezione in 70 mm dell’ultimo di Tarantino; tutto sembra trapassato ora.

„In questa situazione, totalmente inedita, – continua Farinelli – il cinema può continuare, anche se su schermi più piccoli, ad assisterci, a consolarci, ad allargare gli spazi del nostro quotidiano e della nostra immaginazione“. Ma può un piccolo schermo sostituire il buio prima dei titoli di testa, le file alla cassa, le battute che non fanno ridere in biglietteria di Ignazio, i commenti in piazzetta, l’emozione o il fastidio di stare seduti vicini e i vinelli al Cameo e al Centro Costa? Purtroppo no.

E apprezziamo gli sforzi digitali, le rubriche giornaliere e i consigli, ma non c’è niente che al momento possa farci passare la voglia di imboccare via Azzo Gardino e legare la bici a un palo, correre in sala e adagiarci comodi nel rosso della sala Scorsese o nel blu della Mastroianni, poi chiudere gli occhi e aprirli sui titoli di coda di quest’incredibile storia.

Fosse un film, saremmo tutti in Cineteca.