L’importanza di essere comunità: la Confraternita dell’Uva

La nostra intervista al libraio Giorgio Santangelo

quartiere Santo Stefano

Geschrieben von Salvatore Papa il 8 März 2021
Aggiornato il 9 März 2021

Wohnort

Bologna

Chi ama John Fante vi dirà certamente che tra i suoi libri migliori c’è La Confraternita dell’Uva. È quello che pensa ovviamente anche Giorgio Santangelo, che nel 2016 insieme ad Antonio Ciavarella (entrambi pugliesi) ha aperto l’omonima libreria/wine bar in via Cartoleria 20. Dalla sua passione per la letteratura americana e quella di Antonio per il vino e il buon cibo è nato quello che in pochissimo tempo è diventato un punto di riferimento per la cultura indipendente cittadina, potendo anche ospitare – fino a quando è stato possibile – eventi, concerti e gruppi di lettura.

Ecco cosa ci ha raccontato Giorgio dalla sua libreria che – ricordiamolo -, in quanto attività essenziale da DPCM, resta aperta con i consueti orari anche in zona rossa.

 

Come vi siete conosciuti e cosa facevate prima?

Io ho studiato Lettere all’Università di Bologna e, dopo alcune esperienze in altre librerie all’estero, mentre ero a Barcellona sono stato richiamato in città da Antonio Ciavarella, mio attuale socio e compagno di una mia cara amica. Antonio ha studiato Food & Wine management alla Bologna Business School, prima di propormi di unire le nostre passioni in un progetto in comune.

Qual è la prima regola per essere un buon librario e un buon oste?

Cordialità e far sentire a casa gli avventori. Oltre a saper consigliare bene quel che cerca la persona che ti si trova davanti.

Bologna è piena di ottime librerie. Perché secondo te?

Bologna è una città con un’attività culturale invidiabile a livello europeo, a mio avviso. La cultura genera indotto e – conseguentemente – altra cultura. La gente la chiede, è curiosa e partecipativa. Per forza di cose quindi anche anche di librerie ce ne sono tante, la gente le vuole e le frequenta.

I dati dicono che durante la pandemia la gente abbia comprato più libri, a voi com’è andata?

Non abbiamo mai venduto così tanti libri come nell’ultimo anno. Dall’inizio della pandemia, abbiamo ben comunicato (soprattutto attraverso i social) l’importanza e l’urgenza di dover sostenere una realtà editoriale del territorio, un negozio di quartiere, che reinveste nel tessuto cittadino i propri risparmi. La gente ha risposto con grande entusiasmo, inondandoci di messaggi affettuosi (e centinaia di ordini, che abbiamo consegnato a domicilio in bicicletta e spedito con le Poste – prima e con www.bookdealer.it, alla sua nascita in settembre – fin dall’inizio del lockdown, ormai un anno fa).

D’altra parte, però, c’è anche chi sostiene che la lettura stia diventando sempre più un lusso per chi ha il tempo e le energie per leggere. Cosa ne pensi?

La lettura non è un lusso, è qualcosa di fondamentale per farsi idee con la propria testa. Chi dice che non ha tempo per leggere è perché non lo sta cercando. Io personalmente leggo in bagno, in autobus, in fila alle Poste, in banca, a letto prima di dormire o nei pomeriggi domenicali sul divano. I lunghi viaggi in treno restano il mio posto e tempo ritagliato preferito. È importante volerselo cercare il tempo.

Prima che arrivasse il covid lì da voi si incontravano anche diversi gruppi di lettura. Quant’è importante sentirsi parte di una comunità di lettori?

I gruppi di lettura (che fortunatamente continuano a funzionare bene anche online tramite piattaforme di streaming) sono per tanta gente un momento di scambio unico di condivisione delle proprie passioni letterarie. I gruppi di lettura influenzano tantissimo anche i numeri di vendita che abbiamo in libreria. C’è tanta gente che non partecipa, ma ci viene poi a chiedere i titoli che sono stati scelti dal gruppo. È una maniera per rimanere aggiornati sul mondo dei libri e avvicinarsi a letture che non si scoprirebbero altrimenti.

Quali sono i libri che avete venduto di più in quest’ultimo anno?

I libri più venduti sono stati quelli che abbiamo consigliato maggiormente, i titoli spinti dalla forza del gruppo di lettura e dalle presentazioni fisiche (le ultime che riuscimmo a fare). Sono dati interessanti e dimostrano che con passione anche le piccole case editrici possono fare grandi numeri.
Eccoli:
1. Ho paura torero, Pedro Lemebel (marcos y marcos);
2. La strada di casa, Kent Haruf (NN Editore);
3. L’estate che sciolse ogni cosa, Tiffany McDaniel (Atlantide Edizioni)
4. Giovanissimi, Alessio Forgione (NN editore)
5. LOT, Bryan Washington (Racconti edizioni);
6. Febbre, Jonathan Bazzi (Fandango Libri);
7. Scheletri, Zerocalcare (Bao Publishing);
8. Ragazza, donna, altro, Bernardine Evaristo (edizioni sur);
9. Il giusto peso, Kiese Laymon (Edizioni Black Coffee);
10. Namamiko, Fumiko Enchi (Safara Editore);
11. Mezza luce mezzo buio, quasi adulti, Carlo Bertocchi (TerraRossa Edizioni);
12. Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio, Remo Rapino (minimum fax).

Privilegiate un contatto diretto con le case editrici. Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di quest’approccio? E cosa serve secondo voi per definirsi “indipendenti”?

I vantaggi per una libreria di proposta come la nostra sono diversi, a partire da un margine di guadagno del prezzo di copertina più alto, rispetto allo stesso libro ordinato tramite distributore. Inoltre il contatto diretto con l’editore permette possibilità quali il conto deposito, ovvero sia pagare solamente il venduto, senza dover acquistare in blocco tutti i libri che abbiamo a scaffale. Una bella boccata di ossigeno per le piccole realtà. Inoltre conoscendo gli editori di person (e conoscendo loro i nostri gusti, dopo un po‘) molto spesso veniamo indirizzati dagli stessi verso letture più consone ai nostri gusti, quelle che sanno che saremo in grado di spingere e vendere di più.

Come detto, avente anche attivato le consegne a domicilio. Com’è andata?

Abbiamo iniziato a fare consegne a domicilio di libri e bottiglie in bicicletta per Bologna e a spedire in tutta Europa già prima che ci fosse il lockdown.
La risposta del pubblico è stata entusiastica e ci ha permesso di affrontare al meglio un periodo davvero buio per noi (come hanno spiegato diversi librai di bar-libreria di Milano, le realtà come la nostra sono fuori da qualsiasi ristoro o altre agevolazioni perché la burocrazia in Italia è parecchio farraginosa).
Credo che a causa delle difficoltà generalizzate della pandemia, i nostri clienti (ma anche tante persone che ci hanno scoperto proprio durante i mesi di lockdown) siano riusciti a identificarsi in noi, nelle nostre preoccupazioni e timori: quello di poter continuare o meno a fare il nostro lavoro con competenza e passione, senza rischiare la chiusura.

Cos’è Bookdealer, perché è meglio di Amazon e come funziona?

A fine agosto 2020 è stata lanciata in rete la piattaforma Bookdealer.it, quella che potrebbe essere la messa in atto di tutto quel che è stato fatto e che abbiamo imparato durante il lockdown dalle librerie indipendenti in Italia: finalmente un sito dove i lettori possono ordinare i loro libri preferiti direttamente dalle librerie indipendenti, senza rinunciare alla comodità di pagamenti tracciati online, di ricevere a casa a domicilio il libro dalla libreria più vicina aderente al servizio (o farselo spedire dalla libreria che vogliono sostenere).
L’idea di fondo è quella di usare le librerie indie come magazzino (e devolvendo l’intero guadagno di vendita alla libreria), avere la comodità di ricevere tutto a casa ma sostenendo realtà del territorio, senza far guadagnare soldi a multinazionali che, al contrario di noi, non pagano tasse e vessano lavoratori sottopagati.
Quando si ordina con Bookdealer, il rider che arriva a casa tua c’est moi.
Nell’ultimo anno abbiamo inoltre spedito i nostri libri in tutta Italia e siamo arrivati in Spagna, Francia, Svizzera, Belgio, Inghilterra, Scozia, Germania, Svezia, Ungheria, Croazia e Grecia. Una soddisfazione per una libreria di 60mq!

Cosa vi rimarrà di quello che state attraversando?

Sicuramente la forza di reinventarsi. Le librerie indipendenti hanno mostrato la loro pelle dura di fronte alla difficoltà e visto che c’è modo di fare libreria oggi aprendo le proprie quattro mura ai confini cittadini e quelli transnazionali. È importante stare al passo coi tempi.

Perché è così bello bere circondati dai libri?

Ci si sente più a casa. Quello che ci dicono tanti clienti, una volta entrati, è di non sentire quella freddezza e distanza di altri locali.

Qual è il vostro rapporto col vicinato e il quartiere?

È un rapporto abbastanza cordiale. Tranne che rare occasioni, c’è un rapporto di collaborazione. Molti nostri vicini frequentano la libreria ed è capitato spessissimo di organizzare eventi in collaborazione con L’università di Bologna, esattamente di fronte a noi, come anche con il Teatro Duse, il Liceo Galvani in via Castiglione o il Liceo artistico, sempre in via Cartoleria.

Quali sono i luoghi dei dintorni a cui siete più affezionati?

La facoltà di Lingue e letterature straniere, proprio di fronte a noi, anima della via e con la quale abbiamo organizzato tante belle presentazioni in passato. Come anche con il teatro Duse, a due passi.