Motus riunisce in un’unica serata i due capitoli del progetto dedicato alla figura di Frankenstein: Frankenstein_diptych (love story + history of hate). Nel primo capitolo, la solitudine della scrittrice Mary Shelley e delle sue creature diventa il punto di partenza per esplorare il confine tra umano e non-umano; nel secondo, history of hate, emerge l’inceppo del meccanismo amoroso che provoca un ribaltamento dalle conseguenze irreversibili.
È in questo passaggio che l’amore, progressivamente, si trasforma in odio, la benevolenza in violenza, e le creature – inascoltate e isolate – si fanno mostri. Come nel romanzo di Shelley, dove la creatura è definita un “infelice”, anche qui il mostro nasce dalla solitudine, dalla sofferenza e dal rifiuto, in un continuo e doloroso tentativo di trovare un posto nel mondo.
Frankenstein_diptych non si limita a rievocare un mito letterario, ma lo rilancia come specchio politico della contemporaneità: cosa accade quando non troviamo ascolto e quando l’alterità viene percepita come minaccia e non come possibilità? Il progetto affronta le dinamiche di vulnerabilità e rigetto, portando in scena un’opera che è allo stesso tempo riflessione critica e immersione poetica.
Prima parte del dittico, Frankenstein (love story) ci fa entrare nella solitudine abissale di Mary Shelley e delle sue creature: corpi ibridi, marginali, inquieti, alla ricerca di amore e di relazioni che si rivelano impossibili. Affetti non normati, riconoscimenti mai concessi. Motus esplora il confine fragile tra umano e non-umano, tra cura e abbandono, tra desiderio e paura, attraverso tre figure in scena – la creatrice, il creatore e la creatura – che si fondono simbioticamente in un’unica entità.
Seconda parte del dittico, Frankenstein (history of hate) è il contraccolpo: la conseguenza del rifiuto e dell’incapacità della società di sostenere la relazione con l’altro. È ciò che accade quando l’amore – negato e umiliato – si spezza, quando l’incontro fallisce e si trasforma in rigetto e rabbia. Qui la tenerezza implode, la benevolenza si deforma e il mostro appare tra le fiamme, nel vuoto dell’ascolto, nella ferita della solitudine. Non nasce cattivo: viene reso tale dalla sofferenza e dall’incomprensione, trasformato dallo sguardo altrui.
Written by LR