Cosa resta di noi se togliamo il teatro? Il nuovo lavoro di Licia Lanera è un interrogativo sospeso tra realtà e finzione, una commedia ironica e un atto d’amore assoluto verso il teatro.
Cosa resta di noi, se togliamo il teatro? Una domanda che risuona come un’eco nelle anime di quattro attrici e un attore dai 20 agli 80 anni, protagoniste/i del nuovo lavoro di Licia Lanera, regista e attrice più volte Premio Ubu. Insieme agli interpreti, due enigmatici spiriti guida (una capra e un bue) attraversano uno spazio sospeso tra palco e vita reale, sotto lo sguardo onnipresente del Dio del Teatro. Recitano, provano, falliscono, si interrogano sulla paura, l’amore, la maternità, l’eredità, l’arte e la morte. «È un ragionamento sul teatro che tutto ti dà, chiedendoti in cambio una sola cosa: la tua vita» scrive Lanera, che si lascia ispirare dal difficile momento della pandemia, quando «mi sono fermata a guardare la mia vita senza teatro. E non ci ho trovato nulla. […]. Cos’è il palcoscenico, se non un luogo in cui “si gioca a far sul serio” per raggiungere la verità?». Tra echi di Kantor e comicità nera, lo spettacolo è un atto d’amore assoluto verso il teatro e un tentativo disperato di lasciare traccia, chiedendosi come diventare immortali.
Written by LR