Una scenografia essenziale fa da cornice, in quello che fu il refettorio di un convento, a un piccolo salotto da lettura, nel quale, tra una pianta finta e un arazzo caleidoscopico, si legge della nascita della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e della vita di Giuseppe Volpi, conte di Misurata, ministro delle Finanze durante il governo Mussolini e figura centrale nella nascita della Mostra del Cinema: a lui è infatti intitolata la Coppa Volpi, istituita nel 1935 e tuttora assegnata nell’ambito della Mostra per la migliore interpretazione maschile e femminile.
Di Volpi è la figura che svetta nella fotografia ospitata dalla seconda sala, scattata nel 1935, che lo vede accanto allo scultore e politico Antonio Maraini, direttore della Biennale d’Arte di Venezia dal 1928 al 1942. E proprio a partire da Maraini, l’artista Alessandra Ferrini ricostruisce una rete di relazioni che attraversa la storia pubblica del nostro Paese e arriva fino alla storia privata della sua famiglia: negli anni Trenta e Quaranta, infatti, la pro-prozia, la nonna e il nonno dell’artista lavorarono come personale di servizio presso la proprietà di Antonio Maraini a Firenze. Nel video, proiettato sul fondo della sala, l’artista riscopre una scatola di fotografie e, con essa, le storie, i ricordi e le supposizioni che tornano ad abitare quelle immagini.
È un riallestimento di Unsettling Genealogies, progetto artistico parte di un percorso di indagine critica sulla storia delle istituzioni culturali italiane avviato da Ferrini nel 2020 e realizzato nel 2024 per il Museo del Novecento di Firenze, la preview della XIX edizione di Archivio Aperto, il festival di Fondazione Home Movies – Archivio Nazionale del Film di Famiglia con la direzione artistica di Giulia Simi e Sergio Fant, in programma dal 22 al 26 ottobre a Bologna (luoghi vari). L’installazione, a cura di Alberta Romano, sarà visibile a partire da giovedì 15 ottobre (inaugurazione ore 19 alla presenza dell’artista e della curatrice) nella Sala Berti del refettorio storico dell’ex Convento di San Mattia (via Sant’Isaia, 20): un percorso che conduce lo spettatore all’interno rimasti a lungo inespressi attraversano molte memorie familiari legate al fascismo italiano, riaffiorando talvolta solo a distanza di generazioni, quando il tempo rende più fragili i confini tra ciò che si è scelto di ricordare e ciò che si è preferito tacere.
In quest’ottica, il riallestimento di Unsettling Genealogies rientra nel progetto di ricerca Kinship and Archive: From Private Narratives to Public Discourse Through Amateur Archives di Alberta Romano, sostenuto dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura nell’ambito del programma Italian Council (14a edizione, 2025), finalizzato alla promozione internazionale dell’arte contemporanea italiana, con l’obiettivo di considerare gli archivi personali e amatoriali non come depositi neutrali del passato, ma come spazi vivi e non pacificati, nei quali la dimensione intima può far riemergere voci, silenzi e contro-narrazioni della storia.
In Unsettling Genealogies l’archivio familiare non è una semplice fonte per ricostruire il passato, ma un luogo da cui interrogare la storia e le sue dinamiche. Immagini, documenti e racconti personali permettono all’artista di far emergere una dimensione affettiva della storia, dove la memoria individuale non è separata da quella collettiva, rivelandone contraddizioni, omissioni e persistenze.
“Presentare questa ricerca nella cornice ideale della XIX edizione di Archivio Aperto significa guardare all’archivio come a uno spazio in cui le genealogie possono diventare scomode – dice la curatrice Romano – non perché offrano una verità alternativa e definitiva, ma perché riportano alla luce legami, silenzi e responsabilità che continuano a dare forma al presente”.
Written by LR