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Fri 06.11 2026 – Sat 15.05 2027

Alberto Gianfreda. Ancora una volta, una volta ancora

Where

⟶ Torre Unipol
Via Larga 6, Bologna

When

Friday 06 November 2026 – Saturday 15 May 2027

How much

free

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Sito web

Dal 6 novembre 2026 al 15 maggio 2027, CUBO, archivio e museo d’Impresa del Gruppo Unipol presenta nella Torre Unipol di Bologna la personale Alberto Gianfreda. Ancora una volta, una volta ancora, a cura di Ilaria Bignotti e Francesca Guerisoli. Il progetto, concepito per lo Spazio Arte del venticinquesimo piano, riunisce un corpus di circa dieci opere, tra cui spiccano tre gruppi scultorei di dimensioni ambientali in ceramica che, attraverso configurazioni sempre nuove, indagano il rapporto tra identità, relazione e cambiamento.

La mostra nasce dalla riflessione dell’artista sulla condizione contemporanea: riconoscersi non integri e imperfetti diventa la premessa per incontrare l’altro senza subordinarlo. Oggetti domestici – piatti, vasi, ceramiche – vengono frammentati e ricostruiti su maglie metalliche mobili, restituendo alla materia la possibilità di trasformarsi. Il titolo mette in luce come ogni volta l’arte sappia ripartire e rigenerare, senza evocare un passato concluso, ma aprirsi a un futuro di possibilità. Una volta ancora non è ripetizione, ma resilienza, adattamento, nuova forma.

Il visitatore è una presenza attiva e costitutiva dell’esperienza della mostra. Due delle tre installazioni scultoree gli permettono di intervenire direttamente sulla forma, trasformando il percorso in uno spazio di possibilità, ma anche di responsabilità. Le opere non hanno bisogno del pubblico per essere compiute come oggetti, ma è nell’incontro con chi le attraversa che trovano il compimento del proprio senso.

Il percorso espositivo

Ancora una volta, una volta ancora, si configura come un corpo unitario che cresce dall’orizzontale al verticale, invitando il visitatore a vivere la mostra non come una sequenza di opere, ma come un’esperienza in cui ogni presenza modifica la relazione con lo spazio e con le sculture.

A introdurre il percorso, un intervento dedicato alla poetica del frammento e alla relazione tra opera e pubblico. Sul ledwall scorre un breve video pubblicato dall’artista sul proprio profilo Instagram: una mano solleva e lascia ricadere i frammenti di tre vasi bianchi, senza ricomporli. Il gesto ha generato migliaia di commenti, nei quali gli utenti hanno riconosciuto metafore di fragilità, ricostruzione, perdita e resilienza. Accanto, tre teche riportano nello spazio fisico alcuni elementi di quell’esperienza: i vasi originali, il suono del loro movimento e una selezione di commenti online, a indicare come ogni volta l’opera d’arte sia frutto di un pensiero condiviso tra artista e comunità. La soglia tra reale e virtuale introduce così i temi della mostra: movimento, frammentazione, relazione e trasformazione.

La prima scultura è Materia comune (2025), un grande tappeto ceramico (h 60x230x150 cm) composto da frammenti di piatti bianchi collegati da una maglia metallica e sospeso su 11 piedistalli museali. Gli elementi, funzionali alla seduta, sostengono il corpo ceramico, permettendo al pubblico di sedersi e instaurare un rapporto diretto con l’opera: la ceramica è sorretta da queste basi così come il corpo della persona. Una metafora di reciprocità in cui il visitatore non completa la scultura, ma il suo significato.

La seconda tappa è una costellazione di vasi frammentati titolata Nothing as it seems (2026, h 150×250×420 cm), collocati su 12 basamenti bianchi. Ricomposti su catene metalliche, i vasi possono cambiare forma e invitano il pubblico a intervenire direttamente, generando configurazioni sempre nuove e attivando la dimensione sonora dell’opera. Il pubblico non interviene come soggetto esterno, ma entra nel processo che l’opera stessa rende possibile.

Il percorso si conclude con Ancora una volta (2026), la grande scultura verticale che dà il titolo alla mostra. Un corpo ceramico di circa 250 cm si adagia sulla parete, raccogliendo molteplici frammenti in una forma comune. Dopo le opere che invitano all’interazione, il visitatore incontra una creazione contemplativa, nella quale elementi differenti trovano un possibile equilibrio del quale il pubblico può sentirsi parte poiché ogni identità trova compimento nella relazione con l’altra.

Il progetto si arricchisce inoltre di un video, che documenta il lavoro di Gianfreda in movimento, di una lettera rivolta ai visitatori, invitati a riconoscere nelle sculture frammenti delle proprie esperienze e a diventare così parte integrante del progetto espositivo, e di una struttura metallica destinata a diventare l’elemento generativo del workshop ideato dall’artista per il weekend di ART CITY Bologna, in occasione di Arte Fiera 2027.

La mostra integra infine una dimensione sonora. Il movimento delle sculture genera il suono della ceramica che si sposta e vibra, mentre tracce audio richiamano la frattura e la trasformazione della materia. Un paesaggio acustico discreto accompagna il visitatore e fa emergere la dimensione temporale dell’opera: il frammento non solo si vede e si muove, ma risuona, rivelando che ogni identità è un processo in evoluzione e ogni forma un equilibrio provvisorio.

Orari Lun, 14 -19. Mar – Ven, 9:30 – 20. Sab, 9:30 – 14:30. Dom chiuso

Written by LR