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Come la libreria La Terza Stanza di Budrio è finita nella campagna “anti-gender” della destra nazionale

Written by Salvatore Papa il 12 June 2026

Giorgia Loi e Marilisa Mainardi

Una libreria indipendente in un piccolo comune è sempre un piccolo miracolo. A Budrio, che è noto soprattutto per aver dato i natali all’ocarina, c’è La Terza Stanza, il progetto di Giorgia Loi e Marilisa Mainardi, due libraie che nel 2020, nel pieno della pandemia, hanno aperto uno spazio che voleva essere insieme libreria e luogo di incontro culturale. «Volevo dare un po’ di speranza e un barlume di cultura in un paese di 18 mila abitanti», racconta Mainardi.

Fin dall’inizio La Terza Stanza si è caratterizzata per l’attenzione alla piccola editoria, alla letteratura indipendente e ai temi dei diritti civili. Le stesse fondatrici definiscono la libreria «impegnata», con una particolare sensibilità femminista e transfemminista, pur senza essere una libreria specializzata esclusivamente in questi temi. La libreria ha negli anni ospitato presentazioni, gruppi di lettura, incontri culturali e iniziative sociali sul territorio. Qualcuno però se n’è accorto solo in occasione di un evento specifico: il Piccolo Pride, una giornata di incontro, cultura e socialità organizzata il 6 giugno scorso insieme all’associazione Amici dei Mulini e ospitata nel cortile di un’ex scuola inutilizzata della frazione di Maddalena di Cazzano. “Piccolo” perché una versione ridotta e territoriale dei grandi pride urbani, interpretato però da alcuni come “per bambini”, ai quali era stata invece dedicata soltanto un’area gioco e alcune letture per l’infanzia.

La Terza Stanza

A sollevare il caso è stato prima l’europarlamentare bolognese di Fratelli d’Italia Stefano Cavedagna, seguito a ruota da altri esponenti della destra a mezzo social e da alcuni giornali nazionali dell’area conservatrice. Al centro della tempesta mediatica sono finiti, in particolare, un laboratorio di illustrazione erotica riservato agli adulti e la presenza di alcuni oggetti artigianali a tema sessuale esposti nel mercatino, elementi che hanno portato Il Giornale a titolare «Il Piccolo Pride per bimbi benedetto dalla giunta dem. Minori a lezione di erotismo» e La Verità «I dem difendono chi insegna ai bambini a usare i preservativi».

La ricostruzione fornita dalle organizzatrici è però molto diversa. Il programma della giornata prevedeva infatti musica, un punto ristoro, la presenza di associazioni del territorio, un mercatino artigianale e momenti di approfondimento culturale. «L’area per i bambini – spiega la libraria – era stata organizzata con fogli di carta, colori, stoffa, materiali per dipingere e giocare. Il focus era che fossero in sicurezza. Non c’erano preservativi e nessuno tra i bambini e le bambine hanno preso parte alle attività di cui si sparla oggi».

«Tutto quello che raccontano è assolutamente falso», affermano. Motivo per cui la libreria ha già iniziato a inviare le prime diffide.

La vicenda si è ulteriormente caricata di significati politici per la presenza del patrocinio del Comune di Budrio e per la partecipazione della sindaca a un breve saluto istituzionale. Da quel momento il dibattito si è spostato dall’evento in sé al ruolo dell’amministrazione comunale, con interrogazioni e richieste di chiarimento.

– scorri sulle foto per sfogliare la gallery del Piccolo Pride –

«Ci hanno accusate anche di aver utilizzato fondi pubblici, ed è una menzogna completa, perché il patrocinio era non oneroso e abbiamo lavorato con le nostre poche e piccole risorse autonome», sostiene Loi, che aggiunge: «Quando abbiamo fatto la prima edizione nessuno ci ha guardate. Questa volta siamo quasi in campagna elettorale e faccio fatica a pensare che la strumentalizzazione non abbia anche questo fine».

Non è la prima volta che nel bolognese una realtà culturale finisce al centro di una polemica nazionale legata ai temi LGBTQ+. Solo pochi mesi fa la Biblioteca Oriano Tassinari Clò era stata contestata per la presenza sugli scaffali del graphic novel Heartstopper, accusato da alcuni esponenti della destra di proporre contenuti “gender” ai minori.

Per La Terza Stanza, però, la differenza è che questa volta la battaglia potrebbe finire in tribunale. «Una diffida è già partita e altre partiranno a ruota», spiegano le organizzatrici, che nei prossimi giorni avvieranno anche una raccolta fondi per sostenere le spese legali. L’obiettivo, spiegano, non è soltanto difendersi da accuse «spesso lanciate contando sul fatto che in pochi possono permettersi di reagire», ma continuare a promuovere, con gli eventuali proventi delle sentenze, attività legate ai temi dei diritti, dell’inclusione e della cultura indipendente.