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Dare un suono alle immagini della memoria: a Bologna una residenza per musicisti e sound designer

Written by La Redazione il 25 May 2026

Che suono ha un ricordo? E soprattutto: quale colonna sonora può accompagnare immagini girate decenni fa, spesso senza audio, da persone comuni che hanno documentato viaggi, famiglie, feste e frammenti di vita quotidiana? Da queste domande nasce MemoryScores, il nuovo progetto promosso da Fondazione Home Movies e Articolture, che mette in dialogo archivi audiovisivi e ricerca sonora contemporanea.

Fino al 30 maggio sono aperte le candidature per una residenza rivolta a sei artisti e artiste under 35 attivi nei campi della musica, del sound design e delle pratiche sonore sperimentali. L’obiettivo è lavorare su una selezione di film provenienti dall’archivio della fondazione bolognese, una delle più importanti realtà italiane dedicate alla conservazione e valorizzazione del cinema amatoriale e privato, che custodisce oltre 40mila pellicole.

La prima edizione del progetto si concentra sul tema del tourist gaze, lo sguardo del viaggiatore che, attraverso la cinepresa, osserva luoghi e culture lontane. Materiali girati nell’età postcoloniale, spesso attraversati da fascinazioni esotiche e immaginari oggi da rileggere criticamente, diventeranno il terreno di sperimentazione per nuove interpretazioni sonore.

I partecipanti selezionati prenderanno parte a una residenza intensiva dal 17 al 22 luglio tra la sede della fondazione a Bologna e il borgo di Campolo, sull’Appennino bolognese. Nei mesi successivi seguiranno incontri online e sessioni di tutoraggio con professionisti provenienti da ambiti diversi della composizione e della ricerca audiovisiva. Tra questi ci sono Massimo Carozzi, Laura Agnusdei, Vladimir Golovnitski, Muna Mussie e Simonluca Laitempergher.

Il progetto si concluderà il 25 ottobre con una presentazione pubblica al Teatro San Leonardo, all’interno di Archivio Aperto e in collaborazione con AngelicA – Centro di Ricerca Musicale. Le sei sonorizzazioni confluiranno in un’unica opera collettiva, pensata sia per l’esecuzione dal vivo sia per la diffusione digitale.