Si è chiusa ieri, 3 aprile, l’edizione 2025 della Bologna Children’s Book Fair, la più grande e antica fiera del mondo dell’editoria per l’infanzia. Oltre 33 mila i visitatori per 1577 espositori in arrivo da 95 Paesi. Un grande successo di mercato e di pubblico arrivato però in una delle settimane più tragiche per i bambini e le bambine palestinesi, uccisi a centinaia dalle bombe israeliane o in una situazione di deprivazione quasi totale.
Un disastro umanitario che ha sollevato le forti accuse di Publishers for Palestine, un collettivo di oltre 600 editori che si battono per la giustizia, la libertà di espressione e il potere della parola scritta in solidarietà con il popolo della Palestina.
«La più grande fiera del libro per bambini al mondo – scrivono – afferma sul suo sito web di “adoperarsi sempre per riservare spazio alle voci marginalizzate,” ma resta vistosamente in silenzio mentre migliaia di bambini vengono brutalmente uccisi […] ignorando le richieste degli editori palestinesi e arabi di sospendere la partecipazione di Israele. […] Oltre a contribuire alla disumanizzazione dei bambini palestinesi con il suo silenzio, e dopo aver ospitato editori israeliani complici, la Bologna Children’s Book Fair ha scelto di accogliere come espositore un rappresentante della società israeliana di pubbliche relazioni Galili Publishing (nota anche come Galili Communications). Galili ha pubblicato propaganda sionista, compresi libri sull’“eredità” e sul successo dell’Haganah e delle Forze di Difesa Israeliane (IDF).»
Dopo il 7 ottobre 2023 oltre 50.000 sono i palestinesi uccisi da Israele, tra cui più di 15.600 bambini e bambine. 270 nella sola settimana dal 18 marzo 2025, secondo Save the Children.
«La città di Bologna – continuano – è da tempo un luogo di protesta contro l’occupazione israeliana, e gli studenti dell’Università di Bologna hanno portato avanti una costante campagna di disinvestimento contro un’amministrazione intransigente. La Bologna Children’s Book Fair non può ignorare il genocidio. Nel 2024 ha ignorato un appello del settore da parte di editori, autori, illustratori e designer palestinesi e arabi per sospendere gli editori israeliani, così come ha ignorato una serie di eventi organizzati da un collettivo di illustratori italiani per sensibilizzare sul genocidio di Israele e sulla complicità della Fiera, raccogliendo fondi per l’UNRWA. Non dovrebbe essere necessario affermare che i bambini palestinesi hanno lo stesso diritto inalienabile alla vita, al sostentamento, alla casa, alla salute, all’educazione, alla dignità e a un ambiente sano come tutti gli altri bambini, ma vengono privati di tutti questi diritti. Il silenzio dell’industria del libro per bambini, inclusa la Bologna Children’s Book Fair, contribuisce alla negazione continua di questi diritti fondamentali.»