L’atteso ritorno di Jazz Is Dead! in ‘light version’: tutto il programma

Dal 10 al 12 settembre al Bunker di Torino una versione 'illuminata' del festival dedicato al jazz nelle sue espressioni più avventurose

Written by Chiara Colli il 13 July 2021

Dopo un anno così terribile per la musica dal vivo, l’obiettivo da centrare era sì dare un segnale di presenza, ma farlo anche provando a far diventare le limitazioni un punto di forza. E quindi provare a puntare sulla qualità più che sulla quantità, valorizzando la musica italiana ma anche i progetti più piccoli, magari ricercati, progetti speciali che in annate “normali” avrebbero magari avuto meno risonanza. Un obiettivo che a dir la verità è stato sposato solo da una piccola parte illuminata di manifestazioni estive e festival – perlopiù concentrate, comprensibilmente, a esserci e ad attirare pubblico – tra cui, pochi dubbi sicuramente, spicca il beneamato Jazz Is Dead! di Torino.

Il festival da anni impegnato a divulgare e ospitare una concezione aperta, contaminata e coraggiosa del jazz, nelle sue forme più all’avanguardia e liquide, dopo l’anteprima del 16 luglio con Paolo Spaccamonti e Ramon Moro all’ex stazione di risalita all’Osservatorio di Pino Torinese, torna a settembre con un’edizione “illuminata” che trova il suo peso specifico (tutt’altro che leggero) proprio nella qualità delle proposte: perlopiù progetti speciali e inediti, molto concentrati sulla produzione italiana ma anche con qualche notevole chicca internazionale. Tre giorni di musica proveniente da un circuito internazionale e alternativo, caratterizzato dal virtuosismo strumentale: elettronica, etnico, free-noise, per ogni serata un genere a circoscrivere le esecuzioni di questi artisti di punta della scena impro/noise/contemporanea, tra nuove stelle della etno psichedelia improvvisata e colonne portanti del moderno free jazz. «Mai una scelta casuale», come giustamente sottolineano gli organizzatori, «ma attenta perlustrazione che segue marcati fili conduttori percepibili, anche se spesso invisibili, attraverso un preciso iter concettuale, che quest’anno si delinea a partire dal sottotitolo light version».

La luce artificiale dell’elettricità, quella calda del sole e quella più acuta e cerebrale della mente fanno da filo conduttore alla programmazione giornaliera del festival – dove anche i cambi palco sono stati scelti con cura e non lasciati al caso. Venerdì 10 settembre la luce generata dall’elettricità illumina gli animi con una selezione che mescola strumenti analogici e sintetici. Elettronica con i live di Félicia Atkinson, artista tra le più interessanti del panorama sperimentale internazionale, The Fruitful Darkness Trio, formato dai fuoriclasse Gianni Gebbia / Massimo Pupillo (ZU) / Tony Buck (The Necks), Andrea Ilian Tape, punta di diamante dell’omonima etichetta culto e il produttore Healing Force Project con un nuovissimo disco jazz fusion elettrificato.

Sabato 11 settembre si passa alla luce solare che riscalda e ai ritmi delle terre ancestrali, ai suoni della terra e delle terre. Etnica con i live di Rhabdomantic Orchestra che presentano in anteprima il nuovo disco con la partecipazione di Maria Mallol Moya che uscirà per Agogo; e poi Oaxaca, osannati da Gilles Peterson per l’ultimo lavoro “Onde di Sabbia” e Jolly Mare, tra i produttori elettronici più prolifici d’Italia che presenta il live “Logica Armonica”. Chiude la serata il misterioso Dj’mbo From Gambia.

Per la chiusura di domenica 12 settembre si accende la luce del cervello: il colpo di genio, l’estro degli improvvisatori e dei musicisti abbagliati dalla luce della libertà di scrittura ed esecuzione. Improvvisazione libera con i live dei Frequency Disasters, il trio formato da Steve Beresford, libero militante dell’improvvisazione e del noise, che ha fatto parte dei Flying Lizards e ha collaborato con i più grandi jazzisti del mondo, il contrabbassista Pierpaolo Martino, docente universitario e saggista e Valentina Magaletti, batterista coinvolta in vari progetti straordinari come Tomaga, Vanishing Twin, Raime, solo per citarne alcuni, e con Xabier Iriondo degli Afterhours & Snare Drum Exorcism de Il Teatro degli Orrori. Gli Hiedelem chiudono il festival: il duo formato da Attila Csihar, frontman e voce dei Mayhem e dei Sunn O))) e da Balazs Pandi, tra i batteristi più ricercati dai grandi noisemaker internazionali, tra cui Merzbow, Thurston Moore e Keiji Haino.

Dalla luce più accecante all’oscurità attraverso anche dei cambi palco, come dicevamo, non lasciati al caso e curati da artisti scelti appositamente per sonorizzare le attese: Weed Mason (Tons) tra ambient e drone il venerdì, le selezioni etniche di Stefano Isaia (Movie Star Junkies) il sabato e domenica una scaletta free jazz proposta dal collezionista e dj Andrea Passenger. Il festival quest’anno si svolgerà al Bunker, centro culturale metropolitano che sorge a Torino nel quartiere Barriera di Milano (e diviso in zona concerti, punto ristoro e spazi espositivi) e come sempre sarà rigorosamente gratuito. Viva la libertà d’espressione, viva Jazz Is Dead!!