Il mese di marzo è all’insegna dell’impegno civile, della drammaturgia contemporanea, sia italiana che internazionale e della sperimentazione artistica: performance teatrali e musicali, danza, teatro di ricerca e d’indagine – con una particolare attenzione a ciò che sta accadendo nel mondo in questo momento storico, complesso e difficile, e alle ripercussioni che tutto ciò ha su di noi.
Uno sguardo attento alla contemporaneità, per cercare di leggerla e interpretarla, perché, come diceva Bertolt Brecht “l’arte non è uno specchio con cui riflettere la realtà, ma un martello con cui forgiarla” – e mai come in questo tempo presente c’è l’urgente necessità di rendere la realtà più umana e civile.
Ecco alcuni consigli su cosa andare a vedere a teatro questo mese.
Da giovedì 5 a domenica 8 marzo, Arena del Sole
A palce of Safety. Viaggio nel Mediterraneo centrale
di Enrico Baraldi e Nicola Borghesi/Kepler-452

A palce of Safety è un’indagine teatrale condotta da Kepler-452 a bordo della Sea-Watch 5 – una nave di ricerca impegnata in operazioni di soccorso nel Mediterraneo centrale, per capire cosa avviene sulla rotta migratoria più letale al mondo.
Lo spettacolo è l’esito di un lungo periodo di ricerca sul campo iniziata con le interviste dei registi Enrico Baraldi e Nicola Borghesi agli operatori di Sea-Watch ed EMERGENCY e proseguita con una residenza a Lampedusa, fino alla missione vera e propria: nel corso di quasi cinque settimane di navigazione, l’equipaggio della Sea-Watch 5 soccorre 156 persone, poi sbarcate in un «place of safety», il porto sicuro di La Spezia. Lungo il percorso, gli artisti hanno incontrato operatori di Life Support, la nave di EMERGENCY e di Sea-Watch, che sono diventati i protagonisti della pièce, in scena con Nicola Borghesi.
A place of safety è la storia dell’incontro tra una compagnia teatrale e un gruppo di persone che ha deciso di dedicare parte della propria vita al soccorso in mare, ed è al tempo stesso un discorso intimo, una riflessione profonda su ciò che su ciò l’Europa vorrebbe essere, su ciò che non è, su ciò che potrà diventare. Lo spettacolo ha vinto il Premio Ubu 2025 – Miglior spettacolo di teatro, il Premio Franco Enriquez per la drammaturgia 2025 e il premio Le Maschere del Teatro come miglior autore di novità italiana 2025.
Venerdì 6 marzo, Ateliersì
AGiTA (concerto coreografico)
di&con Mariagiulia Serantoni

AGiTA è un concerto coreografico per un corpo, creato da Mariagiulia Serantoni – artista e ricercatrice, co-fondatrice della compagnia Fattoria Vittadini, in stretta collaborazione con l’ingegnere del suono Andrea Parolin.
Lo spettacolo indaga il concetto di “agire” osservando cosa spinge un corpo femminile a mettersi in moto – è sviluppato da una pratica auto-definita “del corpo elettrico”, dove il corpo è visto come un’antenna, capace di captare, connettere e trasmettere.
Il corpo che interagisce con i suoni delle macchine abbraccia il piacere, la fantasia e la libertà di agire senza vincoli, cercando modi alternativi di esistere nel mondo.
Il titolo AGiTA sottintende un duplice significato dai verbi agitare (“agita!”) e agire (“essere agita”) sottolineando il potenziale del corpo di agire e di essere mosso.
Lo spettacolo pone la relazione tra voce, suono e corpo al centro dell’azione performativa: attraverso il dialogo interdisciplinare dei suoni generati dalle macchine e quelli prodotti dal corpo, AGiTA genera una fantascienza coreografica creata dal corpo per il corpo, la ricerca di modi alternativi di esistere nel mondo.
Venerdì 6 e sabato 7 marzo, Comunale Nouveau
Beauséjour
di Mourad Merkouki

Definito da Le Figaro “le Béjart du hip-hop”, il coreografo francese Mourad Merzouki, pioniere nel trasformare la danza Hip Hop da pratica di strada ad arte di palcoscenico, arriva a Bologna con la sua Compagnie Käfig per presentare in prima ed esclusiva italiana, Beauséjour: lo spettacolo apre la stagione Danza 2026 del Comunale Nouveau.
Beauséjour è una riflessione sul passare del tempo e sulla trasformazione dei corpi, una sorta di affresco voluto dal veterano dell’Hip Hop per fare un bilancio della propria parabola artistica e illuminare, quindi, con nuova luce gli elementi costitutivi della sua prassi coreografica: il corpo, l’energia, la ricerca della bellezza. Il coreografo esplora così i corpi che cambiano con l’età, trasformando i danzatori attraverso costumi e gestualità inedite.
In scena dialogano generazioni diverse: quattordici interpreti, giovani e anziani, non per contrapporsi, ma per mostrare il fluire del tempo, perché la bella danza è universale e transgenerazionale.
Giovedì 12 marzo, Teatro Celebrazioni
Lapocalisse
di Makkox e Valerio Aprea

L’apocalisse è imminente. L’apocalisse è prossima. L’apocalisse è inevitabile.
Dalla scienza al suo opposto, dagli algoritmi alle abitudini quotidiane, dalla politica al progresso e l’inerzia che lo frena, Valerio Aprea porta in scena una serie di monologhi scritti per lui da Marco Dambrosio, in arte Makkox, in un assolo iperbolico attorno al concetto di cambiamento.
Nello spettacolo la comicità e l’assurdo divengono strumenti affilati per affrontare e provare a scongiurare il grande spauracchio dell’apocalisse, offrendo un punto di vista volutamente estremo sulla nostra resistenza e sulla difficoltà che abbiamo nell’adattarci al nuovo.
Dall’incontro tra il poliedrico attore e il disegnatore a Propaganda Live su La7 nasce Lapocalisse, che raccoglie alcuni dei monologhi più emblematici di quell’esperienza, inserendoli in un dialogo più ampio e diretto con il pubblico. Un assolo a metà strada tra recital teatrale e stand-up comedy, dove riflessione e satira si intrecciano in un continuo gioco di intelligenza e ironia.
Giovedì 12 marzo, Teatro Dehon
Cuoro. Inciampi per sentimenti altissimi
di&con Gioia Salvatori

Che cos’è l’amore? Sdraiata su un divano al centro di un giardino immaginario, l’autrice e attrice Gioia Salvatori tenta di rispondere a questa domanda con la sua comicità irriverente, ragionando intorno ai meccanismi del sentimento d’amore e ai suoi disastri: miti antichi, disagi contemporanei, liriche accorate e somatizzazioni sempre più complesse.
Passa in rassegna i propri rovelli interiori, storie d’amore con i loro inevitabili disfacimenti, cinismi disincantati e sentimentalismi, e per ogni conclusione che trova, prova una nuova fuga.
Nato sotto forma di blog nel 2012, nel corso degli anni Cuoro è diventato uno spettacolo di cui esistono diverse versioni declinate a seconda dei temi affrontati.
Cuoro è un esperimento di satira, di costume e altri nervosismi, un tentativo di combattere la poco agevole condizione dello stare al mondo: è l’alternativa sexy alla pulsione di morte!
Giovedì 12 marzo, Auditorium Manzoni
Piovani dirige Piovani
Direttore Nicola Piovani

Per la prima volta nel capoluogo emiliano, il grande pianista, compositore e direttore, Nicola Piovani dirige le proprie partiture, debuttando sul podio dell’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna.
Il concerto Piovani dirige Piovani, prevede un programma che unisce la sua anima più sinfonica a quella cinematografica, affiancando brani tratti da alcune delle sue colonne sonore più famose a pagine della sua produzione sinfonica, in un dialogo continuo tra immagini, memoria e musica.
La serata si apre con due composizioni affascinanti, entrambe legate al mondo scientifico: Il canto dei neutrini e Cyberknife; la seconda parte è invece un viaggio nel mondo del cinema italiano.
In programma la suite sinfonica de La vita è bella, colonna sonora che nel 1999 gli valse il Premio Oscar e la Suite Fellini, omaggio al sodalizio artistico con Federico Fellini, da cui nacquero le
musiche di Intervista, Ginger e Fred e La voce della luna.
Bisogna solo chiudere gli occhi e farsi condurre altrove dalla magia della musica!
Da giovedì 12 e domenica 22 marzo, Teatro delle Moline
Divine
di e con Danio Manfredini

Divine è una lettura scenica di Danio Manfredini, liberamente ispirata al romanzo “Nostra Signora dei Fiori” di Jean Genet, scritto nel 1944 durante il periodo di detenzione dell’autore a Parigi.
Nel romanzo il protagonista è lo stesso Genet che esplora l’universo carcerario fatto di celle, corridoi, compagni di sventura. L’autore prende ispirazione dalle presenze intorno a lui per raccontare le vicende di Divine, Mignon e Notre-Dame-des-Fleurs.
Manfredini estrae dalla complessità del romanzo la storia di Divine, al secolo Louis Culafroy, un giovane che scappa da casa per condurre a Parigi una vita da travestito – è a partire da questa vicenda che nasce il testo teatrale. Gli incontri con Mignon, un ladruncolo, e con Notre-Dame-des-Fleurs, un giovane assassino, segneranno in maniera indelebile la sua vita.
In scena Danio Manfredini, una delle voci più intense del teatro contemporaneo, leggerà il canovaccio di una sceneggiatura da lui scritta alla fine degli anni 90 – che non diventò mai un film, ma che divenne parte integrante del suo storico spettacolo Cinema Cielo (2003), accompagnato da immagini e disegni originali che egli stesso fece: uno storyboard che traccia la parabola della vita di Divine.
Sabato 14 e domenica 15 marzo, Arena del Sole
Frankenstein_diptych (love story + history of hate)
di Motus

I Motus presentano insieme i due capitoli del proprio progetto dedicato alla figura di Frankenstein: Frankenstein_diptych (love story + history of hate).
Nel primo capitolo la solitudine abissale della scrittrice Mary Shelley e delle sue creature diventa spunto per esplorare il confine tra umano e non-umano, tra cura e abbandono, tra desiderio e paura; nel secondo capitolo, history of hate, emerge l’inceppo del meccanismo amoroso che provoca un ribaltamento dalle conseguenze irreversibili.
È il contraccolpo: la conseguenza del rifiuto e dell’incapacità della società di sostenere la relazione con l’altro. È qui che l’amore, inaspettatamente, si trasforma in odio, la benevolenza in violenza, e le creature – inascoltate e isolate, si fanno mostri. Come nel romanzo di Shelley, dove la creatura è un “infelice”, qui il mostro nasce dalla solitudine, dalla sofferenza, e dal rifiuto, in un continuo, doloroso tentativo di trovare un posto nel mondo.
Frankenstein_diptych è un’indagine politica e viscerale, una riflessione critica e immersione poetica: il mostro non nasce, ma viene fatto nascere da una comunità incapace di riconoscerlo.
Da venerdì 20 a domenica 22 febbraio, Duse
La guerra com’è
di e con Elio Germano&Teho Teardo

La guerra com’è, lavoro intenso e necessario, è un’esperienza di teatro civile che racconta la guerra, i diritti e l’umanità.
Accompagnato dalla musica di Teho Teardo, l’attore Elio Germano dà corpo e voce al libro di Gino Strada Una persona alla volta, in cui il fondatore di Emergency racconta l’impegno contro la guerra: parole potenti, autentiche e dirette che hanno ispirato i due artisti.
L’idea di Germano e Teardo è farsi strumento affinché le parole di Gino Strada vengano ascoltate da più persone possibili.
È un racconto fatto da chi la guerra l’ha vissuta in prima linea, dalla parte di chi ricuce, di una persona che non è interessata ai colori degli schieramenti, ma a rimettere insieme pezzi di umanità scomposta, è una riflessione sulle conseguenze della guerra e sul diritto universale alla salute.
Una narrazione appassionata e avventurosa delle esperienze che hanno ispirato Gino Strada, viaggio dopo viaggio, conducendolo fino ai Paesi più lontani, per seguire l’idea che portava avanti con la sua passione e con la sua ONG: salvare vite umane e lottare per i loro diritti.
Sabato 21 marzo, Teatro dell’argine
La Sparanoia. Atto unico senza feriti gravi purtroppo
di e con Niccolò Fettarappa e Lorenzo Guerrieri

Con cinico surrealismo e al ritmo di rapide stilettate dialogiche, Nicola Fettarappa e Lorenzo Guerrieri, autori, attori e registi tra le giovani realtà teatrali più interessanti della scena contemporanea, indagano il peso del mondo che grava su “i giovani” ormai addomesticati, su serial killer narcolettici che, invece che conquistare la piazza, sonnecchiano su un cuscino.
Attraverso un uso dinamico del corpo e un’atletica agitata della parola, portano in scena con drammaticità e graffiante ironia i temi più scomodi del contemporaneo, dando voce sulla scena ai conflitti politici di una generazione che “preferisce le previsioni meteo e i lavaggi delicati alle strategie d’attacco”. Un’acuta, sottile e amara riflessione sulla morte della Sinistra e sulla tranquilla remissività dei giovani ormai indifferenti e imperturbabile ai soprusi sociali e culturali.
La Sparanoia è una commedia dissacrante sul paradosso di una generazione ribelle solo in teoria, il grido perforante che muore in gola, è il pianto dei serial killer narcolettici e dei bolscevichi da divano.
Sabato 21 e domenica 22 marzo, Arena del Sole
Call me Paris
scritto e diretto da Yana Eva Thönnes

Nel suo memoir teatrale Call Me Paris, tra biografia e finzione, la regista, drammaturga e performer tedesca Yana Eva Thönnes esplora gli anni Duemila definendoli come «l’ultimo decennio veramente misogino» e racconta l’ossessione per la celebrità tipica della generazione di quegli anni. Tra cultura pop, culto dell’immagine e desiderio di visibilità, l’artista costruisce una performance specchio di una generazione sedotta dall’apparenza.
Da un lato Paris Hilton, nota ereditiera e it-girl, sedicente inventrice del selfie e protagonista forzata di 1 Night in Paris, sex-tape divulgato dall’ex fidanzato. Dall’altro, una ragazza tedesca di sedici anni, soprannominata Paris, che si trova protagonista di una sua personale versione di 1 Night in Paris. La protagonista si dissolve nella proiezione di sé: vuole essere desiderata, fotografata, ricordata. Vuole tutto. Il confine tra identità e proiezione si sgretola, il sogno di celebrità si trasforma in abuso e perdita di controllo dell’immagine, l’identità si frantuma tra emancipazione e sottomissione.
Vent’anni dopo, tra specchi, cuscini con il volto della Hilton e canzoni pop rallentate, “Paris” prova a ricomporsi. Ma chi è davvero il sosia di chi? E cosa resta, quando si perde persino il ricordo del proprio corpo
Sabato 21 e domenica 22 marzo, sabato 28 e domenica 29 marzo,
Arena del sole – altri spazi
Il Principe Mezzanotte
di Alessandro Serra

Nuova edizione di Il Principe Mezzanotte, spettacolo-cult del 2008 di Alessandro Serra, una fiaba teatrale dal fascino gotico e romantico che coinvolge grandi e piccoli, uno spettacolo per «chiunque conservi lo stupore dell’infanzia».
In un universo poetico e misterioso, la paura si mescola al riso e l’oscurità rivela inattese meraviglie. Il protagonista è Mezzanotte, principe vittima di una maledizione: quando incontrerà il vero amore sarà destinato a trasformarsi in un essere mostruoso. Per sottrarsi a questo destino decide quindi di non innamorarsi mai, vive isolato, triste e malinconico, in un castello fumoso, tra servitori bizzarri e ombre inquietanti, finché l’arrivo di nuovi ospiti scuoterà il suo destino.
Tra inseguimenti, magie e colpi di scena, la vicenda si snoda in un’atmosfera noir e romantica, ricca di suggestioni oniriche. Un racconto delicato e avventuroso, un poetico flusso di prosa, teatro d’immagine e teatro d’ombre, che coinvolge direttamente il pubblico: un’esperienza unica da vivere in prima persona!
Giovedì 26 marzo, Duse
Les Ballets Trockadero de Monte Carlo

Les Ballets Trockadero de Monte Carlo, la compagnia di danza en travesti più irriverente e dissacrante del mondo torna in Italia, con un repertorio arricchito da nuove rivisitazioni.
La celebre compagnia americana, composta esclusivamente da uomini che reinterpretano i grandi classici del balletto con straordinaria tecnica e irresistibile ironia, è un vero fenomeno di culto internazionale, apprezzato e acclamato da pubblico e critica.
I Trocks trasformano ogni spettacolo in un evento unico, in un’esperienza teatrale raffinata in cui arte e puro divertimento si fondono armonicamente: un connubio perfetto di virtuosismo, parodia e omaggio rispettoso al grande repertorio del balletto classico.
I loro spettacoli, curati alla perfezione, giocano con intelligenza sui cliché del balletto tradizionale, esaltandone con fine umorismo le pose più iconiche, le dinamiche drammatiche, le isterie delle più celebri étoiles e persino gli incidenti scenici più comuni.
Tra scarpette da punta giganti, tutù vaporosi, e fisicità maschili che sfidano la gravità, ogni interpretazione è una celebrazione esilarante e teatrale della danza. Sul palco, i ballerini si trasformano in cigni tragici, principesse romantiche, dame vittoriane, principi impacciati o spiritelli dispettosi: ogni personaggio prende vita con una precisione tecnica impeccabile e un’ironia mai volgare, che diverte, sorprende e commuove.
Da giovedì 26 a domenica 29 marzo, Arena del Sole
The Forest – So dove sono, mi sono già persa qui
di Cristiana Morganti&Claudio Tolcachir
PRIMA ASSOLUTA

La danzatrice, attrice e coreografa Cristiana Morganti, per oltre vent’anni solista del Tanztheater Wuppertal di Pina Bausch, e il regista e drammaturgo argentino Claudio Tolcachir, realizzano uno spettacolo a quattro mani che, partendo da riflessioni e spunti autobiografici, ma anche ispirato dalle vicende di personaggi del teatro classico, archetipi della condizione femminile all’interno della famiglia e della società, esplora il tema del tradimento e la sensazione di impotenza che ne deriva. The Forest unisce la costruzione narrativa alla poesia del movimento, mescolando fiabe, riflessioni autobiografiche, riferimenti pop ed echi shakespeariani per una riflessione tragicomica sul tradimento e su ciò che lascia. Lo sguardo è sempre ironico e disincantato, attento a cogliere i risvolti tragicomici, a volte grotteschi delle ferite sentimentali.
Nello spettacolo emergono anche altre tematiche: la memoria ingannevole, la demenza senile, la morte e la possibilità di trasformare il dolore in energia vitale.
Venerdì 27 e sabato 28 marzo, Arena del Sole
L’Analfabeta
di Fanny & Alexander, con Federica Fracassi

L’analfabeta, il nuovo lavoro di Fanny&Alexander, nasce dall’autobiografia di Ágota Kristóf, la grande scrittrice ungherese costretta all’esilio in Svizzera, dove lavorò come operaia in una fabbrica di orologi. Nel suo cassetto Ágota ha un foglio e una matita, quando i pensieri prendono forma, li annota con urgenza, nella lingua del paese che la ospita, una lingua straniera e ostile, che diventa però la sua unica possibilità di espressione. Usarla è una sfida continua, quella di “un’analfabeta”.
Federica Fracassi conduce gli spettatori dentro uno spazio interiore sospeso, dando forma a un labirinto di memoria e scrittura, in cui si intrecciano passato e presente, ricordi d’infanzia, sogni e immagini del presente. Con una fedeltà straordinaria, l’attrice fa rivivere Kristóf in un atto di memoria e resurrezione poetica, che risveglia l’anima della scrittrice ungherese in una danza tra ciò che è stato e ciò che ancora vive nel suo pensiero.
Dall’autobiografia di Ágota Kristóf, uno spettacolo ci invita a guardare come dalla solitudine e dalla perdita possa nascere un’opera viva, poetica, luminosa e universale.
Da venerdì 27 e domenica 29 marzo, Duse
Prima del temporale
regia Massimo Popolizio, con Umberto Orsini

Un maestro del teatro italiano attende, nel suo camerino, il momento di entrare in scena per recitare Strindberg: Umberto Orsini, guidato da Massimo Popolizio, dipinge il ritratto – lontano da ogni intento celebrativo – di un attore alle prese con i fantasmi del proprio passato.
Con un rovesciamento della percezione tipico dei sogni, il grande attore, diretto da Popolizio, rivive alcuni momenti della sua vita, in un tempo che sembra senza fine.
Massimo Popolizio ha voluto aggirarsi attorno alla figura dell’attore con la delicatezza con cui si tenta di svelare dei segreti che vogliono comunque restare misteriosi.
In una scenografia di forte impatto evocativo – dove il suono e le immagini creano un dialogo immaginario con il protagonista – si assiste al lungo viaggio verso quel Temporale vissuto come un’ultima meta non ancora raggiunta, ma appena rimandata.
Umberto Orsini si lascia condurre da Popolizio con la fiducia dell’anziano maestro che affida alla discrezione del più giovane il compito di raccontare i frammenti della sua vita, ma anche la storia del nostro Paese dal dopoguerra a oggi.