ven 16.03 2018 – ven 11.05 2018

Thomas Demand

Dove

Galleria Gentili
Borgo Pinti 80, Firenze

Quando

venerdì 16 marzo 2018 – venerdì 11 maggio 2018

Quanto

free

Che l’arte non sopporti etichette e sia difficilmente definibile già lo sapevamo, ma che un’artista non voglia definirsi tale, dopo aver esposto nei più grandi musei ancora non riusciamo ad accettarlo. Nel caso di Thomas Demand, artista tedesco, è l’etichetta di “fotografo” che sembra porre problema, eppure quello che espone sono proprio delle fotografie. Lo sono? Potremmo interrogarci sulla definizione di fotografia, perderci nella sua storia; basti invece pensare che da quel primo fotogramma di quel lungo “Boulevard du temple”, la fotografia ha condizionato lo sguardo dell’uomo sulla propria storia ed il modo di concepire il mondo. Grazie al suo potere di immobilizzare il tempo, la fotografia ha permesso a molti episodi della storia di entrare a far parte della nostra memoria collettiva. Tra la pittura, per l’ossessione dei dettagli e la fedele riproduzione della realtà, e il ready-made, per l’autonomia e l’importanza dell’oggetto fotografato, Thomas Demand, il beniamino di Prada, presenta un medium trasversale che va al di là della classica definizione di fotografo.

Partendo da immagini trasmesse dai media (il tunnel in cui Lady Diana perse la vita, la stanza d’albergo dove morì Whitney Houston, la Casa Bianca etc.) o da cartoline (ne è un esempio il Grotto, parte della collezione permanente alla Fondazione Prada) Demand ricrea l’immagine costruendo un modello in scala 1:1 in carta o cartone e ri-fotografandola da vita ad una nuova immagine che ne scaturisce decontestualizzata.

La decontestualizzazione, nel senso di estrazione da un preciso contesto, operata nelle sue fotografie è un vero e proprio meccanismo poetico, essenziale per la creazione dell’opera d’arte, che permette l’estrapolazione del soggetto dal suo contesto e dal suo significato per riceverne uno completamente nuovo. Thomas Demand si appropria del ricordo visivo che noi condividiamo, alleggerendo l’immagine di qualsiasi presenza, non solo fisica, e dando vita ad un’immagine svuotata, privata del suo significato primo.

Alla decontestualizzazione l’artista fa seguire una vera e propria operazione di assemblaggio, quella della costruzione del modello, che, una volta realizzata la fotografia, dunque raggiunto l’obiettivo ultimo, viene distrutto, dando origine ad un nuovo paradigma di realtà: la visione fotografica. La percezione che suscitano le fotografie dell’artista è quella di un ricordo labile; nell’immagine privata della consistenza dell’originale, persiste volutamente qua e là solo “il profumo delle Madeleine”, come indizio di quella realtà racchiusa nella prima fotografia. È un fermo immagine che coglie l’attimo prima che l’azione inizi e che la figura umana faccia la sua comparsa; eppure quel momento tarda, e seppure l’immagine per la sua minuziosa somiglianza, sia perfettamente uguale alla prima, non è altro che un progressivo sbiadire di quella realtà.

Le parola di Susan Sontag sembrano spiegare le fotografie di Demand: “Attraverso le fotografie, il mondo diventa una serie di particelle isolate e a sé stanti, e la storia, passata e presente, un assortimento di aneddoti e di “faits divers”(…)”Tuttavia, rappresentando la realtà̀, la macchina fotografica deve sempre nascondere più̀ di quanto riveli.”

L’immagine di Demand, lontana dall’idea di Platone di copia di secondo grado della realtà, è autonoma e crea una nuova temporalità, un contesto immaginario che suscita nel visitatore un effetto di straniamento, ed è proprio questa reazione di fronte alla nuova-eppure-sempre-stessa fotografia che sembra interessare l’artista.

Se non è ciò che è rappresentato ciò che conta, ma come lo si racconta, Thomas Demand allora è un’artista alla stessa stregua di Calvino e Borges: un costruttore di mondi.

Scritto da Chiara De Leva