S come Sentieri.
Ero felice all’idea di fare un pezzo sulla mia band italiana preferita, poi mi sono improvvisamente calati sulle spalle tutti gli anni che ho. L’idea di dover incasellare e tracciare le linee di cosa rappresentino i Subsonica mi mette parecchio in difficoltà: qualsiasi risposta sarebbe solo una sfilza di aggettivi che non renderebbero l’idea, d’altro canto poche parole non riescono a raccontare davvero cosa sono stati questi ultimi trent’anni.
Forse è perché sorrido fuori tempo e non riesco ad adattarmi e galleggiare, quindi li percepisco come un progetto che è cresciuto insieme a me. Questi sentieri si sono diramati, sono cresciuti rigogliosi mentre la musica dei Subsonica ha trovato da subito uno spazio e un senso, toccando tutti i colori e le tonalità di decenni passati quasi sotto traccia, pur lasciando che la loro cifra stilistica non ne risentisse. Ne hanno avuta sempre una per ogni occasione, un po’ come il nero che va bene su tutto. Un po’ come guardarsi indietro e trovarsi a sorridere di come eravamo, di quando abbiamo fatto un passo verso quello che siamo diventati da grandi, o di renderci conto di quanto abbiamo fatto bene a sperimentare tanto, a guardarci sempre attorno, ad abbracciare tutto ciò che era diverso o nuovo per noi, senza paura, con un po’ di sana incoscienza ma sempre con tanta forza. Le storie d’amore, idealizzate, vissute di nascosto, o strapazzate, quelle che ci hanno rivelato le nostre debolezze e le nostre armi. L’attualità e il mondo che ci circonda. I cambiamenti, che abbiamo vissuto prima da spettatori inconsapevoli e poi da protagonisti, con la certezza che il nostro compito anzitutto era diventare umani. Un sentiero lungo e in costante evoluzione, che ci concede un rifugio alla fine di tutto, attraverso quelle strade che ognuno di noi ha adottato e fatto proprie.
S come Storia.
Musica che si è evoluta, che ha attinto da diversi generi per un suono riconoscibile e mai banale. Il vagito subsonico è inconfondibile. I testi, che a volte faticano ad incastrarsi con il lessico non subsonico (imparatelo!) hanno sempre rimandato ad un immaginario chiaro, nitido, cosciente e quasi schierato, un racconto che abbraccia tre decenni di cammino e che fuoriesce dal controllo del livello musicale per raccontare una storia fatta di immagini e di parole. Ma non solo. La fotografia prima, i laser, i led e il visual nei tempi piu’ recenti, sono la cornice di una storia musicale che attinge ad altre forme d’arte per raccontare questi cinque ragazzi di Torino e il loro percorso artistico e personale. La storia raccontata in RimAngO SubsOnicO è anche questo: il punto di vista di Federico Sacco, musicteller che ci propone un’esperienza d’ascolto, un omaggio, che si tiene nelle sale del Cinema Classico nel Centro di Torino, fatto di suoni, video e immagini. Ma è uscendo per strada che si assaporano le Istantanee, raccolte in una mostra fotografica diffusa che, per chi vuole camminare sotto il cielo di Torino è un diverso modo per viaggiare in un tempo che sembra fermarsi e incastonarsi nelle vie della casa madre. E per chi invece, vuole farsi il viaggio in comodità, ecco Il Mio DJ, un tram che diventa un vero e proprio club itinerante, che dal cuore della città porta dritto alle OGR, il vero centro nevralgico di questi 4 giorni di celebrazione. Prima del live, Rientro in Atmosfera è un percorso a metà tra un memorabilia e una mostra di cimeli, opere d’arte e chi più ne ha piu’ ne metta, che accompagna per mano nuovi adepti e vecchie tarantole, come un baule in soffitta che non aspetta altro di esser aperto. E infine, I Nostri Luoghi, un altro invito alla scoperta di Torino, dieci luoghi che appartengono di diritto alla crescita della band, che rappresentano quello che per un romano potrebbe essere la curva Sud o per un milanese san Babila.
S come Show.
Da sempre, più che un concerto, il live dei Subsonica è un balzo in una dimensione parallela in cui vieni catapultato e che una volta provata crea un’assoluta dipendenza. Ci si sente un po’ come Alice nella tana del BianConiglio. Non si resiste mai a un tale magnetismo, a certe sonorità, peraltro perfettamente riconoscibili nella cifra dei nostri, che ti obbliga a soffermarti, a far entrare piano piano dentro di te quelle parole, quei suoni, che iniziano a scorrere sotto pelle fino a far parte di te. E allora balli fiino allo sfinimento, ti butti giù due lacrime e stringi a te l’amica di una vita che non ti lascia mai in queste occasioni. Cieli Su Torino 96-26 è un concentrato subsonico. 4 serate live, 4 scalette diverse, 4 opening act. Praticamente un manuale d’ascolto sulla crescita artistica e sulla modulazione di quell’urgenza artistica di una band che da giovane voleva solo esplodere come una supernova e che poi, come per tutte le stelle che esplodono, diventare una fonte di luce che riesce a rilasciare un’energia quasi eterna.
S come Subsonica: ascoltateli. Ancora e ancora. Vale per chi ha la pazienza di fermarsi e capire ma anche e per chi ingurgita suoni e aspetta quel colpo allo stomaco. Avete a disposizione 11 album da cui pescare brani ad occhi chiusi. Saranno sorprendenti.
Scritto da L’Ape Regina