La maggior parte delle nuove band “derivative” che sposano la causa delle ondate revivaliste, qualunque esse siano, sono fatte così: esordiscono col botto, non si ripetono del tutto alla seconda uscita e si ritrovano al terzo album con la più classica delle decisioni da prendere, ossia se provare a cambiare rotta o consolidarsi. Una sorta di analisi SWOT che anche i nostri Temples avranno sicuramente fatto prima di pubblicare questo loro nuovissimo BLISS. La band reinterpreta le proprie radici psych-rock attraverso il filtro della dance music di fine anni ’90 e primi 2000, ispirandosi alla malinconia euforica della scena di Ibiza e all’elettronica europea. Dopotutto è una tipo di musica che loro sanno esprimere innegabilmente bene e del resto anche a noi va benissimo così.
Scritto da Simone Aiello