sab 02.06 2018 – dom 14.10 2018

Eliseo Mattiacci: Gong

Dove

Forte Belvedere
Via di S. Leonardo 1, Florence

Quando

sabato 02 giugno 2018 – domenica 14 ottobre 2018

In uno dei punti più panoramici di Firenze, in cima alla collina di Boboli, tra architettura e scienza, tra cosmologia e arte povera, si apre un nuovo capitolo del Forte di Belvedere come spazio espositivo. Per la sua posizione dominante sulla città del Rinascimento e sulle altre colline, il Forte del Belvedere non può che essere il luogo perfetto per rendere ragione del lavoro di Eliseo Mattiacci, uno dei pionieri dell’avanguardia italiana e fautore di un rinnovamento della scultura alla fine degli anni Sessanta: un lavoro lirico con materiali non poetici
Questa bellissima iniziativa promossa da MUS.E, dopo le personali di Giuseppe Penone, Anthony Gormley, Jan Fabre e la collettiva Ytalia, dislocata in tutta Firenze quasi a dare l’impressione di una caccia al tesoro, la fortezza medicea riapre i battenti ai visitatori per far compiere loro un viaggio antologico nella carriera artistica dell’artista marchigiano: dai lavori storici alla produzione più recente.
A cura di Sergio Risaliti, direttore del Museo Novecento che, in occasione della mostra ospita opere esplicative di Mattiacci, GONG si prospetta come una mostra antologica: 20 sculture monumentali tra gli interni e gli esterni della palazzina a dialogare con gli spazi e con il tempo, ad aprire verso una dimensione contemplativa, a quello spaccato della cosmologia tanto amato dall’artista, completata, all’interno del palazzo da più di sessanta disegni, per la prima volta esposti a celebrare l’attività grafica dell’artista. A sovrastare i bellissimi giardini terrazzati, orientati da un lato verso Firenze e dall’altro verso l’Osservatorio Astrofisico di Arcetri, prossima a quella che fu l’ultima dimora di Galileo, le monumentali sculture in acciaio, a sottolineare la sua appartenenza, almeno e solo cronologica all’Arte Povera, rimanendo, secondo le poetiche parole di Lea Vergine, uno dei fiancheggiatori più memorabili “Fiancheggiatori, si badi bene, solo per coincidenza cronologica”. Eliseo Mattiacci infatti, prediligendo materiali poveri (metalli, vetro, sabbia, tubi e magneti) dei quali fa un uso estroso, ripensa la materia e coinvolge il visitatore nel processo creativo, suscitando l’interesse dei cinque sensi e creando un dialogo tra architettura e arte, tra uomo, natura e ambiente che lo circonda, aprendo nuove relazioni spaziali e concettuali. L’arte non è più interpretazione ma pura rappresentazione di un modo a sé. La materia si apre al metafisico: l’opera è monumentale eppure fluttua nello spazio, leggera ed eterea. Tra materialismo e sogno metafisico, le sue sculture, si proiettano verso l’alto, diventando dispositivi alla ricerca dell’universo cosmico. Metalli e tubi piegati su sé stessi a forma di spirali, di cerchi, tracciano una cosmologia più concreta.

Le sue opere sfidano la forza di gravità, esplorano le tensioni magnetiche per diventare corpi leggeri, che gravitano come pianeti nello spazio; il peso sembra alleggerito dalla fantasia, a creare traiettorie verso l’universo, superando i limiti e le forze del magnetismo e della gravità, in una sintesi perfetta di forze visibili ed invisibili.

Scritto da Chiara Di Leva

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