sab 27.10 2018 – dom 06.01 2019

Al Dio ortopedico

Dove

Galleria Gentili
Borgo Pinti 80, Firenze

Quando

sabato 27 ottobre 2018 – domenica 06 gennaio 2019

Quanto

free

Al termine dell’inaugurazione, appena prima di ripartire per Londra, Enrico David ha espresso questa considerazione: «Al dio ortopedico è una mostra umanistica». Di fatto, Rita Selvaggio, la curatrice di questa mostra, ha lavorato in molte occasioni sul territorio toscano per approdare a Firenze carica di un bagaglio esperienziale che porta con sé la consapevolezza di una sedimentazione di segni raccolti strada facendo. Gli ambienti a pianterreno del vecchio palazzo in Borgo Pinti, sede della Galleria Gentili, che accolgono il percorso espositivo in questione, sono il luogo dove queste esperienze sono state rilasciate, consentendo alle opere chiamate in causa di entrare in riverberazione con una stratificazioni di elementi che confermano un’atmosfera congeniale al tessuto storico del contesto. Le opere di Enrico David, Goshka Macuga, Paloma Varga Weisz, si presentano con l’ottica in un laboratorio semantico che le agita e le accelera nel significato. Queste nel loro articolarsi permettono al visitatore di “sentirsi” all’interno di un’immagine che poi è quella che veicola la mostra, ossia L’enigma di un pomeriggio d’autunno (1910) quadro che viene considerato il primo dipinto metafisico di Giorgio De Chirico. L’artista stesso ha più volte raccontato che l’idea di questo soggetto era nata proprio a Firenze, in un pomeriggio d’autunno mentre, seduto su una panchina di Piazza Santa Croce, osservava la Basilica e l’enorme statua di Dante. Elementi che gli occhi trasfiguranti dell’artista trasformano nella facciata di un tempio greco, mentre il monumento eretto nel 1865 in occasione delle trionfali celebrazioni per il seicentenario dantesco, diventa una “statua diseredata della Grecia antica” come avrebbe scritto Roberto Longhi. Al “Dio Ortopedico” infatti prende il titolo da un omonimo articolo che il grande studioso e storico dell’arte scrisse in occasione della prima mostra personale di Giorgio De Chirico a Roma. Le sculture dei tre artisti rimandano a una mnemosine instabile, in grado di agganciare fascinazioni e significazioni lontane e sepolte nel tempo.

Scritto da Marco Tagliafierro