mer 04.09 2019

Ombre Lunghe: Eli Keszler

Dove

Teatro del Baraccano
Via del Baraccano 2, Bologna

Quando

mercoledì 04 settembre 2019
H 20:00

Quanto

€ 10

Foto di Brendan Burdzinski

“È ben oltre l’essere un batterista, è un percussionista capace di costruire dei mondi” – Oneohtrix Point Never

Se siete intrigati dalle innumerevoli possibilità con cui il concetto di suono si estende verso direzioni visive, sarà capitato di imbattervi nelle texture che nascono dalle bacchette del polistrumentista e compositore Eli Keszler quando queste ultime entrano in contatto con un drum kit. Avrete ascoltato e riascoltato Stadium, album pubblicato nel 2018 all’interno del pregevole catalogo della Shelter Press di Félicia Atkinson, e definito un «capolavoro senza tempo di avant-jazz isolazionista» tremendamente accessibile. Vi sarete accorti allora di una tecnica percussiva tanto magistrale quanto discreta – al punto tale da nascondersi nel flusso sonoro pur costituendone l’elemento strutturale – che tiene sempre ben saldi i fili di un’esperienza d’ascolto sublime e articolata, complessa ma mai ai limiti del cerebrale.

La capacità di Keszler di tessere insieme matrici diverse, come ambient, field recordings, fusion, free- e avant-jazz, per mezzo della sovrapposizione di archi, ottoni, tastiere, elettronica e ovviamente percussioni, crea questa materia in stato perennemente oscillante che produce stranianti alterazioni prospettiche nella percezione spaziale e temporale. L’intensità e la fisicità delle esecuzioni alla batteria contrastano a volte con la calma dei suoni digitali, trasportando l’ascolto lungo traiettorie quiete o vertiginose in un denso e affollato landscape cosmopolita.

Nato in Massachussetts e residente a New York, l’artista è noto per le sue collaborazioni con figure emblematiche dell’elettronica avant contemporanea quali Daniel Lopatin, Laurel Halo, Oren Ambarchi, Rashad Becker, oltre che per le installazioni sonore large-scale in spazi urbani e museali, concepite sia come opere d’ensemble sia come strutture a sé stanti costituite spesso da lunghe corde di pianoforte comandate da microprocessori. Si veda Cold Pin, lavoro istallativo del 2012 confluito poi nel disco Catching Net licenziato da PAN, o ancora Archway sul Manhattan Bridge del 2013. Con un CV che negli ultimi anni annovera esibizioni e installazioni presso Lincoln Center, Whitney Museum, MoMA PS1 e ben dieci album solisti, Eli Keszler arriva a Bologna all’apice della sua carriera.

Il corso di Ombre Lunghe intreccia e tiene aperte diverse narrazioni, come mondi sospesi che fanno capolino di edizione in edizione. E in effetti la performance di Keszler, preludio alla rassegna 2019 che entrerà nel vivo in pieno autunno, riceve idealmente il testimone dalle mani di Andrea Belfi, altro grande solo act percussivo protagonista lo scorso anno sotto la cupola del San Leonardo. Long story short: è un’anteprima da non perdere per nessun motivo.

Scritto da Emanuele Luppino