Ogni concerto in solo di Paolo Angeli è un piccolo evento. Anche se la scorsa estate lo abbiamo visto alla Casa del Jazz in duo con Antonello Salis, poter godere della sua straordinaria performance in solitaria, accompagnato dalla fedele chitarra sarda preparata, portata sui palchi di mezzo mondo fino alla Carnegie Hall di New York, è un’esperienza ben diversa. Uno strumento quasi di fantasia, dove la chitarra prende le fattezze di un violoncello, accoglie 18 corde e fra martelletti e pedaliere, rigorosamente suonati a piedi scalzi, si trasforma anche in uno strumento a percussioni, arrivando a sorprendere ed affascinare sua maestà Pat Metheny che se ne fece costruire una uguale.
Nato in Sardegna, dove è tuttora direttore artistico del Festival “Isole che parlano”, cresciuto artisticamente a Bologna, trasferitosi poi a Barcellona ed infine a Valencia, Paolo Angeli unisce la ricerca d’avanguardia al folklore della tradizione in lavori dove composizione ed improvvisazione si fondono mirabilmente.
In questo mese di gennaio Paolo Angeli, dopo una data a Barcellona, porta invece in tour su e giù per la penisola il nuovo “Lema”, pubblicato lo scorso maggio.
Scritto da Carlo Cimmino