Un viaggio teatrale che attraversa la ferita di un un uomo travolto da forze sociali, scientifiche e morali più grandi di lui. La regia e l’interpretazione di Pietro Babina trasformano la ballata tragica, pietra miliare del teatro europeo, dello scrittore e drammaturgo tedesco Georg Büchner in un attraversamento solitario che ne restituisce tutta la potenza visionaria.
Al centro, la vicenda di Franz Woyzeck, soldato povero e marginalizzato, sottoposto a umiliazioni e sfruttamento fino a perdere progressivamente il contatto con la realtà. Tra pressioni sociali, esperimenti scientifici e gelosia, la sua deriva culmina nell’omicidio della compagna Marie.
In scena prendono vita tutti i personaggi – dal soldato Franz, il protagonista, a Marie, il Capitano e il Dottore – che appaiono come proiezioni di un unico universo frantumato. Il racconto procede per frammenti, come un sogno inquieto o un incubo lucido, lasciando emergere la solitudine radicale del protagonista. I vuoti, le ellissi, le brecce del testo non vengono colmati ma abitati, amplificando così la natura irregolare, misterica e onirica del dramma. Le parole emergono come echi interiori, che paiono affiorare dai muri, dalla terra e dall’acqua. La realtà scivola così in una dimensione allucinata: ciò che vediamo è accaduto davvero o è il delirio di un uomo isolato, forse rinchiuso, forse perduto in una palude mentale?
Scritto da LR