Incontro pubblico con Ruth Wilson Gilmore una delle principali studiose dell’abolizionismo penale (e non solo), del capitalismo razziale, dell’incarcerazione di massa, del razzismo ambientale, della violenza e dell’abbandono organizzati dallo Stato, così come delle forme di resistenza dei movimenti sociali che mirano alla liberazione collettiva.
In dialogo con Anna Curcio, Giulia del Rocco, Francesca Esposito e Carole Oulato. Traduzione dall’inglese a cura di Federica Stagni.
L’incontro è parte di Geografie della razza e pratiche abolizioniste un gruppo di lettura nato con l’intento di creare uno spazio di riflessione collettiva a partire dal volume Abolition Geography di Ruth Wilson Gilmore.
In un momento storico segnato da una chiara recrudescenza delle politiche repressive e della criminalizzazione statale nei confronti di persone marginalizzate e razzializzate, mentre la carceralità diffusa sembra imporsi come paradigma centrale di governo della conflittualità sociale e politica, diventa fondamentale condividere strumenti, esperienze e prospettive di lotta, sperimentate o immaginate.
Per Gilmore, attiva nel movimento da oltre trent’anni, l’abolizionismo è al tempo stesso un orizzonte di lungo periodo e un programma politico concreto, che richiede investimenti pubblici in lavoro, istruzione, casa, assistenza sanitaria: tutto ciò che rende possibile una vita dignitosa e libera dalla violenza e l’abbandono di Stato. Abolire significa non soltanto chiudere le carceri, ma costruire la presenza di sistemi vitali di sostegno, oggi assenti in molte comunità. Significa in sintesi, come ci insegna Ruth, «cambiare tutto».
Scritto da LR