Immaginare la fotografia come un arcipelago significa rinunciare all’idea di una storia unica e costruire, per accostamenti, una geografia fatta di punti diversi. Isole autonome che non perdono la propria identità entrando in relazione, ma che proprio attraverso la distanza e il dialogo possono restituire una lettura più complessa del presente. È questa l’immagine da cui parte Archipelago, quinta edizione dei PhMuseum Days, il festival internazionale di fotografia curato e organizzato da PhMuseum sotto la direzione artistica di Giuseppe Oliverio, in programma a Bologna dall’1 al 4 ottobre 2026.
Liberamente ispirato alle riflessioni di Massimo Cacciari sulla topologia del continente e sull’errare nella crisi della modernità, il tema attraversa un programma che mette in relazione memoria e presente, individuo e collettività, linguaggio e politica, natura e tecnologia. Una costellazione di storie autonome che, accostate, prova a restituire la complessità di un presente segnato da conflitti, migrazioni, trasformazioni ambientali e sociali.
Il centro del festival sarà quest’anno l’ex Ospdelade dei Bastardini fresco di nuova gestione che ospiterà sette mostre personali. Max Pinckers, con 2020-MMXX, riflette sul tempo sospeso e sulla possibilità di osservare la realtà da più punti di vista; Jonah Samson, in Every Exit Is An Entrance Somewhere Else, costruisce una narrazione aperta attraverso oltre cento fotografie d’archivio. Daniel Martínez affronta il paradosso dell’idrogeno in (H), mentre Allegra Baggio Corradi interroga il rapporto tra immagini e linguaggio in Homographs. A Pictionary. Il paesaggio italiano e il peso della storia sono al centro di Italia o Italia di Federico Clavarino; How To Carry A Home di Robin Alysha Clemens lavora invece sulla memoria di una comunità ucraina costretta allo sfollamento. Chiude il percorso Axolotl di Francisco Cantón, dedicato a uno stato di sospensione in cui il cambiamento rimane sempre possibile.
Nelle bacheche di CHEAP in via dell’Abbadia sarà presentato Absolute: Tehran Cats di Caro Mirzoyan, progetto nato a Teheran che utilizza la fotografia dei gatti per riflettere sui limiti della produzione delle immagini in un contesto di controllo e sorveglianza. Al PhMuseum Lab è invece già visitabile Screenshots From A Series Of Videos About A Rice Field And Its Surroundings di Cintia Tortosa Santisteban, lavoro sul tempo e sulla trasformazione del paesaggio ordinario realizzato durante un soggiorno in Giappone.

Come nelle precedenti edizioni, il festival arriverà anche nel Cortile dell’Archiginnasio, con la mostra collettiva Archipelago, che riunisce quaranta artisti internazionali selezionati attraverso l’open call di PhMuseum. Le opere, stampate su grandi teli in tessuto nautico semitrasparente, saranno installate su strutture autonome in dialogo tra loro.
Tra gli appuntamenti del programma c’è anche The Man of Family, workshop gratuito condotto da Adam Broomberg il 2 ottobre, dalle 14 alle 18, in collaborazione con Fondazione MAST e Accademia di Belle Arti di Bologna. Partendo dalla storica mostra The Family of Man curata da Edward Steichen al MoMA nel 1955, il workshop ne mette in discussione la narrazione attraverso collage, cut-up e strumenti di intelligenza artificiale, interrogando il ruolo delle immagini nella costruzione di memoria e ideologia.
La geografia dei PhMuseum Days si allarga quest’anno con Photobook Mania, la rassegna dedicata all’editoria fotografica indipendente, in programma il 3 e 4 ottobre nella Serra Madre dei Giardini Margherita. Editori, artisti, scuole e librai internazionali si incontreranno tra libri, workshop e tavole rotonde. Il programma comprende anche le mostre Dummies & Books From FOLIO 2025/26, dedicata ai prototipi realizzati durante la masterclass di PhMuseum, e The Riso Book, curata da Atelier Tatanka e dedicata alle possibilità della risograph nel libro fotografico.
Completa il festival il nuovo circuito OFF, che coinvolge Fondazione Home Movies e Spazio Labo’. Dal 2 al 4 ottobre Home Movies presenta Us Above The Brutes di Benedetta Fioravanti, cortometraggio che intreccia found footage, film di famiglia e immagini raccolte online. A Spazio Labo’ sarà invece possibile visitare fino al 18 dicembre Tra noi di Roman Manfredi, prima personale dell’artista in Italia, dedicata ai temi dell’identità e dell’appartenenza attraverso fotografia, storia orale, archivi e Super 8.
Scritto da LR