dom 19.11 2017 – lun 30.04 2018

Pompei@Madre - Materia Archeologica

Dove

Madre - Museo d'arte contemporanea DonnaRegina
Via L. Settembrini 79, 80138 Napoli

Quando

domenica 19 novembre 2017 – lunedì 30 aprile 2018

Quanto

€ 8/4; gratis il lunedì

Il museo Madre di Napoli ha recentemente inaugurato Pompei@Madre. Materia archeologica, un’interessante mostra esito della collaborazione tra il Parco Archeologico di Pompei e il museo di arte contemporanea napoletano. L’iniziativa virtuosa dei due direttori, rispettivamente Massimo Osanna e Andrea Viliani, con il coordinamento curatoriale per la sezione moderna di Luigi Gallo, ha portato alla realizzazione di questa ambiziosa impresa scientifica, che mette a sistema opere e documenti di numerosi musei e archivi, non solo campani, tra cui il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il Museo e Real Bosco di Capodimonte, il Polo Museale della Campania, la Biblioteca Nazionale, l’Istituto Francese di Napoli, la Casa di Goethe, la Biblioteca dell’Istituto Archeologico Germanico di Roma, la Fondation Le Corbusier e l’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts di Parigi, oltre che importanti collezioni private italiane e internazionali.

Fino al 30 aprile, il secondo e il terzo piano del museo ospitano, allestite nelle stesse sale, opere antiche e contemporanee: i lavori di Andy Warhol, Mimmo Jodice, Goshka Macuga, Robert Rauschenberg, Jannis Kounellis, Ettore Sottsass, Jimmie Durham, Laure Prouvost, Adrián Villar Rojas, Roberto Cuoghi sono accostati a steli, frammenti di mosaici, affreschi, ossa, calchi, sculture, vasi e suppellettili varie, in modo assolutamente non lineare o cronologico dal 79 a.C., passando per il 1748, fino ad oggi.
L’intreccio non è però solo temporale ma anche disciplinare, perché ad essere accostate sono sperimentazioni di diversi ambiti, per cui l’arte visiva dialoga con letteratura, musica, teatro, cinema ma anche storiografia, cartografia, paletnologia, antropologia, biologia, botanica, zoologia, chimica, fisica, genetica, nonché l’esteso campo delle nuove tecnologie.
L’archeologia diventa così materia viva, mentre Pompei assurge a luogo reale (rilevato, catalogato, fotografato, dipinto) ma anche simbolico, se non mitico, a partire dal quale ragionare sul mondo classico ma anche per declinare le varie anime del Mediterraneo e del paesaggio del Vesuvio (basti pensare al celeberrimo “Vesuvius” di Warhol che campeggia al centro di una parete in una sala del terzo piano). Colpiscono le fotografie in bianco e nero, inizio Novecento, della Soprintendenza che inventariano gli impressionanti calchi umani ricavati dalle cavità lasciate dai corpi sepolti dall’eruzione del vulcano e colti nell’attimo finale; le fotografie sono accostate a faldoni di giornali di scavi risalenti al 1853, nonché ai rapporti di scavo del 1780, entrambi prestati dall’Archivio Storico del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Non mancano i begli acquerelli di Le Corbusier datati 1911 che ritraggono gli interni delle case pompeiane.

Sul piano simbolico, e metastorico, il classico inteso come archeologico, anche per la sua natura lontana e frammentaria, di reperto, diviene oggetto di un processo aperto anche all’intuizione e all’interpretazione, di modo che esso cambia col cambiare dei tempi, divenendo in questo senso contemporaneo. Non solo, ma, parafrasando il titolo di un recente testo di Salvatore Settis, esposto in mostra, il classico sembra quasi proiettarsi verso il futuro, tanto da aiutarci a dare forma al domani, attraverso la riflessione sulle nostre radici.

Scritto da Chiara Ingrosso

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