15 anni di Modo Infoshop, 15 anni di cultura indipendente

La libreria più tosta di Bologna si allarga e apre un nuovo spazio. Un breve excursus nella sua storia e nella filosofia DIY.

Scritto da Salvatore Papa il 15 novembre 2018

Fabio, Beppe, Andrea. Quando quindici anni fa arrivarono in via Mascarella la strada era deserta. «C’era gente che si tirava di tutto, era la via del Pratello di oggi». E oggi? «Oggi via Mascarella è via Mascarella» e il Modo Infoshop – diciamo noi – è l’istituzione che tutti conosciamo, un punto di riferimento non solo per l’editoria indipendente, ma per chiunque abbia a cuore un certo tipo di cultura. Eppure se glielo fai presente ti dicono «bho, siamo solo una libreria». Fatto è che mentre le piccole librerie chiudono il Modo si allarga e venerdì 16 novembre festeggia l’apertura di un nuovo spazio proprio lì accanto, dove prima c’era una copisteria.
«È uno spazio di lavoro dove potremo ospitare tutti i nostri corsi, come quello di calligrafia con Barbara Calzolari o quelli di scrittura con Emidio Clementi e Ugo Cornia che prima tenevamo in una sala più piccola nel cortile del civico 24. Non è un allargamento in senso stretto della libreria, la libreria resta quella che è con le sue attività, ma volevamo aprire al pubblico anche la parte che fino ad ora è stata nascosta che è quella delle autoproduzioni e dei laboratori. Una sorta di vetrina sull’esterno che magari ci aiuterà ad attrarre nuove idee».

ZERO – Come ci siete riusciti? Voglio dire, il vostro settore sta diventando un cimitero…
Andrea – Abbiamo solo continuato a fare quello in cui crediamo, scommettendo sull’autoproduzione. Un discorso che era già partito nel vecchio Link di via Fioravanti dove avevamo messo in piedi un infoshop.

E dopo cos’è successo?
Dopo tre anni Fabio e Beppe hanno aperto la libreria, io sono entrato nella società successivamente. E oggi c’è anche Marta che ci aiuta.

Quindi, scusa, il bar quand’è arrivato?
Cinque anni dopo, ma come società a se stante. Abbiamo lo stesso nome perché ci unisce un grande affetto.

Poi siete diventati un luogo di culto…
No dai, non siamo mica una chiesa. Siamo solo una libreria dove trovi tutto materiale che nel 2018 è rintracciabile ovunque.

Dai…
Sì, è una bella libreria, dove mi piacerebbe andare anche se non fosse mia. Perché magari c’è una buona scelta di cose, e quattro persone che ci credono molto, ognuna con la propria sensibilità e i propri gusti. Proviamo a mettere in evidenza cose che forse altrove sono nascoste o non valorizzate per quello che secondo noi dovrebbero essere, ma rimane il nostro modesto punto di vista.

Bè, le cose vanno bene no?
Dipende cosa intendi, perché alcuni di noi devono comunque fare un altro lavoro. Ma sì, per noi va bene così.

Cos’è cambiato da quando avete iniziato?
Considera che in quegli anni i piccoli erano Minimum Fax, con i quali ti ci sentivi e ci andavi a mangiare una pizza se eri a Roma, la Shake e tutta una serie di realtà che ci sono tuttora, anche se alcune si sono trasformate. È cambiato il mondo, è cambiata la città, siamo cambiati noi che siamo più vecchi e abbiamo tutti messo su famiglia, ma non è cambiato lo spirito che ci guida da sempre.

Ma se dovessi fare un bilancio?
Preferisco non farlo, perché significherebbe che si è chiuso un ciclo. Poi, ti dico, i 15 anni li abbiamo compiuti a febbraio e oggi siamo più vicini ai 16. Tant’è che non volevamo nemmeno festeggiare. Però poi tutto è nato in maniera spontanea perché c’è un disco nuovo degli Esterina che sono degli amici e avevamo già programmato la mostra di Marco Ficarra che è uno dei primi artisti che ospitammo qui.

Un libro che vi rappresenta?
Potente di fuoco, di Ericailcane.

Ecco, con lui com’è nato il rapporto?
Era uno dei giovani studenti che frequentavano la libreria. L’ultimo è Andrea De Franco, illuminato fumettista, auto-editore che condivide con noi tantissime idee. Potrebbe essere nostro figlio e porta avanti rinnovandolo un discorso per noi che è la nostra base di partenza. Nella sua biografia ha scritto che rifiuta l’autoproduzione come anticamera per arrivare ai grossi produttori. Perché l’autoproduzione è un modus vivendi. Chi lo fa perché ci crede non cambia strada appena arriva il grosso editore. La nostra idea è: continua la tua strada, vediamo di allargarci, apriamo librerie e laboratori indipendenti, collaboriamo il più possibile, facciamo nascere qualcosa di nuovo.