A Gender Bender il film di Jacopo Milani che immagina un futuro distopico senza discoteche

Scritto da Salvatore Papa il 27 luglio 2021

Foto di Sara Scanderebech

Quando Jacopo Milani ha iniziato a pensare a La discoteca era il 2019, il Covid non c’era ancora e le discoteche erano ancora aperte. A leggere ora la trama del suo film si rimane a bocca aperta: in un futuro distopico un’autorità non ben identificata proibisce severamente di dare libero sfogo alle emozioni e il ballo; le discoteche non esistono più, hanno perso la loro funzione aggregativa e sono diventati luoghi
in cui alcuni esseri umani selezionati tramite un’app sono chiamati a consumare un rituale finalizzato unicamente a portare avanti la specie secondo un atto rigorosamente controllato. Nella discoteca immaginata dall’artista non vi è più traccia del divertimento, della scoperta dell’altro e dell’imprevedibile.

Il progetto, vincitore dell’ottava edizione di Italian Council e prodotto dall’associazione bolognese Nosadella.due con la curatela di Elisa Del Prete e Silvia Litardi, dopo un passaggio al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci arriverà il 16 settembre 2021 al festival Gender Bender per un live event scandito da un susseguirsi di appuntamenti con approfondimenti sulla ricerca dell’artista e alcuni ospiti: dalla talk di presentazione coi protagonisti che hanno preso parte al lungo percorso creativo, al dj set del musicista Thomas Costantin, autore della colonna sonora del film, fino alla proiezione del film nel Parco del Cavaticcio.

La discoteca del film si chiama Babilonia, anche se nella realtà è il Kontiki di Vigarano Mainarda nel ferrarese, luogo di culto degli anni ’80 e ’90 con scenografie avveniristiche e in movimento, oltre ad arredi ricercato. È qui che la regina/tiranna Sylvester (Eva Robin’s) regina/tiranna, accompagnata dagli altri abitanti di questo luogo spettrale (Anna Amadori, Charlie Bianchetti, Kenjii Benjii e Alex Paniz), accoglie Didi (Eugenia Delbue) ed Ermes (Pietro Turano) i due giovani anti-eroi selezionati per il rituale dell’accoppiamento, che troveranno nei loro gesti e nei loro ricordi la possibilità di una diversa e sorprendente trasformazione.

Il progetto è un’evoluzione e una sintesi della ricerca di Miliani sui temi inerenti il linguaggio del corpo, il ballo, i luoghi comunitari e la performatività del sé. Attraverso un’estetica marcata da numerosi riferimenti culturali e visioni surreali, l’artista propone una narrazione aperta in costante dialogo con lo spettatore riguardo ad argomenti come la costruzione dell’identità, la sfera della sessualità, la queerness, la fluidità di genere, il rapporto tra le scelte personali e quelle imposte dalla società.

La discoteca è anche una pubblicazione edita da Viaindustriae publishing con la progettazione grafica di Alessandra Mancini, un volume organizzato in diverse sezioni che mirano a evidenziare come le discoteche possano essere interpretate quali contesti di contaminazione, trasformismo, relazioni amorose e gestualità dal forte potenziale politico e sociale, in grado di offrire una lettura sul presente e una prospettiva sul futuro.

Qui Jacopo racconta invece a Zero la genesi del progetto.