Atlantico waves: tutta un’altra Africa

Dal 25 maggio al 10 luglio mostre, incontri e proiezioni per riflettere su identità e diaspore.

Foto di Katia Golovko

Scritto da Salvatore Papa il 21 maggio 2019

A settembre scorso salutavamo con entusiasmo il nuovo Atlantico Festival, nato con l’obiettivo di arricchire e, dove necessario, cambiare le rappresentazioni dell’Africa, di coloro che la abitano o che da lì provengono attraverso parole, musica e immagini in grado di disegnare un immaginario che oggi deve fare i conti con la volgare retorica dell’invasore nero, ribaltamento totale della Storia e della realtà. In continuità con l’evento svoltosi al TPO, arriva la rassegna Atlantico waves – navigazioni tra il continente africano e le sue diaspore, una serie di appuntamenti che avranno luogo presso il Centro Amilcar CabralLàbas dal 25 maggio al 10 luglio e che si propongono invertire le rotte del Mediterraneo alla ricerca di un incontro che favorisca la riflessione su tematiche come il rimosso coloniale, il razzismo e le identità, le narrazioni del “diverso”.

Si parte sabato 25 maggio alle h 18 al Centro Amilcar Cabral con l’inaugurazione della mostra Red Fever dell’artista italo-senegalese Adji Dieye: fotografie, fotomontaggi, installazioni e video frutto di un’indagine sulla diffusione e i lasciti del socialismo in Africa durante il XX secolo. Oltre a informarci su fatti ed eventi spesso tralasciati dalla storiografia occidentale, Dieye manipola le immagini per esplorare il rapporto tra pubblicità e fotografia, tra famiglia e diaspora, tra propaganda e costruzione di precarie identità nazionali.

Si prosegue con due proiezioni al Làbas: Ouvrir la voix della regista e sociologa francese Amandine Gay, film-intervista a ventiquattro donne afro-discendenti che vivono in Francia e Belgio, testimonianza delle violenze sistemiche legate al colore della pelle e al genere; e Ouaga Girls della svedese-burkinabé Theresa Traore Dahlberg, film già presentato al festival che racconta la storia di un gruppo di giovani donne, apprendiste carrozziere in un centro di formazione a Ouagadougou, capitale del Burkina Faso.

Si torna, infine, all’Amilcar Cabral per gli incontri di Zomia, un format sperimentale che partendo dall’esposizione di opere testuali, visuali, grafiche o di altra natura che ruotano attorno a un tema (Storie / Memorie il 26 giugno, Alterità / Identità il 10 luglio, entrambi dalle h 17) prova a stimolare una libera discussione tra i partecipanti per elaborare concezioni alternative rispetto agli stereotipi e paradigmi del tema stesso.