Cosa suona in teatro: la playlist di “Nel tempo degli dei“ di Marco Paolini

Dal 6 al 9 febbraio al Teatro Arena del Sole l'attore presenta il nuovo il nuovo spettacolo scritto insieme a Francesco Niccolini, con la regia di Gabriele Vacis.

Scritto da La Redazione il 4 febbraio 2020

Foto di Gianluca Moretto

Marco Paolini torna sul palcoscenico del Teatro Arena del Sole, dal 6 al 9 febbraio, con il nuovo spettacolo Nel tempo degli dei. Il calzolaio di Ulisse, scritto insieme a Francesco Niccolini, con la regia di Gabriele Vacis.
Un confronto con l’Odissea, un canto antico tremila anni, passato di bocca in bocca e di anima in anima, patrimonio della storia dell’Occidente, Nel tempo degli dei segna un punto d’arrivo nella ricerca di Paolini sull’Ulisse iniziata nel 2003, quando nel sito archeologico di Carsulae con le improvvisazioni musicali di Giorgio Gaslini e Uri Caine, mise in scena il primo racconto dal titolo U.

Per l’occasione ritorna anche la nostra rubrica creata in collaborazione con ERT Fondazione per raccontare alcuni degli ospiti della stagione oltre il teatro stesso, indagando la musica che ruota attorno allo spettacolo, quei brani che sono stati in certi casi fonte di ispirazione o semplicemente hanno accompagnato lo sviluppo dell’opera, durante la scrittura, prima e dopo le prove, in cuffia, in macchina, a casa, al lavoro.
Ecco la playlist.

Saba Angalana Markaan Yara (Canto di Nausica)
Per il monologo di Nausicaa è stato scelto un brano evocativo e sognante, la cui linea melodica con voce cantata potesse scorrere parallela e sotterranea alla voce recitante. Autrice e interprete del brano è Saba Anglana stessa, che, insieme al compositore Fabio Barovero, ha dato vita a parte delle musiche dello spettacolo. La lingua, il somalo, è una di quelle che compongono l’albero genealogico dell’attrice-cantante. La sezione strumentale è ispirata allo stile primo-novecentesco della suora pianista Emahoy Tseguemariam. I territori sonori ondeggiano tra classicismo europeo, note blues e scala pentatonica etiope. Il pezzo è contenuto nell’album “Ye katama hod” del 2015.

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Aynur DoganEman Eman/Eman Dilo (canto di Penelope)
Penelope si rivela al pubblico attraverso il suono profondo e sacrale di una melodia a cappella che Saba Anglana ha ricavato ispirandosi ad un brano folk di Aynur Dogan, cantante curda la cui voce è riconosciuta come importante riferimento musicale femminile nel bacino del mediterraneo. Aynur Dogan è simbolo di emancipazione femminile e lotta per i diritti umani. Il brano è contenuto nell’album Nupel, del 2005.

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Aphrodite’s ChildIt’s Five O’Clock (Canto della strage)
Per la scena della strage dei Proci si è scelta una musica relativamente lenta, con andamento che entrasse in contrapposizione alla scena di cui fa da sottofondo, per favorire un effetto straniante. La band è quella greca degli Aphrodite’s Child, il cui nome stesso suggeriva ironicamente una parentela stretta con il mondo degli antichi e della mitologia omerica. Originariamente, questa canzone, datata 1969, è cantata dal leader Demiss Roussos.

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Southern Prison Blues Rosie Chain Gang Blues
Cercavamo un canto di guerra, un canto che scandisse il ritmo dei vogatori durante la battaglia sul mare, così mi misi a cercare tra le varie forme di “work song” e quando mi imbattei in questa rimasi folgorato.
Una registrazione potente da cui traspare la fatica, la forza ma anche la dignitosa speranza che da una terribile esperienza collettiva si possa uscire vivi. La versione originale è stata registrata in una prigione del sud degli Stati Uniti, il testo è una sorta di promessa che un uomo fa alla propria amata, le assicura che quando uscirà di prigione la sposerà e le offrirà una vita agiata. Per avvicinarla alla nostra narrazione ho usato il dialetto brianzolo e ho cambiato completamente il senso del testo, il ritornello dice “Primo è il nome, U, figlio di nessuno, grande la guerra, piccolo il mondo”