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Dopo Crans-Montana molti locali rischiano di chiudere

Scritto da Salvatore Papa il 28 gennaio 2026

Nelle ultime settimane, in diverse città italiane, molte programmazioni notturne sono state ridotte, rimandate o cancellate. Eventi annunciati e poi sospesi, comunicazioni prudenti, calendari improvvisamente vuoti. Non è il risultato di una nuova legge entrata in vigore né di un divieto generalizzato, ma l’effetto di un contesto che, dopo la tragedia di Crans-Montana, è cambiato rapidamente.

Circa una settimana fa il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha, infatti, inviato a tutti i prefetti una direttiva per aumentare i controlli nei locali pubblici, a partire dalle norme antincendio.

L’effetto più evidente non riguarda i club già strutturati come, ad esempio, le discoteche, ma una costellazione di spazi più piccoli e ibridi: circoli, associazioni culturali, bar con programmazione musicale, sale concerti e luoghi polifunzionali che negli anni hanno ospitato concerti, DJ set e feste senza essere formalmente classificati come locali di pubblico spettacolo continuativo.

I problemi emergono, infatti, quando un luogo che formalmente non è autorizzato come locale di pubblico spettacolo ospita eventi che, per modalità e affluenza, lo diventano di fatto. In questi casi non conta tanto la dimensione dello spazio quanto ciò che avviene al suo interno: musica amplificata, pubblico in piedi, ballo e affollamento fanno scattare l’applicazione delle norme di sicurezza previste per il pubblico spettacolo, in particolare in materia di prevenzione incendi. Alcuni club, anche di piccole dimensioni, sono già in regola; altri spazi – nati con funzioni diverse – trovano difficile adeguarsi, soprattutto ora che l’attenzione sul rispetto delle regole è più stringente rispetto al passato.

Nella direttiva viene spiegato, inoltre, che andrà verificata anche la “conformità dell’attività alle misure di gestione dell’esodo e dell’emergenza, la congruenza tra l’assetto strutturale dei locali, i materiali e le installazioni presenti, la capienza autorizzata e l’affollamento effettivo, nonché il rispetto delle disposizioni disciplinanti l’uso di fuochi d’artificio e fiamme libere”.

Molti di questi spazi si trovano così a confrontarsi con requisiti tecnici complessi: certificazione dei materiali, adeguamento degli impianti, uscite di sicurezza, limiti di capienza, personale formato. Interventi che, soprattutto per strutture nate con altre funzioni o di dimensioni ridotte, non sempre sono realizzabili in tempi brevi o senza investimenti rilevanti. In alcuni casi, anche rispettando tutte le prescrizioni, la capienza autorizzata si riduce al punto da rendere le attività economicamente difficili da sostenere.

In questo contesto, numerosi operatori stanno scegliendo una linea prudente, sospendendo o rinviando eventi in attesa di maggiore chiarezza.

Il risultato è una fase di stallo che coinvolge soprattutto quel tessuto di piccoli e medi operatori che negli anni ha sostenuto una parte rilevante della cultura dal vivo e della musica notturna in Italia.

Questa fase di assestamento non è, però, senza precedenti: già dopo la strage di Corinaldo nel 2018, molte regole erano state irrigidite e i controlli rafforzati. La differenza è che oggi la stessa normativa viene applicata con ancora maggiore attenzione, con effetti visibili soprattutto sui locali più piccoli e ibridi. Resta da capire se questa contrazione della programmazione sarà temporanea o se segnerà un cambiamento strutturale nel modo di concepire gli spazi e gli eventi aperti al pubblico in Italia.