From the Archive: memorie d’avanguardia per un tempo sospeso

Il centro d'arte di Padova, ogni martedì, condivide con il pubblico il proprio archivio di concerti dagli anni '70 ai giorni nostri.

Scritto da Fulvio J. Solinas il 10 novembre 2020

Art Blakey, in concerto nel 1977, foto di Michele Giotto

Mi hanno sempre fatto un po’ tenerezza quei vecchietti seri e un po’ scontrosi che si piazzavano ai concerti con l’atteggiamento da James Bond e con il loro (mini) armamentario di microfoni ad altissima qualità e registratori più o meno tascabili: «Ma che ci fanno poi co sti nastri?» mi chiedevo tra me e me. Ben prima che arrivasse sua maestà “diretta streaming” ho fatto in tempo a vivere l’era dei bootleg, con questa microfauna endemica che poteva sbucare tanto in mezzo alla platea di un teatro, quanto in un vastissimo spazio aperto, uno stadio, una sagra di paese. Piglio da audiofili, rigore documentaristico da etno-musicologi e coraggio da esploratori, pronti a lottare per il loro posto davanti al mixer. Dicevamo: l’era del bootleg, sì, ma giusto un po’, non proprio tutta, sono stato testimone probabilmente solo dell’ultima fase, quella più crepuscolare, decadente ed onanistica. Primi anni ‘90. Se da una parte io, affamato com’ero dell’unicità performativa, non capivo le ragioni di questa “amatorial-pornografica” passione per la musica live catturata, catalogata, archiviata, dall’altra i protagonisti mi apparivano totalmente estranei, anagraficamente e non solo, con quell’iconografia da nerd scontrosi e invecchiati male. Ad aggiungere un po’ di antipatia contribuiva il fatto che bastava sfiorarli con il braccio per scatenarne l’ira funesta. Che palle. Anche se non c’entra nulla, ho pensato a loro, a questi vecchietti un po’ freaky (ma dal recondito animo reazionario e riccardone), trovandomi di fronte alla nuova iniziativa del Centro d’Arte di Padova.

Henry Grimes, primo “ospite” della rassegna streaming, foto di Peter Gannushkin

Non è la stessa cosa, sia ben chiaro, ma, è stato inevitabile pensare a loro: «Hai visto come torna utile in tempi di pandemia sta roba dei “sociopatici” che registravano tutto?». Sia ben chiaro (disclaimer #2), non sto dando dei sociopatici agli estensori del progetto (che, anzi, è una delle avanguardie culturali del Nordest ormai da decenni, e non ci piove che per portare avanti una cosa così, per così tanto tempo, 70 anni, alla base non ci sia che amore) e non sto nemmeno affermando che verranno trasmessi contenuti di qualità da bootleg (anzi: qui niente pirateria, la nota stampa ci spiega che «buona parte dei concerti degli ultimi cinquant’anni sono stati registrati con apparecchiature professionali, archiviati e, nel caso delle registrazioni analogiche anteriori al 1990, riversati in digitale»). È solo la solita storia del flusso di coscienza: sto dicendo, infatti, l’esatto contrario, tutto il contrario di tutto, ovvero che di questi tempi, che sconvolgono ogni esperienza, che smentiscono, che inducono a mettere in crisi ogni convinzione, questi tempi che ci cambieranno, nel frattempo, hanno già cambiato me. Oggi quei vecchietti vorrei andarli ad abbracciare uno ad uno, stringerli forte e ringraziarli. L’idea che posso, ogni martedì, mettermi al computer e guardare un filmato dall’archivio (sterminato) del Centro d’arte, mi riempie di gioia. Si chiama “From the Archive” ed è una rassegna online, una di quelle che per tutti questi mesi ho respinto come il teflon, nauseato dall’idea che l’intero 2020 debba essere trascorso davanti a un pc e che il veicolo privilegiato per questi contenuti sia ancora una volta lo streaming. Ma tant’è: novembre è arrivato, la seconda ondata sia con voi, con noi, con il nostro spirito. Almeno godiamoci la clausura con un po’ di sana avanguardia. C’è un patrimonio straordinario che ci aspetta: dal 10 novembre, ogni martedì alle ore 18.00 sul canale www.mixcloud.com/centrodarte. Si va dalle primissime registrazioni degli anni ’70 fino alle più recenti stagioni. Il primo appuntamento, oggi, è con il trio composto da Henry Grimes (contrabbasso), David Murray (sax tenore, clarinetto basso) e Hamid Drake (batteria). Tra i nomi in programma anche bombe all’idrogeno come Art Blakey, Mal Waldron, Michel Portal, Paul Bley, Paul Motian, Uri Caine, Jason Moran, Cecil Taylor, Anthony Braxton, Art Ensemble of Chicago, Sam Rivers, Henry Grimes, Tim Berne e molti altri. Effettivamente si poteva partire direttamente da loro: ma non volevo rovinarvi la sorpresa, buon Natale.