Il nudo che impone un corpo politico: la maternità nei poster CHEAP

Scritto da La Redazione il 1 ottobre 2021

Foto di Margherita Caprilli

In occasione della rassegna Matria – Immaginari della maternità contemporanea. Esplorazioni di mondi tra teatro, cinema, letteratura e arte pubblica, sono apparsi nella notte per le strade della città i nuovi poster di CHEAP realizzati dalla giovane artista visiva e poetessa Rebecca Momoli.
HER name is Revolution, questo il nome dell’operazione, si compone di alcuni scatti che sono stati realizzati dall’artista durante uno shooting bolognese al quale hanno partecipato donne, attiviste, artiste e persone da anni vicine all’esperienza di CHEAP. Su ogni corpo fotografato appare una scritta nata da una riflessione dell’artista sul tema della scelta e dell’autodeterminazione per sviluppare un’immaginario che rappresenti il desiderio così come il rifiuto della maternità.

“Abbiamo scelto di lavorare con una giovane artista di 21 anni – dichiara CHEAP – perché riteniamo necessario confrontarci con la nuova generazione di donne. Come curatrici, sentiamo la responsabilità di aprire spazi a soggetti finora estromessi dall’arte pubblica, dando voce a narrazioni contro egemoniche, cortocircuitando i paradigmi della rappresentazione visiva e culturale, turbando il canone legato ai corpi. Lo stesso canone che proprio in questi giorni ha prodotto la legittimamente criticata statua della Spigolatrice: quel nudo che erotizza il corpo femminile a partire dal male gaze è evidentemente in contrasto col nudo dei poster di HER name is revolution, un nudo che impone un corpo politico”.