Il quartiere Mazzini visto dai Tersø

Il duo racconta la propria zona attraverso parole, immagini e musica

Scritto da Tersø il 5 maggio 2021

Nella zona sud di Bologna il quartiere Mazzini formalmente non esiste più o per meglio dire è diventato, unito al quartiere San Ruffillo, quello che oggi si chiama quartiere Savena. La verità però è che il Mazzini (così lo chiamano “quelli di Bolo” quando ne parlano) esiste ancora, eccome. È tra gli anni 50 e gli anni 70 che trova l’estetica urbana che ancora oggi lo caratterizza: il Mazzini è un quartiere più o meno residenziale con un sacco di verde e giardini appena fuori dal centro di Bologna con, però, un carattere fortemente distintivo. È un quartiere che noi frequentiamo spesso, un po’ perché Ale ci è cresciuto, un po’ perché Marta l’ha fatto suo tra alcuni palazzoni che ricordano a tratti le periferie di Berlino e il parchetto dedicato a Wladyslaw Anders. C’è la festa dell’unità in via Due Madonne e i bar storici, come il bar Crociali che una volta stava aperto tutta la notte e magari capitava pure che ci beccavi Lucio Dalla ad orari improbabili. I più anziani raccontano che ai loro tempi quella era tutta campagna, che nascondevano le scarpe buone tra le siepi ai bordi delle vie nel quartiere per non sporcarle di fango durante il tragitto. I cani girano senza guinzaglio e i ragazzini vanno in skate. Il liceo Fermi, il Pontevecchio che oggi è anche una stazione del treno, la Lunetta Gamberini così come il Fossolo 2 sono alcuni tra i punti cardini di questo quartiere fatto di campetti da basket nascosti nei cortili interni e terrazzoni in cima ai palazzi. Qualche tempo fa abbiamo letto un articolo che raccontava come, durante la giornata, facciamo inconsciamente una serie di cose che ci facilitano la quotidianità, percorsi più corti o meno caotici che ti portano esattamente dove devi andare. Ecco, il Mazzini, tra i giardini, le piste ciclabili e i portici che collegano diversi palazzi tra loro diventa la metafora perfetta di questo pensiero.

Tersø nasce nell’inverno del 2016 dall’incontro tra Marta Moretti e il producer Alessandro Renzetti. I testi e le melodie di Marta uniti alle sonorità elettroniche ne hanno fin da subito caratterizzato la scrittura e il sound donandogli atmosfere nordiche e un’attitudine internazionale. La ricerca sonora, durante la fase di scrittura dei brani, è ulteriormente approfondita dalla collaborazione con il producer Alèfe e il batterista Luca Ferriani. Nel 2021 è uscito per Vulcano Produzioni il loro secondo album “Iperfamiglia”, una pluralità di racconti e stati d’animo perfettamente incastrati nell’elettronica, tra campionatori, synth e battiti accelerati.